Edoardo Tavassi mostra come conquistare un red carpet a Venezia: “Dite il mio nome, non mi conosce nessuno”
Edoardo Tavassi sbarca alla Mostra del cinema di Venezia con la sua agenzia, che porta lui e l'attrice comica Marta Filippi sull'ambito red carpet. La storia si ripete, farcita delle solite critiche: che ci fa Tavassi, videomaker in ambito medico e sui social, sul sacro tappeto rosso del cinema italiano? Niente, è la quota influencer che viene garantita ad anteprime ed eventi. Lui lo sa bene, ci scherza su nel backstage e poi conquista la scena davanti ai fotografi: "Chiamatemi, dite il mio nome, ché qua non mi conosce nessuno". Uno dei momenti più esilaranti dell'intera Mostra.
I fotografi iniziano a rispondere alla sua richiesta, vedendolo anche abbastanza imbarazzato, e lo chiamano per nome, con buona pace di Luca Guadagnino. "Edo, Edo!", al che Tavassi, ormai steso dalle sue stesse risate, esulta, ringrazia, condivide la sua emozione: "Oh finalmente, almeno tre di voi sanno chi sono". Un gioco improvvisato, un buffo "Indovina chi?" che spesso si traduce in qualcosa di più surreale, con volti ben meno noti che quasi pretendono si sappia quali meritevoli gesta li abbia portati fin lì. Spoiler: nessuna.
Il modo in cui Edoardo Tavassi scherza con il suo anonimato nel circuito cinematografico ha giustificato a pieno la sua presenza lì, come a dire: almeno qualcosa l'ha fatta, una risata l'ha strappata. Inoltre, ha scoperchiato un vaso di Pandora che, visto il parterre di riferimento, sarebbe più associato al noto brand di charms che alla mitologia graca. Negli ultimi anni, infatti, sono sempre più frequenti gli attacchi di stampa e media ai volti scelti per sfilare sui vari tappeti rossi perché semplicemente ritenuti fuori contesto. La profanazione di un luogo che dovrebbe preservare il suo valore artistico e invece, sempre più spesso, si tramuta nei peggiori marchettifici.
Averne consapevolezza è fondamentale in un momento in cui il cinema finisce spesso per essere cannibalizzato da sistemi di promozione alternativi che pur di strizzare l'occhio agli influencer finiscono per cavarlo a chi il cinema lo ama davvero. Come il discutibile fit check di Monica Bellucci con il creator Rosario Renda per promuovere il film Ketticè. Ritenerlo dimenticabile sarebbe un vero favore.
Memorabile invece il tentativo di Tavassi di valorizzare qualche secondo di gloria con qualcosa che mostrasse una parentela più prossima con il talento. In assenza di spacchi vertiginosi, proposte di matrimonio improvvisate e "magnum" in stile Zoolander, niente di più autentico di un siparietto con le mani sudaticce e il sorriso reso plastico dalle luci stroboscopiche generate dai flash.