Il legame di Giovanni Pascoli con i fratelli e le sorelle e il matrimonio saltato per non ferire Mariù

Martedì 13 gennaio, in prima serata su Rai1, va in onda Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli. In particolare, il film racconta il legame del noto poeta con le sorelle Maria, detta Mariù, e Ida con le quali viveva in simbiosi. Ripercorriamo il rapporto che Pascoli aveva con i suoi fratelli. Il poeta rinunciò al matrimonio con la cugina Imelde anche per non fare soffrire Maria.
Quanti fratelli e sorelle aveva Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli era figlio di Ruggero Pascoli e Caterina Vincenzi Alloccatelli. Era il quarto di dieci fratelli di cui alcuni morti poco dopo la nascita. Tra i più ricordati, le sorelle Margherita, Ida e Maria detta Mariù e i fratelli Giacomo, Luigi e Raffaele. La famiglia è stata devastata da una serie di lutti. Il padre è stato ucciso il 10 agosto 1867. Poi, è morta anche Margherita che si è ammalata di tifo. Subito dopo è morta la madre per un attacco cardiaco presumibilmente causato dal dolore per la morte della figlia e del marito. Nel 1871 è scomparso Luigi Pascoli, colpito da meningite. Solo cinque anni più tardi, è morto anche Giacomo. Quest'ultimo faceva l'assessore comunale a Rimini. Sulla sua morte diverse ipotesi. Secondo le cronache dell'epoca, morì di tifo, ma le lettere della sorella Mariù gettano delle ombre sulla sua scomparsa. La donna scrive che il fratello aveva la lingua ingrossata e questo sarebbe un possibile segnale di avvelenamento. Giacomo indagava sull'assassinio del padre:
Giovanni giunse a casa verso sera e trovò l'amato fratello in condizioni disperate. Comprendeva però bene, e vedendo Giovannino si capiva che voleva dirgli tante cose, ma non poteva, perché gli si era ingrossata la lingua. Solo qualche parola riusciva ad afferrare Giovannino e gli pareva che alludessero all'assassinio del babbo, alla lettera anonima e a certi suoi affari. Povero Giacomo! Non so da quanti giorni fosse malato di tifo (a noi sorelle in convento avevano detto che gli si era arrossato un occhio per un colpo d'aria o di sole), ma all'improvviso gli si manifestò una violenta emorragia intestinale che lo ridusse in fin di vita.
Il legame simbiotico con le sorelle Ida e Mariù
Giovanni Pascoli mantenne una fitta corrispondenza epistolare con il fratello Raffaele, ma si legò soprattutto alle sorelle Ida e Mariù. Le due donne studiarono nel collegio del convento delle monache agostiniane a Sogliano al Rubicone per dieci anni. Quando decisero di lasciare il convento, nel 1882, chiesero al fratello Giovanni di poter ricostituire un nucleo familiare con lui andando a vivere insieme. Pascoli costruì un rapporto simbiotico con loro. Le chiamava affettuosamente "compagnine", "mammine", "sorelline", "angioline mie belle" e "anime adorate". Ida rimase con Mariù e Giovanni Pascoli fino a 30 anni. Poi sposò Salvatore Berti e se ne andò, non tornando mai più a fare visita ai fratelli. Il poeta visse questo distacco con grande dolore e si legò ancora di più a Mariù a cui scriveva: "Io ti amo ora e sempre, Mariù. Io sento che un amore come il tuo d’angiolo e di santa dovrebbe bastare a cento vite".
L’amore per la cugina Imelde e il matrimonio saltato
Giovanni Pascoli visse una storia d'amore con la cugina Imelde Morri. Nel 1896, poco dopo le nozze della sorella Ida, le scrisse una lettera tentando un approccio e ottenne il benestare della donna. Il poeta non perse tempo. Donò a Imelde la fede nuziale e chiese di procedere con le pubblicazioni. All'improvviso, però, il matrimonio saltò. Giovanni Pascoli si giustificò dicendosi offeso perché – a suo dire – Imelde avrebbe alluso a un suo difetto al piede. Imelde replicò amareggiata:
Giovannino vorrei che ti persuadessi che gli spregi non li hai avuti te ma li ho ricevuti io. Quante lettere hai ricevuto da me con degli insulti e dei rimproveri? Se ultimamente ti feci scrivere quella lettera dietro la tua, chiunque lo avrebbe fatto.
In realtà, sembra che dietro alla decisione di Pascoli di rompere il legame con Imelde ci fosse anche la disperazione di Mariù, che non accettava l'idea che anche il fratello l'abbandonasse, né avrebbe mai tollerato la presenza in casa di un'altra donna. Maria restò accanto a Pascoli fino alla morte, sostenendolo nella diffusione delle sue opere. Quando il poeta morì, il 6 aprile del 1912, Mariù venne nominata erede universale e curatrice delle opere postume. Quando anche lei giunse alla fine della sua vita terrena, fu sepolta nella cappella di famiglia, restando accanto a Giovanni Pascoli per sempre.