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OPINIONI

La solitudine di Amadeus a NOVE: perché Fazio ce l’ha fatta e lui no

L’addio di Amadeus a Nove dimostra che la TV è narrazione: senza saper gestire il racconto del distacco dalla Rai, la professionalità non è bastata e dopo un po’ è rimasto isolato nella sua stessa rete. Per questo il passaggio di Fazio ha avuto tutt’altra riuscita.
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La televisione è 70% narrazione e 30% professionalità. Questo perché quando la bilancia pende verso la seconda voce, può succedere quanto accaduto ad Amadeus, che in queste ore ha annunciato il suo addio anticipato a NOVE dopo due anni non proprio memorabili. Tra i conduttori Tv più amati e apprezzati del suo tempo, è stat risucchiato da una spirale di insuccessi che ha portato quasi a una sparizione dal discorso televisivo, nonostante andasse in onda tutti i giorni.

Niente era più logico di una pausa alla fine del suo quinquennio d’oro a Sanremo. Un periodo di silenzio necessario, un allontanamento dalla Rai se non dalla Tv. Ma nel suo caso l’arco narrativo di un bagaglio personale spremuto e il bisogno di una ricarica è stato spazzato via dal frame del "tradimento" alla Rai. Un racconto che Amadeus ha subito perché non è stato in grado di invertirlo, trasformarlo in altro.

La sua parabola a NOVE è stata condizionata dal primo minuto dallo stigma del flop, atteso prima che la sua avventura partisse e sbandierato dai detrattori non appena si è verificato. Le cose, poi, sono andate via via peggiorando in un effetto solitudine. Amadeus, oltre a non saper dominare la narrazione, è rimasto isolato: lasciato solo da quella stessa azienda che lo aveva sedotto e che poi non ha avuto la forza (o la pazienza) di sostenerlo nei momenti difficili.

Perché non va dimenticato che il fallimento dell’operazione Amadeus a NOVE è soprattutto il fallimento del progetto generalista di Nove che, come qualsiasi rete in Italia abbia osato provare a proporsi come alternativa al duopolio Rai/Mediaset, si è trovata costretta a ridimensionare le proprie aspettative, rassegnandosi all’idea di inserirsi negli spazi vuoti, anziché occupare quelli altrui.

Anche perché il vero limite dell’operazione Amadeus è stato anche quello di tradire una premessa: rinnovare e sperimentare. La proposta però non si è discostata minimamente da quello che Amadeus proponeva altrove e il presentimento è che si sia trattato proprio di un passo indietro del gruppo, concentratosi su soluzioni conservative dopo aver messo a segno grandi colpi. Anche con Fazio è stato così, atteso per confermare Che Tempo Che Fa e innovare prima che l’innovazione si perdesse per strada. Ma Fazio, a differenza di Amadeus, è riuscito a dominare la propria narrazione dal primo momento del suo addio alla Rai. Che infatti nella percezione comune non è stato un addio, ma una "cacciata". Lo sentite come suona meglio?

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"L'avvenire è dei curiosi di professione", recitava la frase di un vecchio film che provo a ricordare ogni giorno. Scrivo di intrattenimento e televisione dal 2012, coltivando la speranza di riuscire a raccontare ciò che vediamo attraverso uno schermo, di qualunque dimensione sia. Renzo Arbore è il mio profeta.
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