Morto Pippo Di Marca a 87 anni: è precipitato dal terrazzo di casa sua, si esclude l’omicidio

Morto Pippo Di Marca, noto attore, regista e drammaturgo. Il corpo è caduto dal terrazzo della sua abitazione in via di San Francesco a Ripa, a Trastevere, stamattina attorno alle 8,20. Aveva 87 anni e, stando alle ricostruzioni delle ultime ore, sarebbe caduto accidentalmente o si sarebbe buttato giù, stando a quanto riferito dalla dirigente del commissariato di zona. "Non sussistono infatti elementi riconducibili a un omicidio", ha aggiunto successivamente all'Adnkronos, tentando di ricostruire le cause della morte.
Il corpo ricoperto da un lenzuolo: "Il figlio è disperato"
Il corpo è attualmente ricoperto da un lenzuolo termico nel mezzo della strada adesso recintata dalle forze dell'ordine nell'attesa che intervenga la polizia mortuaria, tra i vari capannelli della gente che chiedono cosa sia successo e delle persone che invece lo conoscevano e sono accorse per capire di più su quanto accaduto così all'improvviso. "I turisti, intanto, come se nulla fosse, continuano a fare tranquillamente colazione nel dehor del bar a tre metri dal corpo", riporta l'agenzia di stampa.
Il figlio del regista è disperato e siede, a poca distanza dai turisti inconsapevoli del telo che copre il corpo esanime di suo padre, all'incrocio con viale Trastevere, "consolato dalle carezze di un'anziana conoscente".
Il Meta-Teatro, Carmelo Bene e il ruolo di Andreotti per Bellocchio
Pippo Di Marca (Catania, 1939) è uno dei maestri storici dell'avanguardia teatrale italiana. Regista, attore e drammaturgo, ha attraversato oltre cinquant'anni di ricerca scenica ridefinendo i linguaggi contemporanei. Trasferitosi a Roma, nel 1971 fonda il Meta-Teatro, spazio di riferimento per la sperimentazione che ha accolto generazioni di artisti (tra cui un giovane Antonio Latella) e che nel 2016 si è fuso con il Florian Espace di Pescara nel progetto Florian-Metateatro.
La sua poetica de-struttura il testo drammatico per trasformarlo in azione visiva e sonora. Tra le sue opere più note spiccano Breve lettera del lungo addio (1980), Violer d'amores (1981) e le riletture de I Negri e L'imperatore della Cina. Attivo anche come saggista (Meta-Teatro e oltre, Sotto la tenda dell'avanguardia) e romanziere (Brasile, addio), Di Marca è stato unito da una profonda fratellanza artistica e umana con Carmelo Bene, con cui condivideva una visione anarchica del teatro e a cui, dopo la morte, ha dedicato lo spettacolo Essere e Non Essere – In memoriam di Carmelo Bene. Realizzata in collaborazione con Giancarlo Dotto (altro storico sodale di Bene), l'opera si configura come un rito evocativo e un tributo affettuoso, volto a restituire la sua personalità debordante e la presenza scenica a dir poco rivoluzionaria. Di Marca è stato anche nel cast del film Il traditore di Marco Bellocchio, ricoprendo magistralmente il ruolo di Giulio Andreotti.