Selvaggia Lucarelli e Pablo Trincia hanno litigato per il caso Bergamini, lei spiega: “Delirio di onnipotenza”
Pablo Trincia e Selvaggia Lucarelli hanno litigato per le opinioni divergenti sul caso della morte di Denis Bergamini, calciatore del Cosenza deceduto nel 1989. Il podcast di Trincia, Il Cono d'Ombra – La Storia di Denis Bergamini (Sky), ha sostenuto la tesi colpevolista che ha portato alla condanna in primo grado a 16 anni per omicidio volontario di Isabella Internò, quello di Lucarelli, Tu non puoi capire (all'interno del progetto Vale Tutto), portava avanti una posizione "innocentista" e critica verso la ricostruzione giudiziaria e mediatica del caso. La giornalista ha poi criticato Trincia per aver liquidato e ignorato pubblicamente il suo lavoro e gli altri podcast narrativi italiani senza aver ascoltato il suo progetto, perché a lui "tutti i podcast fanno schifo tranne i suoi".
Trincia, interrogato a riguardo da Giulia Salemi nel podcast Non lo faccio per moda, replicò di conoscere bene quelle tesi e di basarsi su mesi di studio approfondito delle carte processuali, inoltre di essere completamente disinteressato a chi ha sostenuto il contrario, ché a suo sostegno aveva anche un'ampia platea di quotidiani autorevoli che avevano seguito il caso sin dall'inizio. Lucarelli, ospite di Salemi nell'ultima puntata su Youtube, ha riaperto la questione e ne ha parlato, chiarendo la sua posizione.
Stando alle sue parole, le sue parole sono "un cumulo di errori" perché in primis Trincia non ha voluto vedere il suo podcast. "So com"è fatto Pablo, per lui è tutto o bianco o nero, e so quanto è impetuoso nelle relazioni umane, per cui un giorno ti ama e un altro ti odia", ha dichiarato, lamentando il mancato confronto avuto sul momento, che avrebbe potuto portare anche a una visione più allargata sul Caso Bergamini e, di conseguenza, a un servizio più esaustivo per il pubblico.
Non si sentono da tempo, Lucarelli racconta di averlo contattato per riparlarne ma a quanto pare Trincia ha continuato a mantenere la sua rigidità: "Sapevo che dopo averne parlato nel mio podcast, non mi avrebbe più rivolto la parola". Resta l'affetto che la lega da tempo a lui, "per me Pablo è sempre Pablo", ma questo non le impedisce di avanzare un'altra critica. "Dovrebbe smetterla di dire di essere il più bravo, di guardarci tutti da uno specchietto retrovisore" e questo riferito anche al trattamento riservato a colleghi come Stefano Nazzi, che per alcuni versi è "migliore di lui" e che, per questo motivo, sembrerebbe renderlo sofferente come competitor diretto. "Va bene l'autostima, ma quando sconfina nel delirio di onnipotenza può diventare anche ridicola", ha sentenziato.