Morto a 38 anni il comico bergamasco Naveen Cassera, aveva vinto la “Champions” dei comici un mese fa
Ventisette giorni separano la vittoria più importante della sua carriera dalla notizia della sua morte. Naveen Cassera, comico e cabarettista di Fiorano al Serio, in Val Seriana, è morto il 13 agosto a 38 anni. Il 17 luglio, sul palco di Valpelline in Valle d'Aosta, aveva conquistato Bravograzie 2026, il concorso nazionale che dal 1991 seleziona i nomi nuovi della comicità italiana e che negli anni ha fatto da trampolino a diversi artisti poi approdati in televisione. Un concorso che si considerava come la "Champions League dei comici".
Le circostanze della morte non sono state rese note
Sulle cause del decesso non è arrivata alcuna comunicazione, né dalla famiglia né dai circuiti in cui Cassera lavorava. Chi lo conosceva parla di una scomparsa improvvisa, e nessuno degli operatori dello spettacolo che ne hanno diffuso il ricordo ha aggiunto dettagli. Fino a pochi giorni prima il comico continuava a pubblicare sui social le foto degli spettacoli e degli incontri con gli altri artisti del giro. Era nato il 24 ottobre 1987: avrebbe compiuto 39 anni in autunno.
Dall'India alla Val Seriana, a nove mesi
Cassera era nato in India ed era arrivato in Italia a nove mesi, adottato da una coppia bergamasca: la madre di Ardesio, il padre di Gazzaniga. Dopo di lui in casa era arrivata una sorella, anche lei adottata in India, e in seguito un terzo figlio. Era una storia che raccontava senza reticenze e che molti anni dopo sarebbe diventata la materia prima dei suoi monologhi.
Padre di due ragazzi ormai adolescenti, prima di puntare sul palco aveva fatto l'animatore turistico per qualche stagione. Poi era arrivata la scelta di una vita più regolare: il lavoro in una ferramenta, quindi l'incarico di responsabile acquisti in un'azienda di Cologno al Serio che si occupa di trattamento delle acque.
La tunica, l'Atalanta e la maglietta con "pota"
Il suo ingresso in scena più riconoscibile funzionava come una trappola tesa al pubblico. Cassera arrivava con una tunica indiana e fingeva di masticare a fatica l'italiano, lasciando intendere di venire da molto lontano. Poi la virata: spiegava di avere una sola divinità, l'Atalanta. Tolto l'abito, sotto compariva una maglietta con la parola "pota", l'intercalare che in provincia di Bergamo vale come carta d'identità.
Il meccanismo era sempre quello: prendere il pregiudizio che gli spettatori si erano già costruiti guardandolo e smontarlo pezzo per pezzo. Nessuna rivendicazione, solo tempo comico. Su quella distanza tra ciò che il pubblico si aspettava e ciò che lui era davvero Cassera aveva costruito quasi tutto il repertorio.
L'Accademia del Comico e il doppio binario
Alla formazione professionale era arrivato tardi. Nel 2024 si era iscritto all'Accademia del Comico di Milano, corso triennale, e aveva cominciato a lavorare sulla scrittura, sui tempi e sulla presenza scenica. Da quel momento l'agenda si era spaccata in due: dal lunedì al venerdì l'ufficio acquisti, nel fine settimana i locali, i laboratori, le selezioni.
Era il primo a raccontarlo con ironia, senza nascondere l'obiettivo: trasformare la seconda vita nella prima e arrivare, prima o poi, in televisione. Zelig restava il punto di riferimento dichiarato, e nell'ambiente di Area Zelig aveva già cominciato a muoversi.
Premio Nebbia e Bravograzie, i mesi della svolta
Il 2026 era l'anno in cui i conti avevano cominciato a tornare. In primavera era arrivato il Premio Nebbia Città di Milano, rassegna dedicata alla comicità nazionale. A luglio era arrivata Bravograzie, conquistata a Valpelline davanti agli altri finalisti in gara – Alessia De Pasquale, Gianpiero Sterpi, Massimo De Rosa, Cristiana Maffucci ed Enrico Zambianchi – in una serata di cabaret che apriva i festeggiamenti della Sagra della Seupa à la Vapelenentse.
Per un artista che aveva iniziato a formarsi soltanto due anni prima, era la conferma che la scommessa poteva reggere. Le porte che quel premio stava aprendo, però, non ha fatto in tempo ad attraversarle.
Il ricordo del Caffè Teatro di Samarate
Uno dei primi ricordi pubblici è arrivato dal Caffè Teatro di Verghera di Samarate, nel Varesotto, il locale dove Cassera aveva mosso i primi passi e dove continuava a rodare i pezzi nuovi prima di portarli altrove. Maurizio Castiglioni, che lo aveva lanciato, lo aveva soprannominato Prezzemolino "perché era sempre ovunque, in ogni cosa che organizzavo".
Castiglioni racconta di averlo selezionato da poco per il premio di cabaret di Martina Franca, giunto alla trentesima edizione, e di aver ricevuto da lui un messaggio due giorni prima della morte: un ringraziamento per quello che era arrivato fin lì e la convinzione che la strada fosse appena cominciata.