Perché i profili social di Fabrizio Corona sono stati rimossi: “Violazioni multiple della community”

Dalla mattina di martedì 3 febbraio, i profili Instagram di Fabrizio Corona e del suo format Falsissimo sono ufficialmente stati eliminati, lasciando migliaia di follower davanti a un laconico "Pagina rimossa". Ma dietro quella che sembrava una semplice violazione di copyright, si nasconde uno scontro legale che coinvolge direttamente i colossi del web. A spiegarlo a Fanpage è l'avvocato di Alfonso Signorini, Domenico Aiello: "La misura è una conseguenza del fatto che abbiamo querelato Google e YouTube per concorso in diffamazione aggravata e ricettazione". La versione di Meta: "Contenuti rimossi per violazioni multiple della community".
Le parole dell'avvocato di Signorini
Fanpage.it ha interpellato Domenico Aiello, legale di Alfonso Signorini, per fare luce sulla rapidità con cui le piattaforme hanno agito. Secondo Aiello, la rimozione non è un evento casuale ma la diretta conseguenza di una strategia legale decisa: "È una conseguenza del provvedimento d'urgenza del tribunale di Milano e del fatto che abbiamo querelato Google e YouTube per concorso in diffamazione aggravata e ricettazione." Le denunce, infatti, non miravano più solo a Corona, ma colpivano i vertici delle Big Tech, accusati di aver permesso la diffusione di contenuti illeciti nonostante i ripetuti alert. Una pressione che potrebbe aver spinto i provider all'autotutela, visto che i loro manager erano finiti nel registro degli indagati.
La PM Mannella: "Nessun intervento della Procura"
Anche la PM Letizia Mannella, sentita da Fanpage, chiarisce che la Procura non ha emesso alcun ordine di sequestro dei profili: "L'ha fatto il giudice civile con un provvedimento d'urgenza. Noi come Procura non siamo intervenuti". Il riferimento è all'ordinanza emessa il 26 gennaio dal giudice Roberto Gentile, che aveva disposto il divieto verso Corona di parlare ancora di Alfonso Signorini e di rimuovere tutti i contenuti a lui dedicati. La pena riguardava pesanti sanzioni pecuniarie (fino a 2.000 euro per ogni singola violazione) previste dal Tribunale Civile di Milano nel caso di mancato rispetto del provvedimento.
Il fronte Mediaset e le policy anti-odio
Da Mediaset, nel frattempo, emerge una posizione chiara: se inizialmente il terreno di scontro era quello del copyright, oggi il quadro è radicalmente cambiato. Fonti vicine all'azienda spiegano che gli interventi di rimozione avvengono ora nel quadro generale delle policy delle piattaforme. La cancellazione dei materiali non sarebbe solo una risposta alle inibitorie, ma una misura di autotutela dei social in materia di diffamazione, tutela della dignità personale, privacy e, soprattutto, contrasto ai messaggi d’odio. Le piattaforme, in sostanza, avrebbero rimosso Corona "per violazioni multiple degli standard della community", come riferito anche da un portavoce di Meta a La Presse. Di parere opposto la difesa dell'ex re dei paparazzi. L'avvocato Ivano Chiesa, parlando all'Adnkronos, non usa mezzi termini per descrivere l'accaduto: "Contro Fabrizio Corona è in atto un'operazione di oscurantismo che non è degna di questo Paese. È censura pura e la gente lo capisce bene".