Garlasco, l’avvocata Bocellari all’inviato di Quarto Grado: “No, a lei non rispondo”. La reazione di Milo Infante
Il colpo di scena giudiziario sul caso di Garlasco, con la chiusura delle indagini su Andrea Sempio arrivata il 28 settembre, continua a dominare i salotti televisivi. Nelle ultime ore, a far discutere è un video che vede protagonista l'avvocata Giada Bocellari, legale di Alberto Stasi – condannato in via definitiva per l'omicidio di Chiara Poggi -, durante un collegamento con il programma Ore 11 condotto da Milo Infante. Un intervento che si è chiuso con un netto rifiuto nei confronti di Giammarco Menga, inviato di Quarto Grado: "No, a lei non rispondo". Alla base della tensione, c'è la linea storicamente colpevolista che la trasmissione di Mediaset ha mantenuto nei confronti del suo assistito.
Il rifiuto in diretta all'inviato di Quarto Grado
Mentre parlava con i giornalisti presenti, l'avvocata ha rivendicato il lavoro svolto in questi mesi da lei e il collega Antonio De Rensis: "Il punto è che siamo stati criticati, siamo stati attaccati, ci sono state fatte pressioni di ogni genere e tipo. Purtroppo per loro, abbiamo la schiena troppo dritta per piegarla davanti a queste pressioni", ha dichiarato. Bocellari ha poi rifilato una lezione agli stessi giornalisti: "Sapevamo cosa stavamo facendo, anche se qualcuno pensava fossimo in ferie, in televisione, o non avessimo neanche più una casa. In realtà stavamo lavorando a questo. Era necessario fare un lavoro serio, verificare tutto, non si sparano notizie o chissà cosa. Tanto che voi lo avete saputo solo ieri, mentre noi lo sapevamo da luglio".
Terminato il suo discorso, Gianmarco Menga di Quarto Grado ha cercato di farle una domanda, ma la reazione dell'avvocata è stata netta: "No, a lei non rispondo". Inevitabili le risate degli altri giornalisti sul posto, evidentemente divertiti dalla situazione, e l'imbarazzo in studio da parte dello stesso Milo Infante per lo "sgarro" in diretta al collega di Rete 4.
Il motivo delle tensioni con Quarto Grado
Alla base del rifiuto, c'è una frattura alimentata dalla linea da sempre marcatamente colpevolista che Quarto Grado ha mantenuto nei confronti di Alberto Stasi. Un attrito che nei mesi scorsi era già esploso quando Gianluigi Nuzzi aveva acceso i riflettori sulla consulenza tecnica firmata da Oscar Ghizzoni in merito alla celebre impronta 33. In quella puntata, lo stesso conduttore aveva tirato in ballo il curriculum del perito della difesa, menzionando i suoi trascorsi come bagnino o supplente scolastico, così da metterne in dubbio l'autorevolezza. Un trattamento che l'avvocata Bocellari aveva bollato in seguito come "un attacco mediatico ingiustificato e gravissimo", arrivando a pretendere pubbliche scuse. Scuse che, tuttavia, non sono mai arrivate.
Da quel momento in poi, i rapporti tra la difesa di Stasi e la redazione si sono fatti sempre più gelidi, trasformando ogni snodo giudiziario in un duello che si consuma anche davanti alle telecamere. Una deriva che conferma quanto, secondo il parere di chi scrive, le aule di giustizia e gli studi televisivi finiscano per alimentarsi di un cortocircuito ormai continuo.