La figlia di Pippo Baudo attacca Rai e Senato: “Hanno ignorato la nostra famiglia, papà sarebbe addolorato”

A quasi un anno dalla scomparsa di Pippo Baudo, morto il 16 agosto scorso, si accende una polemica che vede contrapposti i suoi familiari e i vertici delle istituzioni e della televisione di Stato. L'occasione della discordia è stata la presentazione a Palazzo Madama del documentario Mister tv: Pippo Baudo story, un evento organizzato per omaggiare la memoria del conduttore. Alla serata, tuttavia, non era presente nessun membro della famiglia, motivo per cui la figlia Tiziana ha affidato all'Ansa una nota in cui esprime tutta l'amarezza sua e del fratello Alessandro.
Lo sfogo di Tiziana Baudo: “Papà sarebbe addolorato”
Le parole della figlia del conduttore lasciano mettono sotto accusa sia la presidenza del Senato che i vertici di Viale Mazzini: "Esprimo un profondo rammarico e una sincera amarezza nei confronti del Senato e della Rai per non aver ritenuto doveroso ed opportuno invitare la famiglia ad un evento istituzionale dedicato alla memoria di mio padre". Tiziana Baudo ha poi voluto sottolineare come il rispetto per una figura che ha segnato la cultura del Paese debba necessariamente passare attraverso il coinvolgimento dei suoi affetti più cari, spiegando di non riuscire a comprendere una simile scelta di esclusione:
Mi sorprende e fatico sinceramente a comprendere la scelta della Rai, i cui vertici ho incontrato allo scorso Festival di Sanremo, che evidentemente non ha ritenuto doveroso ed opportuno coinvolgere noi figli (neanche mio fratello ha ricevuto alcun invito) negandoci la possibilità di rendergli omaggio. Conoscendo profondamente i valori che hanno sempre guidato mio padre ed il suo forte legame con la sua famiglia, l'esclusione dei figli da questa commemorazione lo avrebbe indubbiamente molto addolorato.
Il contrasto con Sanremo 2026
Il mancato invito a Palazzo Madama stride con quanto accaduto solo pochi mesi fa sul palco dell'Ariston. A febbraio, infatti, Carlo Conti aveva aperto la 76esima edizione del Festival di Sanremo dedicando l'intera kermesse proprio a Pippo Baudo (che del Festival detiene il record assoluto con 13 conduzioni). In quell'occasione, la Rai aveva voluto sia Tiziana che Alessandro seduti in prima fila in platea, ricevendo il saluto pubblico del conduttore e la vicinanza di tutta la comunità della musica italiana. Proprio a Sanremo, tuttavia, non erano mancate le prime tensioni collaterali. Carlo Conti aveva omaggiato dal palco anche Dina Minna, storica assistente e braccio destro di Baudo per decenni. Una menzione che aveva scatenato la reazione di Katia Ricciarelli che, rimasta esclusa dagli inviti del Festival, si era detta contrariata per il trattamento ricevuto.

L'esclusione da Palazzo Madama colpisce i due unici figli del conduttore, nati da due legami diversi ma entrambi legatissimi al padre. Il primogenito è Alessandro Baudo, nato nel 1962 dalla relazione segreta con Mirella Adinolfi. All'epoca il divorzio era illegale e la donna era già sposata: per evitare la galera prevista allora per il reato di adulterio, il presentatore non poté riconoscerlo subito. Alessandro crebbe così convinto che Baudo fosse solo uno "zio", fino al riconoscimento ufficiale arrivato nel 1996. Nel 1970 è nata invece Tiziana Baudo, frutto del matrimonio con Angela Lippi. A differenza del padre, ha sempre preferito lavorare dietro le quinte del mondo dello spettacolo: per anni è stata la segretaria e assistente personale del genitore, prima di costruirsi una carriera autonoma tra pubbliche relazioni, radio e case discografiche.
Le reazioni della politica
Il caso è diventato rapidamente terreno di scontro politico, sollevando reazioni contro la gestione dei vertici di Viale Mazzini. Sulla vicenda. infatti, è intervenuto con una nota ufficiale Gaetano Amato: "Mentre ad Ancona presentano i palinsesti, arrivano le parole di Tiziana Baudo a raccontare ancora una volta l'inadeguatezza di chi gestisce la Rai. Escludere la famiglia di Pippo Baudo dalla presentazione di un documentario dedicato a una delle più grandi icone della storia della Rai e della televisione italiana significa mancare di quel rispetto istituzionale che dovrebbe essere il minimo quando si rende omaggio a chi ha costruito il prestigio del Servizio Pubblico". Il deputato del Movimento Cinque Stelle ha poi rincarato la dose, accusando i vertici legati alla maggioranza di governo di "picconare" il valore dell'azienda stagione dopo stagione. Ha infine concluso ricordando una proposta del suo schieramento politico rimasta inascoltata: "Noi a Pippo Baudo avremmo voluto intitolare l'iconico delle Vittorie di Roma. I vertici della Rai, invece, lo vogliono svendere".