Chiunque possa rivendicare anche solo un pizzico di passione per il tennis, non può che essere sprofondato nella tristezza alla notizia della morte prematura di Elena Pero. Dopo Wimbledon si era assentata dalle telecronache senza annunci, evidentemente per l’aggravarsi di condizioni di salute di cui aveva preferito non parlare, rimanendo fedele fino all'ultimo al suo stile discreto.
Uno stile che pare non piacesse a tutti. Soprattutto in un’epoca in cui il tennis italiano si è riscoperto fenomeno di massa cedendo a un forte richiamo popolare, la sua cifra di racconto equilibrata veniva spesso scambiata per un tifo per l'avversario. Un’incomprensione tipica del pubblico generalista, che di fronte a un campione di casa esige la difesa ad oltranza dei colori nostrani.
L'esercizio della telecronaca sportiva, in fondo, richiede una sorta di patto col diavolo con il populismo: in questo senso, Elena Pero ha rappresentato la perfetta espressione del suo "grado zero".
Citarsi può apparire il gesto di chi voglia oscurare la persona di cui parla, ma mi concedo questa breve fuga narcisista per raccontare che nell'unica occasione in cui ebbi la fortuna di intervistare Pero, parlammo proprio di questo aspetto e le sue parole aiutano a rafforzare quanto detto sino ad ora. Era l'alba di un'era d'oro per il tennis italiano: il 2021, le prime Finals a Torino, con Jannik Sinner che era ancora un'ipotesi lontana di campione, subentrato nel torneo solo dopo l'infortunio di Matteo Berrettini. "In uno sport individuale come il tennis, credi ci sia spazio per il patriottismo?", le chiesi.
La sua risposta la dice lunga, specialmente alla luce dei tic e dei paragoni esasperati a cui ci siamo abituati dopo l'esplosione di Sinner: "Ogni partita di tennis è un romanzo, l’aspetto della nazionalità conta meno. Per quanto riguarda l'Italia, credo ci sia una generica tendenza alla scarsa pazienza e all'incapacità di guardare le cose nella loro complessità. Si vive molto di istinto: si critica e ci si affeziona in modo troppo affrettato. Secondo me dovremmo educarci a un approccio più obiettivo e meno da tifoseria, distaccandoci da quella superficialità che ha fortemente segnato l'era Federer-Nadal-Djokovic".
Non c’è davvero molto altro da aggiungere, se non che tra le doti da rivendicare Pero potesse dirsi allergica a ogni ruffianeria.