Ranucci e Camuso, dal palco condiviso alle accuse di molestie: i messaggi e i legami con Vannacci

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La ricostruzione dei rapporti tra Sigfrido Ranucci e Angela Camuso, la giornalista ‘vannacciana’ che lo ha accusato di molestie dalle pagine del Tempo.

Il 16 giugno, sul prato dell'Eur Social Park di Roma, Angela Camuso sale sul palco per moderare un dibattito. Ospite d'eccezione è Sigfrido Ranucci. È la seconda serata di Schermi di Piombo, la rassegna sugli anni Novanta e Duemila che Camuso cura insieme al direttore artistico Leonardo Scuderi, con il patrocinio di Roma Capitale. Finito il talk parte la proiezione de Il Portaborse. Il conduttore di Report resta fino a tarda sera, firma copie del suo libro, posa per le foto con il pubblico.

Sessantacinque giorni dopo, il 20 agosto, la stessa giornalista pubblica su Il Tempo una lettera aperta indirizzata a Ranucci, in cui gli contesta di aver ricevuto avance tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019, quando si era proposta come inviata della trasmissione. Il conduttore, scrive, non poteva permettersi certi messaggi verso "una bella giornalista venuta nel tuo ufficio in cerca di lavoro". Tra il 15 giugno e il 20 agosto c'è una sequenza che merita di essere messa in fila.

La partecipazione di Ranucci alla rassegna non nasce nel giro di una telefonata. Risulta a Fanpage.it che il primo invito parte a fine gennaio, per l'inaugurazione del 9 giugno, e che nei mesi successivi la richiesta viene riproposta almeno sette volte, con l'elenco completo delle date della kermesse trasmesso in più occasioni.

Quando all'inizio di giugno il conduttore fa sapere di avere l'agenda ormai occupata, l'organizzazione si dice pronta ad anticipare l'orario della serata per incastrarlo. Secondo quanto apprende Fanpage.it, la mattina stessa del 16 giugno a Ranucci viene chiesto di annunciare la propria presenza sui suoi canali, per dare spinta all'evento. Quattro giorni dopo la serata, il 20 giugno, la giornalista torna a scrivergli per ottenere contatti utili ad arrivare alla redazione di un altro programma televisivo. Due mesi esatti prima della lettera.

Che cosa c'entra Vannacci in questa storia

Il comunicato con il nome di Ranucci in cartellone viene diffuso il 12 giugno e rilanciato da una dozzina di testate e agenzie. Quel comunicato circola mentre a Roma, all'Auditorium della Conciliazione, va in scena l'assemblea costituente di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci il 3 febbraio dopo l'uscita dalla Lega. Due giornate, 13 e 14 giugno, oltre millecinquecento delegati.

Il nome di Angela Camuso in quell'area politica non è una scoperta di queste ore. Fanpage.it lo aveva scritto l'11 giugno, in un pezzo sulla squadra romana del generale che la collocava tra i sostenitori del progetto, definendola collaboratrice di Fuori dal coro e curatrice proprio di Schermi di Piombo. Nei giorni della testimonianza, la vicinanza a Futuro Nazionale è stata rivendicata da lei sui social.

La griglia delle date, dunque, è questa: cinque giugno, il nostro articolo sui futuristi romani. Dodici giugno, il comunicato con Ranucci ospite. Tredici e quattordici giugno, la costituente. Sedici giugno, il talk. Venti agosto, la lettera.

Il cortocircuito nel centrodestra

C'è un paradosso editoriale in questa storia. Il Tempo appartiene alla galassia di Antonio Angelucci. Non c'è bisogno di ricordare chi è, ma lo facciamo lo stesso: deputato eletto nelle liste della Lega, che oltre al Tempo controlla anche il Giornale ed è azionista di riferimento di Libero. Vannacci la Lega l'ha lasciata a febbraio, portandosi via parlamentari e amministratori e aprendo un fronte diretto contro Matteo Salvini. La testimonianza che colpisce Ranucci esce quindi sul giornale di un parlamentare del partito da cui il generale si è staccato, firmata da una giornalista che quel generale sostiene. Un cortocircuito che nel centrodestra non è passato inosservato.

L'elemento più scomodo per la ricostruzione di Il Tempo arriva però da un giornale della stessa area. In un editoriale pubblicato sabato 22 agosto, Maurizio Belpietro rivela che quel materiale era già stato sottoposto a La Verità, testata con cui Camuso collabora, e che la valutazione della redazione era stata di segno opposto: in quegli scambi, scrive il direttore, "non c'era alcuna molestia".

Belpietro, che nei giorni scorsi aveva invitato Ranucci a lasciare la conduzione di Report, aggiunge che un passo indietro andrebbe fatto anche da chi rischia di trasformarlo in un martire.

Le due versioni

All'ANSA, Camuso ha spiegato di non aver mai sporto denuncia: "Non lo denunciai ma qualcosa mi si è spezzato dentro". A MOW, che le chiede perché avesse continuato a cercare Ranucci anche dopo, risponde che i rapporti "erano tornati normali" e che lo aveva invitato perché le serviva un nome di peso, senza alcuna contropartita.

Proprio a Fanpage.it, Angela Camuso ha fatto pervenire una replica rispetta a quel "è stato tutto archiviato" pronunciato da Ranucci durante il suo evento ad Asiago, nella quale ci specifica che "tale archiviazione non riguarda quanto a me accaduto e sarebbe però a questo punto interessante capire chi e cosa ha generato l’apertura dell’indagine interna Rai e perché tutto e’ stato archiviato". Anche Ranucci, a Fanpage.it, conferma che l'archiviazione non sarebbe legata a lei, ma a una lettera anonima arrivata dieci anni, archiviata dopo opportune verifiche interne.

Certo, si può continuare a lavorare con chi anni prima ha tenuto comportamenti sgraditi: accade, ed è documentato. E la vicinanza a un partito non toglie né aggiunge un grammo alla fondatezza di un racconto. Ma una domanda resta aperta: perché una vicenda del 2018 arriva in prima pagina il 20 agosto 2026, sul quotidiano di un deputato della Lega, dopo che il giornale con cui Camuso collabora aveva letto le stesse carte senza ravvisarci una molestia?

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