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Gerry Scotti: “Lo stop a Striscia? I numeri decidono, non io. Prendo ancora 10mila euro di vitalizio”

Gerry Scotti commenta l’assenza di Striscia La Notizia dai palinsesti Mediaset: “In azienda mi ascoltano, ma poi decide Pier Silvio”, e dà un no definitivo al ritorno in politica: “Per me fu una brutta esperienza, mi usarono come disc jockey”.
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La Ruota della Fortuna di Gerry Scotti ha continuato a macinare record per anno intero. Ma questo exploit ha inevitabilmente alimentato il più grande interrogativo della televisione italiana recente: che fine ha fatto Striscia la Notizia? A parlarne è stato lo stesso Scotti che, in un'intervista su Il Messaggero, ha affrontato il tema della fascia oraria che per 38 anni è stata il regno incontrastato di Antonio Ricci.

"Non è colpa mia se Striscia si ferma: decidono i numeri"

Il successo in termini di Auditel de La Ruota della Fortuna ha coinciso con un vero e proprio congelamento del brand di Striscia: dal progressivo addio degli storici inviati (da Vittorio Brumotti approdato in Rai fino a Pinuccio passato su La7) alla gestione aziendale che ha rilevato i profili social ufficiali del programma. Di fronte a questo clima, Scotti ha voluto liberarsi da ogni responsabilità: "Noi pensavamo di fare quattro-cinque mesi, visto che Striscia dopo l'estate tornava fra settembre e ottobre, ma i numeri hanno deciso diversamente. I numeri, non io. In azienda mi ascoltano, ma poi decide Pier Silvio".

La percezione che La Ruota della Fortuna abbia cannibalizzato lo spazio di Striscia è un retropensiero che il conduttore respinge, pur riconoscendo il cinismo delle logiche dell'Auditel:

La cosa che mi rattrista è che qualcuno possa pensare che dietro lo stop a Striscia ci sia La Ruota e quindi io. Io i termini dei contrasti, o degli accordi, che lo impediscono non li conosco. Antonio non è proprio il tipo che resta alla finestra o davanti alla tv. Quindi, come diceva il grande Franco Califano, non escludo il ritorno. Se non di Striscia, di sicuro di Antonio Ricci.

Le parole del conduttore mettono in luce la vera natura di questa transizione: non si tratta solo di una staffetta tra due programmi, ma della fine di un modello comunicativo. Per quasi quattro decenni, Striscia ha rappresentato il monopolio della satira e dell'inchiesta popolare su Canale 5. Tuttavia, di fronte alla frammentazione dei linguaggi digitali e a una narrazione satirica che appare progressivamente usurata, Cologno Monzese ha preferito virare sul porto sicuro dell'intrattenimento. Il silenzio in cui Pier Silvio Berlusconi ha avvolto il destino del programma trova nel successo di Scotti l'alibi perfetto: di fronte a una Ruota che supera costantemente i 3,7 milioni di telespettatori, l'azienda ha semplicemente preso atto che la routine del gioco a premi risponde oggi meglio alle esigenze del pubblico generalista.

La delusione della politica e il vitalizio

Nell'intervista trova spazio anche una parentesi sul passato politico di Scotti, eletto deputato con il Partito Socialista Italiano tra il 1987 e il 1992: "Per me fu una brutta esperienza, per loro ero solo un disc jockey", ha spiegato il conduttore, che ancora oggi percepisce il vitalizio da ex parlamentare. Dopo aver provato in ogni modo a rifiutare quell'assegno, ha scelto di trovare una soluzione personale: "Dopo aver chiesto a tre premier – l'ultimo Matteo Renzi – di fare una norma per poter rinunciare a quei soldi, mi sono arreso: prendo quei diecimila euro e poi li do in beneficenza".

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