Valentina Ferragni racconta il Pandoro Gate: “Chiara non voleva uscire, mangiare. Ricevevamo solo odio”

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Valentina Ferragni ha parlato per la prima volta di come sia stato difficile affrontare il Pandoro Gate in cui era coinvolta la sorella Chiara, sottolineando l’odio ricevuto in quei mesi.

Quando scoppiò il cosiddetto Pandoro Gate, per il quale poi Chiara Ferragni è stata assolta, le ripercussioni dell'accaduto si sono riversate, inevitabilmente, anche sugli altri componenti della famiglia, che hanno accompagnato l'influencer in questo lungo periodo di incertezza. A raccontarlo è Valentina Ferragni, la minore delle tre sorelle, che ai microfoni del podcast One More Time ha parlato, probabilmente per la prima volta, di come la sua famiglia stesse affrontando quel momento così difficile.

Valentina Ferragni racconta il periodo del Pandoro Gate

"Chiara non voleva uscire di casa, non voleva mangiare. Eravamo sempre con lei, non la lasciavamo da sola neanche per andare in bagno" racconta Valentina Ferragni che evidenzia come l'intento fosse quello di starla accanto, davvero, con la loro presenza. Un gesto, uno qualsiasi, mangiare insieme, dormire insieme, faceva la differenza, soprattutto aveva il pregio di far sentire meno sola sua sorella che in quei mesi doveva "lottare" con la credibilità della sua immagine, cercando di tenere in piedi tutto quello che aveva costruito. "Cercavamo di stare con i suoi figli per farla uscire di casa. Ci siamo uniti per una cosa che comunque faceva stare male lei, ma anche ovviamente noi" racconta Valentina, restituendo l'immagine di una famiglia unita, una famiglia che cerca di risolvere insieme i problemi, di condividerli per sentirne meno il peso. In quei mesi i Ferragni hanno creato una vera e propria corazza attorno alla figura dell'imprenditrice digitale più famosa d'Italia, l'hanno protetta con la loro presenza, ma anche con il loro modo di arginare ogni cosa potesse acuire la sofferenza di quei giorni.

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I commenti d'odio ricevuti dalla famiglia Ferragni

Valentina Ferragni, però, parla anche di un altro aspetto legato a quel periodo, ovvero la valanga di commenti, critiche, messaggi che arrivavano in continuazione sui social: "Per mesi facevo fatica ad aprire Instagram. La prima cosa che usciva era qualcosa su Chiara, sempre, tutti i giorni, per mesi. I miei commenti erano solo commenti di odio". Un'acredine che non era solo rivolta a lei o alla sua famiglia, ma anche a tutti coloro che le affiancavano quotidianamente nel lavoro. Ogni gesto, ogni parola rischiava di essere strumentalizzata, quindi la scelta più cauta che si potesse fare non poteva essere che il silenzio, considerando che c'era anche il processo in corso e nell'ambito di un'inchiesta ogni dettaglio poteva fare la differenza. "In quel momento Chiara era divisiva in Italia. Ciascuno di noi aveva una sua idea, ma nessuno ne aveva una che funzionasse" ha ammesso l'influencer che, finalmente, ha potuto tirare un sospiro di sollievo una volta chiusosi in maniera definitiva il caso.

L'esito del Pandoro Gate

Lo scorso aprile Chiara Ferragni è stata ufficialmente prosciolta nel Pandoro Gate. Pur ritenendo "la sussistenza di una pubblicità ingannevole", in linea con quanto già rilevato dall'Agcom, e la consegunete "natura decettiva di quei messaggi pubblicitari" impiegati online per promuovere il pandoro Pink Christmas e le uova di Pasqua, il giudice di Milano non ha potuto esaminare nel merito la vicenda processuale. Ciò è dipeso dalla caduta dell'aggravante relativa alla minorata difesa dei consumatori e dei follower di Chiara Ferragni.

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