L’ex cuoco di Pier Silvio Berlusconi chiede 500mila euro di straordinari: il 29 settembre decide la Cassazione
La controversia giudiziaria tra il 49enne Giacomo Canale, ex cuoco di Viareggio, e Pier Silvio Berlusconi è arrivata al suo capitolo conclusivo. Il prossimo 29 settembre la Corte di Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dal lavoratore per ottenere oltre 500mila euro relativi a straordinari, festivi e ore notturne che sostiene non gli siano mai stati pagati durante gli undici anni trascorsi alle dipendenze della famiglia Berlusconi.
Il rapporto professionale tra Canale e l'amministratore delegato di Mediaset comincia molti anni fa. Lo chef sale per la prima volta a bordo delle imbarcazioni di famiglia quando ha appena 17 anni, chiamato d'urgenza sul Principessa vai via, lo yacht di Silvio Berlusconi, per sostituire un collega infortunato. Nel 2007 è lo stesso Pier Silvio a richiamarlo per proporgli di lavorare a bordo dello yacht Suegno. Colpito dal suo lavoro, l'imprenditore decide di assumerlo e dal 2010 al 2018 Canale lavora stabilmente nelle cucine del castello di Paraggi, in Liguria, la residenza privata dove Pier Silvio vive con Silvia Toffanin e i figli Lorenzo Mattia e Sofia Valentina. Nel 2018 il rapporto di lavoro si interrompe definitivamente.
L'accordo contestato dall’ex cuoco di Pier Silvio Berlusconi
Il contenzioso esplode l'anno successivo. È il 2019 quando Canale sottoscrive un accordo in virtù del quale rinuncia a future pretese economiche in cambio di una somma forfettaria. Successivamente il cuoco impugna quell'atto da lui stesso firmato, sostenendo di averlo accettato in una condizione di forte necessità economica e senza una reale tutela. La firma sarebbe avvenuta nello studio del suo vecchio legale e, secondo la difesa di Canale, il rappresentante sindacale presente al momento della sigla non sarebbe stato a conoscenza dei reali dettagli di quell’accordo. Da quel momento parte la battaglia legale che vede contrapposti l'avvocato Claudio Lalli di Carrara per il lavoratore e l'avvocato Fabrizio Daverio, dello studio milanese Daverio e Florio, per Berlusconi.
Primo e secondo grado hanno già dato ragione a Pier Silvio Berlusconi
In primo grado il Tribunale del Lavoro di Genova dà ragione all’imprenditore, confermando la validità di quell’accordo. In Appello i giudici scelgono di entrare nel merito per quantificare le ore di lavoro, ma la conclusione non cambia: stabiliscono che a Canale non spetta alcuna cifra e il cuoco viene persino condannato al pagamento delle spese processuali.
Incassata la sconfitta anche in secondo grado, la difesa del cuoco ha deciso di giocare l'ultima carta davanti alla Suprema Corte. La tesi sostenuta dall'avvocato Lalli si basa sul fatto che le testimonianze prese in esame dai giudici di secondo grado non coprirebbero l'intero arco temporale degli 11 anni di servizio contestati. Sarà quindi la Cassazione, tra una manciata di giorni, a mettere definitivamente la parola fine a questa vicenda e a stabilire se quell’accordo che aveva chiuso il rapporto di lavoro debba considerarsi valido.