
“Jannik Sinner esteticamente è brutto per me: ha il suo fascino per la fama, il successo e la bravura”: è questa la frase pronunciata da Nilufar Addati durante un’intervista a Giulia Salemi nell’ultima puntata del podcast Non lo faccio per moda. Una frase detta con apparente naturalezza, come se si trattasse di una semplice opinione. Ma il giudizio sul fisico, quando finisce online e può essere ascoltato da migliaia di persone, smette di essere solo questo.
Non è soltanto una questione di gusti. È il momento in cui un commento che sembra banale scivola dall’opinione al giudizio sul corpo, e in cui diventa evidente che alcune frasi continuano a essere tollerate più di altre. Soprattutto quando cambia il destinatario. Dire che un uomo è “brutto” passa ancora come sincerità, quasi una battuta tollerata quando la conversazione è informale. Se il soggetto fosse stata una sportiva donna – o una collega tronista – probabilmente il tono della discussione sarebbe stato molto diverso.
In questo caso, il nome criticato è quello di Jannik Sinner: numero uno del tennis mondiale, campione indiscusso, atleta simbolo di rigore e dedizione, multimilionario prima dei trent’anni. Uno che, fuori dal campo, è felicemente fidanzato con Laila Hasanovic, modella danese considerata tra le più belle del panorama internazionale. Una cui Nilufar, indirettamente, ha espresso un giudizio sui gusti.
Il commento di Addati colpisce anche per il contesto da cui arriva. Ex tronista di Uomini e Donne, programma in cui l’estetica è sempre stata centrale, Nilufar in passato si è spesso esposta per contrastare il bodyshaming, soprattutto quando il tema riguardava il peso. In questo caso, però, la scelta è stata diversa: fare il nome di Sinner e associarlo a un giudizio negativo sull’aspetto, pur avendo la possibilità di farlo senza rivelare l’identità del personaggio. Forse perché Sinner è un uomo, vincente e milionario, e un “brutto” può anche incassarlo. Resta da capire perché questa leggerezza continui a valere solo in una direzione.