Hayden Panettiere e l’ipotesi sulla causa della morte: fatale una dose di ossicodone tagliata con fentanyl

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A un mese dalla morte di Hayden Panettiere emerge l’ipotesi di una pillola di ossicodone tagliata con fentanyl. La tossicologia non è ancora arrivata, la DEA indaga sul suo fornitore a Los Angeles.

Un mese dopo il ritrovamento del corpo di Hayden Panettiere in un appartamento di Greenville, in South Carolina, l'inchiesta sulla morte dell'attrice si concentra su una singola pillola. Secondo quanto riportato da TMZ, che cita fonti investigative con accesso diretto al fascicolo, l'attrice avrebbe assunto la mattina del 16 agosto un ossicodone acquistato al mercato nero e tagliato con fentanyl. Nessun ente pubblico ha però ancora confermato questa ricostruzione: l'esame tossicologico resta in corso e sarà quel documento, non le indiscrezioni, a stabilire la causa ufficiale del decesso.

Una sola pillola, la mattina del 16 agosto

La ricostruzione che circola negli ambienti investigativi è lineare e proprio per questo tragica. Panettiere, 36 anni, sarebbe arrivata in South Carolina il giorno prima insieme al compagno Brian Hickerson, con un volo partito da Los Angeles. Nel bagaglio, stando alle fonti citate dal sito americano, ci sarebbero stati diversi farmaci da prescrizione acquistati fuori dai canali legali. La mattina seguente l'attrice ne avrebbe assunto uno. Poche ore dopo, alle 13:51 ora locale, la centrale operativa registrava la chiamata per una donna priva di sensi.

Hickerson, secondo quanto emerso in agosto, provò a rianimarla somministrandole Narcan, l'antidoto usato contro le overdose da oppioidi, prima dell'arrivo dei paramedici. Non servì. Agli operatori sanitari consegnò poi una busta con i farmaci dell'attrice: proprio quella busta, se contenesse altre compresse contaminate, potrebbe diventare l'elemento decisivo dell'indagine.

L'indagine della DEA sul fornitore di Los Angeles

Il fronte investigativo che interessa di più gli inquirenti non si trova in South Carolina, ma in California. Le fonti citate da TMZ parlano di un fornitore abituale a Los Angeles, che da tempo avrebbe rifornito l'attrice di farmaci da prescrizione reperiti illegalmente. La Drug Enforcement Administration sta lavorando per ricostruire quel rapporto e risalire alla provenienza materiale della pillola. Sul caso risultano impegnati gli uffici DEA di entrambi gli Stati, insieme alla polizia di Greenville.

È un tipo di inchiesta che negli Stati Uniti ha già prodotto condanne. Il precedente più citato è quello di Mac Miller: il rapper morì nel 2018 e il suo fornitore fu poi riconosciuto responsabile di avergli venduto sostanze contaminate da fentanyl. Da allora le procure federali trattano questi casi come omicidi colposi aggravati, non come semplici cessioni di stupefacenti. Se la ricostruzione venisse confermata, il fornitore di Panettiere rischierebbe un'imputazione analoga.

Perché il fentanyl rende ogni pillola una roulette

Il punto che rende questa vicenda meno eccezionale di quanto sembri riguarda il mercato delle contraffazioni. Le compresse vendute illegalmente come ossicodone sono in larghissima parte falsi prodotti in laboratori clandestini, dove il principio attivo originale viene sostituito con fentanyl perché costa meno ed è molto più potente. Il dosaggio, in quei laboratori, non è uniforme: dentro la stessa partita una compressa può contenere una quantità tollerabile e quella accanto una dose letale. Chi assume una pillola di quel tipo, anche credendo di prendere un farmaco che conosce, non ha modo di sapere cosa stia ingerendo. È il meccanismo che negli Stati Uniti ha portato gli oppioidi sintetici a diventare la prima causa di morte accidentale tra gli adulti sotto i cinquant'anni.

Una vita raccontata in prima persona, pochi mesi prima

Panettiere aveva 36 anni e recitava da quando ne aveva meno di uno. Il pubblico l'aveva conosciuta come la cheerleader di Heroes, poi come Juliette Barnes in Nashville, poi ancora nel franchise di Scream. Della sua dipendenza aveva parlato apertamente, fino a farne il materiale del memoir This Is Me: A Reckoning, pubblicato lo scorso maggio, tre mesi prima della morte. In quelle pagine c'erano l'infanzia bruciata sui set, la maternità – la figlia Kaya, nata dalla relazione con Wladimir Klitschko – e il lutto per il fratello Jansen, morto nel 2023 a 28 anni.

Il libro si chiudeva su una fase di recupero. L'inchiesta della DEA dirà se quel percorso si era interrotto e, soprattutto, chi ha messo in circolazione la pillola che lo ha chiuso.

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