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Morte Fakir a Bologna, la Tgr non manda in onda il servizio: la protesta dei giornalisti

Il servizio della Tgr Emilia-Romagna sulla morte di Abderrahim Fakir non va in onda per scelta della direzione. Cdr, Usigrai, Aser e Fnsi denunciano: una decisione che squalifica il Servizio Pubblico.
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Il servizio era pronto, montato, annunciato dal primo titolo. Poi, nell'edizione serale della Tgr Emilia-Romagna, di quel racconto sulla morte di Abderrahim Fakir – il 43enne deceduto domenica al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia – ai telespettatori sono arrivati soltanto due spezzoni video e poche righe lette dalla conduttrice.

La decisione di non trasmetterlo integralmente, presa dalla direzione della testata, ha fatto scattare la protesta del Comitato di Redazione, sostenuto dal Coordinamento dei Cdr della Tgr, da Usigrai, dall'Associazione Stampa Emilia-Romagna e dalla Federazione Nazionale della Stampa.

Il servizio pronto e mai mandato in onda per intero

A firmare il pezzo era stato un inviato esperto della redazione di Bologna. Il montaggio conteneva le immagini e la voce di Fakir immobilizzato a terra dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto: le stesse sequenze che da ore giravano in rete e sulle principali testate, e che oggi aprono i quotidiani nazionali. Secondo la ricostruzione del Comitato di Redazione, il servizio è stato inviato in visione alle 19.13, ventiquattro minuti prima della sigla del telegiornale, in onda alle 19.37.

Da quel momento, denunciano i sindacati, il pezzo è slittato progressivamente verso il fondo della scaletta. Alla postazione di turno veniva comunicato che "erano in corso trattative per la messa in onda". A telegiornale iniziato da dodici minuti, alla conduttrice è stata infine consegnata una breve notizia da leggere, accompagnata da una porzione del video. Sul sito della testata, gli spezzoni dell'intervento sono comparsi soltanto dopo le 22.30, quando al posto del servizio del collega è stato pubblicato un redazionale.

Il nodo, secondo il Cdr, è nella richiesta arrivata all'inviato su indicazione della direzione: rimuovere la parte in cui si vede Fakir ormai senza vita e, soprattutto, eliminare l'espressione "intervento violento". Una modifica che il redattore non ha condiviso, arrivando ad annunciare il ritiro della firma, come gli consente il contratto.

Per i firmatari del documento, la direzione avrebbe potuto tagliare le parti ritenute problematiche e togliere contestualmente la firma del giornalista – i tempi tecnici e il contratto lo permettevano – senza rinunciare del tutto al servizio. La scelta di mandare in onda solo due frammenti di immagini già online e già trasmesse ovunque viene definita dai sindacati "un autogol", che "squalifica la credibilità e l'autorevolezza della Tgr e del Servizio Pubblico".

Le immagini regionali finite al Tg1

C'è un dettaglio che i giornalisti considerano dirimente: le immagini e le voci raccolte sul campo dall'inviato e dalla troupe regionale sono poi confluite in un servizio del Tg1. Lo stesso materiale, insomma, è stato ritenuto trasmissibile a livello nazionale ma non è arrivato ai telespettatori dell'Emilia-Romagna, cioè al pubblico del territorio in cui la vicenda è maturata.

Interpellata dai sindacati, la direzione ha motivato la mancata messa in onda sostenendo che il giornalista non avesse fatto verificare il testo come previsto da un ordine di servizio. Il Cdr replica che il testo era stato inviato al responsabile di turno alle 19.05.

Un secondo rilievo riguardava l'assenza della posizione della questura di Bologna. Ma la nota della polizia, ricostruiscono i rappresentanti sindacali, è arrivata alle 19.22, orario incompatibile con l'inserimento nel servizio già montato, e in ogni caso avrebbe potuto essere letta dalla conduttrice al termine del pezzo.

Alla direzione è stato contestato infine di aver rilevato che il collega avesse definito la vittima asmatica senza riscontro dai familiari o da cartella clinica, insieme ai passaggi su ecchimosi, sanguinamento e trascinamento del corpo. Elementi che, precisa il Comitato di Redazione, il giornalista avrebbe osservato direttamente sul campo e riferito nel servizio.

Sullo sfondo resta la vicenda che ha acceso Bologna. Abderrahim Fakir, di origine marocchina, sarebbe morto durante un intervento della polizia in via Svevo, dopo essere stato immobilizzato a terra e bloccato con delle fascette. Gli agenti, secondo le prime ricostruzioni, gli avrebbero spruzzato dello spray urticante per contenere lo stato di agitazione; l'uomo avrebbe poi accusato un malore. La Procura ha acquisito le bodycam degli agenti e ha aperto un fascicolo. Al Pilastro si sono susseguiti presidi e la sorella della vittima ha chiesto giustizia, mentre la vicenda è diventata subito terreno di scontro politico.

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