Sabrina Salerno: “Mi hanno augurato di morire di tumore. Non intendo normalizzare l’odio”
Sabrina Salerno ha reso pubblico un direct ricevuto da un utente, un messaggio privato agghiacciante nel quale le viene rivolto un augurio di morte. "Muori di tumore" le ha scritto una persona su Instagram e l'episodio ha profondamente indignato la showgirl che ha deciso di condividere con i suoi followers uno sfogo nel quale sottolinea la sua amarezza per un insulto che va ben oltre i confini della normale polemica sul web. "Sui social pensavo di aver letto di tutto, ma c'è sempre qualcuno che riesce a sorprenderti" ha scritto prima di fare una riflessione sulla violenza verbale che troppo spesso caratterizza il comportamento degli utenti.
"Non pretendo di piacere a tutti. Le critiche, i giudizi e le antipatie fanno parte della vita, soprattutto quando sei un personaggio pubblico. Ma augurare a qualcuno di morire di tumore non è una critica, non è libertà di espressione. È il segno di una disumanità che trovo profondamente inquietante". Fa una distinzione tra il diritto di esprimere un'opinione dall'utilizzo dei social come strumento per riversare odio e crudeltà su altre persone: a colpire la Salerno, oltre alla gravità dell'insulto, anche la disinvoltura con cui una persona sconosciuta può arrivare a scrivere una frase così violenta. Ha sottolineato come lo schermo di un cellulare sembri per alcuni cancellare la percezione dell'umanità di chi si trova dall'altra parte. Nel suo sfogo la showgirl richiama anche il significato e il peso della parola tumore, utilizzata con troppa leggerezza come arma offensiva, ma soprattutto contro la quale lei ha anche dovuto farci i conti. "Il tumore non è un insulto. È una malattia".
"Sto valutando le iniziative legali"
"Io a questa deriva di disumanizzazione non intendo abituarmi. E soprattutto non intendo accettarla sui miei social", ha aggiunto sottolineando di stare valutando possibili conseguenze sul piano giudiziario nei confronti dell'utente social, autore del messaggio. "Perché una cosa è non piacere a qualcuno. Un’altra è augurargli di morire. E se questa è diventata la normalità, allora abbiamo un problema molto più grande dei social", ha concluso.
La violenza verbale va denunciata
Da questo sfogo nasce una riflessione su come i social network siano diventati terreno fertile per odio, insulti e attacchi personali. Derubricare tutto a semplice "odio da tastiera" o peggio, nascondersi dietro la libertà di espressione per giustificare violenze verbali è sbagliato. Soprattutto, gli insulti e gli attacchi verbali non possono essere considerati una conseguenza inevitabile della popolarità o un semplice effetto collaterale dell'uso dei social network. Bisogna denunciare non solo per tutelare la dignità personale, anche per responsabilizzare chi aggredisce e per non normalizzare l'odio.