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Lino Banfi: “Per vivere ho venduto orologi falsi ai napoletani”, cos’era il trucco del finto americano

Lino Banfi a La Ripartenza, intervistato da Hoara Borselli: gli orologi falsi venduti ai napoletani travestito da finto americano e il provino con Dino De Laurentiis.
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Prima del successo, prima di Oronzo Canà e di nonno Libero, c'era un ragazzo pugliese che si arrangiava vendendo cronografi tarocchi spacciandoli per oro massiccio. Lino Banfi lo ha raccontato dal palco de La Ripartenza, la convention di Nicola Porro che quest'anno si è spostata da Bari a Maratea dal 17 al 19 luglio. Intervistato da Hoara Borselli, l'attore di Andria ha aperto il cassetto dei ricordi e ne ha tirato fuori aneddoti che sembrano usciti da una delle sue commedie.

La truffa degli orologi e la scena del pianto

"Ho venduto gli orologi falsi ai napoletani, a Napoli ed è tutto dire", ha esordito tra gli applausi del pubblico. Il meccanismo era una piccola messinscena teatrale ante litteram. Banfi e un complice si travestivano da militari americani, uno da tenente e uno da sottotenente, fingendo di essere due soldati in difficoltà. Fermavano i passanti per strada, con la consapevolezza che quasi nessuno abboccava.

"Fermavamo le persone, non ci cascavano e l'amico mi diceva: non ti preoccupare per cinquanta che se ne vanno, dieci si fermano", ha ricordato l'attore. Bastavano quei dieci. A quel punto entrava in azione il copione: il complice fingeva di dover svendere l'orologio del socio perché costretti a rientrare in fretta a casa. "Ti facciamo fare grande affare, un Rolex d'oro", era la battuta di lancio.

Ed è qui che il futuro re della commedia italiana rodava già il suo mestiere. Banfi recitava la parte di chi non vuole separarsi dall'orologio, arrivando a piangere per davvero. "No! Remember my mother!", gridava in un inglese maccheronico, con le lacrime vere. La scena funzionava: un cronografo che valeva 5-600mila lire dell'epoca finiva venduto a 50mila. "E io pregavo tra me e me che questo stronzo se lo comprava. Quando il mio socio prendeva i soldi, scappavamo via", ha confessato senza filtri.

Il provino con De Laurentiis e la battuta sul contadino

L'altro racconto porta dritto a una svolta di carriera. In quegli anni Dino De Laurentiis stava mettendo sotto contratto una nutrita schiera di attori italiani. Il produttore notò Banfi in Io non scappo… fuggo, film del 1970 in cui l'attore interpretava un contadino gay che si inventava un campo minato per fermare i giovani soldati di passaggio. La battuta che colpì De Laurentiis è rimasta scolpita: "Attenzione, c'è un campo MINETO! Attenzione!".

Il giudizio del produttore fu diretto quanto poco elegante per gli standard di oggi: "Bravo lo sai fare bene il ricchione", disse a Banfi. E gli mise davanti un contratto di esclusiva di due anni a un milione al mese, con un anticipo immediato di 500mila lire in contanti al momento della firma. Tornato a casa, Banfi mostrò i soldi alla moglie Lucia, sistemandoli sul letto. La reazione di lei verso quel gruzzolo comparso dal nulla: "Dove sei andato a fare la rapina?".

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