Nando Paone: “Non vedevo il cast di Bentornati al Sud da 16 anni. Salemme? Ci sentiamo poco, resta l’amicizia”

Immaginate una commedia italiana capace di restare in sala per mesi e di sfiorare i trenta milioni di euro di incasso. Nessun effetto speciale, nessuna star internazionale: un direttore delle Poste spedito da Milano a un paesino del Cilento e un manipolo di impiegati che parlano una lingua che lui non capisce. Parliamo ovviamente di "Benvenuti al Sud", che nel 2010 ha cambiato le regole della commedia e la percezione di un certo Sud in tutta Italia.
Tra i volti di quel film c'era Nando Paone, nel ruolo di Costabile piccolo, uno dei due impiegati più refrattari al lavoro d'Italia. Sedici anni dopo è tornato negli stessi vicoli per "Bentornati al Sud", terzo capitolo diretto da Luca Miniero con Claudio Bisio e Alessandro Siani, in sala il 25 dicembre. A Fanpage.it ci racconta tutto di questa fantastica avventura appena terminata: "Non avevo mai più incontrato nessuno di loro sul set", racconta l'attore. "Puoi immaginare che emozione rivederci dopo sedici anni, quasi diciassette, e ritornare in quei personaggi. È stato molto bello, proprio direi romantico e nostalgico".
Sedici anni sono anche il tempo che serve per misurare quanto un film possa spostare lo sguardo di un Paese su se stesso. Paone lo ha toccato con mano tornando sul set: "Avverto un maggiore rispetto, proprio in linea generale. C'è una maggiore attenzione, una maggiore simpatia verso il Sud da parte del Nord". Con una precisazione che non concede sconti a nessuno: "Il detrattore è sempre dietro l'angolo, l'invidioso, il geloso del Sud è sempre dietro l'angolo. E non è mai abbastanza, direi che non è ancora abbastanza".

C'è poi il capitolo che l'attore custodisce con più pudore. Da poco meno di un anno Paone è sposato con la giornalista Gabriella Diliberto, conosciuta quando lei curava l'ufficio stampa della sua Sala Molière, il teatro indipendente di Pozzuoli. Un matrimonio celebrato lontano dai riflettori ("non l'abbiamo assolutamente voluto sponsorizzare") e raccontato con una franchezza che spiazza: "Dopo Cetty Sommella, quando ci siamo conosciuti, non avrei potuto nemmeno immaginare che avrei provato qualcosa per un'altra persona. E invece… i miracoli che ti fa la vita". Con una rivendicazione controcorrente: "Il matrimonio è una cosa che io consiglio, perché adesso, come si dice a Napoli, nun se porta".
Infine i compagni di una vita. Con Vincenzo Salemme, Carlo Buccirosso e Maurizio Casagrande, Paone ha formato per anni un quartetto che il pubblico percepiva come un corpo unico. Oggi le occasioni per rivedersi si contano: "I rapporti sono ottimi, ma con gli anni che passano ci vuole il piccione viaggiatore. Con Vincenzo ci sentiamo al telefono sempre più raramente, devo dire, con mio dispiacere". Il che non significa affatto distanza: "Il valore dell'amicizia resta granitico. Il sentirci "tanto per" ci sembra addirittura superfluo".
Che effetto fa, sedici anni dopo, ritornare a Castellabate per riprendere il ruolo di Costabile piccolo e incontrare di nuovo tutti i protagonisti di Benvenuti al Sud?
Guarda, non posso dire che cose positive. Partiamo dal luogo, che è veramente un posto bellissimo: un'acqua meravigliosa, panorami mozzafiato, il sole che tramonta nell'acqua. Non c'è di meglio, Santa Maria di Castellabate è veramente uno dei più belli che abbia mai visto in Italia e all'estero. Andiamo sempre tanto lontano e non ci accorgiamo che sotto il naso abbiamo il paradiso, e andiamo a cercarlo chissà dove.
E il cast? Che effetto ha fatto rivedersi?
Io non avevo mai più incontrato nessuno di loro, intendo sul set: né Alessandro Siani né Claudio Bisio. Anche se un'occasione era capitata, un paio d'anni dopo Benvenuti al Nord, Alessandro mi fece chiamare per uno dei suoi film, "Troppo napoletano". Io, però, avevo molti impegni in quel periodo e non potetti prenderne parte.
Un mestiere che unisce e disperde. E poi riunisce, però.
Questo lavoro è veramente curioso, molto strano. Trascorri dei periodi mediamente lunghi di promiscuità, tutti insieme praticamente tutti i giorni, se non anche dopo il lavoro a cena, e poi improvvisamente sparisce tutto. Non è che non mi cercano, non intendo quello, ma raramente capita l'occasione di rincontrarsi sul lavoro, o fuori. Quindi puoi immaginare che emozione rivederci dopo sedici anni, quasi diciassette, e ritornare in quei personaggi. È inutile nascondere che quello di Costabile è uno dei personaggi che mi ha dato più popolarità. L'ho affrontato con lo stesso entusiasmo della prima volta. Mi ha colpito accorgermi che nella scrittura di quest'ultima avventura i personaggi sono volutamente rimasti come ingessati: è molto bello questo. Giacomo Rizzo, al di là dei suoi 87 anni, è una persona sempre gioviale. La cosa curiosa è che Costabile piccolo è diventato canuto e Costabile grande no. E poi Misticone. È stato molto bello, proprio direi romantico e nostalgico.
I personaggi sono rimasti cristallizzati, ma in sedici anni credi che il racconto del Sud si sia evoluto?
Intanto il mondo ha scoperto Santa Maria di Castellabate, e su questo non ci piove. La mia percezione, sì, è che qualcosa sia cambiato. Avverto un maggiore rispetto, proprio in linea generale. Poi è chiaro che il detrattore è sempre dietro l'angolo, l'invidioso, il geloso del Sud è sempre dietro l'angolo, ma in linea generale direi che c'è una maggiore attenzione, una maggiore simpatia verso il Sud da parte del Nord. Non solo con l'apertura turistica: perché il Sud è sempre stato assaltato dal Nord, logicamente, anche perché il bel tempo è qua da noi. È chiaro che si va a svernare al Sud, in tutti i sud del mondo si va a svernare, così come gli svedesi vengono a passare le ferie d'estate sulle Alpi, perché da loro fa ancora più freddo. Quello che mi auguro, e di cui ho anche un po' la percezione, è che ci sia anche un occhio più rispettoso. E non è mai abbastanza, direi che non è ancora abbastanza. Però qualcosa di cambiato l'ho trovato sicuramente.
Al di là di quest'ultima impresa, come sarà la tua estate?
Io da molti anni preferisco dedicare l'estate al cinema, come è capitato quest'anno e come spesso mi capita. In teatro non giro più. Tanti anni fa, con la buonanima di Cetty Sommella, ebbi una brutta esperienza: producemmo un nostro spettacolo e la metà delle date che facevamo non ci furono pagate. Naturalmente assurdo, manco a dirlo. E quindi io dovetti sborsare di tasca mia le paghe di tutta la compagnia. L'estate è un po' rischiosa, a meno che non si facciano grandi cose, grandi compagnie. Quattro anni fa ho avuto questa bellissima esperienza del Teatro Greco di Siracusa, dove Antonio Calenda mi scritturò per fare il protagonista de "Le nuvole" di Aristofane. Io mi dedico soltanto a questi grandi eventi. Ma la compagnia di giro, sinceramente, no: l'estate preferisco dedicarla al riposo, alle vacanze e al cinema, se capita.
Da un anno sei anche dall'altra parte: con "Camerino Podcast", insieme a Gabriella Diliberto, fai tu le domande.
Tutto nasce da un mio gusto, da un mio piacere di fare la radio. Ho sempre avuto un grande fascino verso la radio. Pensa che una delle mie primissime esperienze, appena diciottenne, fu quando venni scritturato da Edmo Fenoglio per fare "La tregua" di Primo Levi, sceneggiato radiofonico alla Rai di Torino. Rimasi veramente incantato da quel mondo, mi piace tantissimo. Poi non mi era mai più capitato di farlo, se non come ospite in radio, come intervistato. Parlandone con Gabriella, che è giornalista ed è un po' più addentro nel mestiere in quanto intervistatrice, dissi: "Ma vogliamo fare un'intervista radiofonica io e te?". In pratica quello che succede nel Camerino Podcast volevo farlo radiofonico. Poi insieme al nostro piccolo team di lavoro, ci siamo lasciati stimolare: "Guarda che adesso si fa questo". Io non sono boomer, ma non sapevo cosa fosse un podcast. "Ah, un podcast, ma perché non lo facciamo televisivo?". Con Gabriella ci siamo messi a studiare un po' la forma e abbiamo partorito insieme questa idea. Non ci siamo inventati l'acqua tiepida, eh, ma abbiamo trovato un linguaggio per raccontare l'attore nel suo camerino, quello che pensa prima di andare in scena, quello che fa, i gesti scaramantici, i rapporti con i colleghi. E poi inevitabilmente si arriva anche a parlare dell'attualità, della carriera, delle tappe salienti degli artisti. Abbiamo avuto un bel riscontro, siamo molto contenti di questo.

C'è anche un personaggio ricorrente: il folletto del teatro.
Io sono convinto che esista davvero. Nel mio spazio di Pozzuoli mi è capitato decine di volte: una compagnia sta andando in scena, sta facendo le prove, luci puntate, l'allestimento pronto, e salta la luce, e non si capisce come mai. Questa per dirne una, per dirne tante altre.
Una sorta di munaciello napoletano.
Esattamente. L'abbiamo chiamato folletto per italianizzarlo un po', ma per me è il munaciello. Io ho sempre detto, quando qualcosa non andava: "Va bene, ragazzi, non vi preoccupate, quello è il folletto del teatro, adesso si mette a posto". Ed è sempre successo qualcosa che ha fatto andare tutto bene. Ora, io ho fatto l'esempio del blackout: una volta veramente non riuscivamo a capire cosa fosse successo. Io non sono per niente un elettricista, e l'elettricista che era lì per lo spettacolo era un elettricista di teatro, ma non capiva. E il caso volle che ci fosse lì una ragazza che aveva il padre ingegnere: il padre ci ha aggiustato la cosa a un'ora dallo spettacolo.
Non è vero, ma ci credo.
Non è vero ma ci credo, certo.
Non sarà stato il folletto del teatro, ma qualcosa avrà fatto in modo che con Gabriella Diliberto siate diventati una coppia anche nella vita, arrivando anche al matrimonio.
Siamo sposati da poco meno di un anno. Non l'abbiamo assolutamente voluto sponsorizzare. Sono molto restio a parlare della mia vita privata. Non a caso abbiamo dato il permesso di pubblicare le foto, le ha pubblicate Gabriella, ma dopo cinque o sei mesi dal fatto: proprio perché per noi è una cosa molto bella, un evento meraviglioso, ma che amiamo vivere noi due. Non dico che non ci piace condividerla, ma molto spesso condividendo i piaceri si suscitano le invidie, le gelosie, e questo a noi non piace. È una cosa che abbiamo fatto per amore, perché ci crediamo, e l'abbiamo pubblicizzata, anche se tardivamente, per dare una testimonianza di come la vita possa regalarti certe belle cose. Però poi mettermi lì a dire, anche nelle interviste, "ci siamo conosciuti così, abbiamo deciso così", di norma non ne ho voglia.
Però, provo comunque a chiederti come è nato il sentimento.
È stata una cosa molto magica. Dopo Cetty, quando ci siamo conosciuti, non avrei potuto nemmeno immaginare che avrei provato qualcosa per un'altra persona. E invece…i miracoli che ti fa la vita. Ha cominciato a lavorare come ufficio stampa del mio teatro, della Sala Molière. Visto come lavorava, le ho chiesto di collaborare anche alla mia persona. Poi abbiamo fatto insieme il festival dell'Ente Regionale Grande Turismo dei Campi Flegrei, che era una bella cosa grossa, importante. E poi è cominciata questa frequentazione, che ha portato al sentimento, e il sentimento ci ha portato al matrimonio, anche perché non siamo di primo pelo, non siamo giovanissimi, soprattutto io che sono tutt'altro che giovane, e quindi non abbiamo visto perché indugiare.

Il matrimonio come scelta controcorrente.
Il matrimonio è una cosa importante, seria, bella. Ecco, quella è una cosa che io sponsorizzerei, perché adesso, come si dice a Napoli, "nun se porta". "No, che me fa ‘nu matrimonio, mi scoccio, noi siamo conviventi, la mia compagna, il mio compagno". No: marito e moglie, mia moglie, mio marito. La coppia, quella solida, si identifica nel matrimonio, e quindi abbiamo fatto questo passo.
In chiesa. Siete credenti.
Gabriella è molto credente. Io sono molto spirituale. Ho i miei dubbi e le mie certezze. Tra le mie certezze c'è il fatto che qualcosa di soprannaturale esista e ci governi. Questa è una certezza. Che poi si chiami Dio e che sia identificato nella Chiesa cattolica potrebbe anche non essere la via giusta. Ma sono nato e vissuto in una nazione cattolica, e sono battezzato e cresimato.

Con Salemme, Buccirosso e Casagrande, un fantastico quartetto. Continuate a sentirvi?
I rapporti sono ottimi, ma con gli anni che passano ci vuole il piccione viaggiatore. Maurizio Casagrande l'ho incontrato proprio perché è stato uno degli ospiti del podcast. Con Vincenzo ci sentiamo al telefono sempre più raramente, devo dire, con mio dispiacere, ma so bene che mi vuole bene e io gliene voglio. I rapporti sono ottimi, veramente ottimi. Sai, quando non si lavora più insieme da tanto tempo…il senso, il valore dell'amicizia resta granitico, e quindi so che io posso contare su di lui, come so che lui sa di poter contare su di me, e il sentirci "tanto per" ci sembra addirittura superfluo. Ho la certezza che per quella persona ci sono, e sono che quella persona c'è per me.
E con Buccirosso?
Con Carlo ci siamo incontrati sul set di un film due anni fa, "La scommessa". È stato un bell'incontro, perché era parecchio che non ci vedevamo e non ci frequentavamo. Giravamo a Roma, e io contemporaneamente stavo allestendo il "Re Lear" con Alessandro Preziosi. Giravamo di notte, perché era un film ambientato tutto di notte in un ospedale, e per logistica la produzione decise di girare tutto di notte. Quindi noi giravamo di notte e io di giorno provavo lo spettacolo: ci siamo incontrati soltanto sul set, non siamo mai neanche andati a mangiare una pizza. Abbiamo consumato il cestino insieme. Avendo, però, la conferma che il nostro rapporto è bello, solido, sano e affettuoso, ma poco frequentato.