È morta Silvia d’Amico a 86 anni, produttrice e sceneggiatrice che ha lavorato con Rossellini, Monicelli e Mikhalkov
È morta a 86 anni Silvia d’Amico, produttrice e sceneggiatrice che, per oltre sessant'anni, ha attraversato la storia del cinema italiano. A dare la notizia della scomparsa, avvenuta nella notte, è stata la Fondazione Franco Zeffirelli, che ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia e in particolare alla sorella Caterina d’Amico, direttrice del Museo Zeffirelli. Figlia della sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico e del musicologo Fedele d’Amico, Silvia era cresciuta in una casa dove il cinema, la letteratura, la musica e il teatro facevano parte della vita quotidiana. E a quella storia, invece di limitarsi ad assistere, finì per aggiungere il proprio nome.
Gli inizi nel cinema
Nata a Roma nel 1940, Silvia d’Amico era la secondogenita di Suso Cecchi d’Amico e Fedele d’Amico. La madre era già una figura centrale della sceneggiatura italiana: aveva lavorato con Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni, Mario Monicelli e Francesco Rosi, contribuendo a costruire alcune delle pagine più importanti del cinema del dopoguerra. Il padre, invece, era un musicologo di primo piano. In quella casa passavano quindi registi, scrittori, musicisti e artisti, ma Silvia non si limitò a crescere dentro quel mondo e provò a trovare da sola il proprio posto. Dopo avere studiato filologia e letteratura russa all’Università di Roma, nel 1960 entrò nella William Morris Organization, partecipando alla nascita della prima agenzia di attori in Italia. Dopo alcuni anni lasciò l’agenzia e iniziò a lavorare insieme ad Alfredo Giannetti, con cui mosse i primi passi nel mondo della produzione.
Il suo esordio come sceneggiatrice arrivò nel 1961, quando collaborò con Renato Castellani alla scrittura de Il brigante. Negli anni successivi si avvicinò anche alla televisione: partecipò alla nascita de La famiglia Benvenuti, serie che raccontava la vita quotidiana di una famiglia moderna andata in onda tra il 1968 e il 1970, che ebbe un enorme successo di ascolti e pose le basi per la sua lunga collaborazione con la Rai, anche come soggettista e sceneggiatrice.
Franco Zeffirelli e il legame con la famiglia d’Amico
Non è un caso che a dare la notizia della morte di Silvia d’Amico sia stata proprio la Fondazione Franco Zeffirelli. Il legame con il regista, infatti, era nato molto prima e passava soprattutto dalla famiglia in cui Silvia era cresciuta. Zeffirelli aveva conosciuto Suso Cecchi d’Amico quando era ancora agli inizi della sua carriera, negli anni in cui lavorava accanto a Luchino Visconti. Da quel primo incontro sarebbe nata una collaborazione destinata a durare nel tempo: Suso firmò con altri autori la sceneggiatura de La bisbetica domata nel 1967 e lavorò poi con Zeffirelli anche a Fratello Sole, Sorella Luna e a Gesù di Nazareth. Ma tra loro non c’era soltanto il cinema: Zeffirelli frequentava la casa dei d’Amico e, nel corso degli anni, il rapporto si trasformò in un legame di amicizia e di affetto tra le due famiglie.
“Bendicò” e “Excelsior”, i nomi dietro la sua storia
Nei titoli di molti dei suoi lavori c'è un nome che potrebbe sembrare quello di un altro professionista: Bendicò. Si trattava, in realtà, del suo pseudonimo, preso in prestito dal cane del Principe di Salina ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa: per anni, quando non erano firmati anonimamente, i suoi film comparvero proprio con quel nome. La sua prima società, fondata nel 1970, si chiamava invece Excelsior 151/2. Anche quello era un omaggio, questa volta all’Hotel Excelsior di via Veneto, dove era solito soggiornare il produttore Giuseppe Amato. L’albergo era uno dei luoghi simbolo del cinema della Roma dell’epoca e proprio lì Amato aveva letto la sceneggiatura de La dolce vita, decidendo di sostenere il film di Federico Fellini insieme ad Angelo Rizzoli.
Attraverso la società e usando il nome Silvia d’Amico Bendicò, negli anni produsse alcuni dei suoi film più importanti, da State buoni… se potete di Luigi Magni a Le due vite di Mattia Pascal e I soliti ignoti vent’anni dopo di Mario Monicelli. Nel 1987 arrivò poi Oci ciornie di Nikita Michalkov, presentato in concorso al Festival di Cannes, dove Marcello Mastroianni vinse il premio per la migliore interpretazione maschile.
Anna Magnani, un rapporto iniziato quando era bambina
Silvia d’Amico aveva conosciuto Anna Magnani a casa sua. L’attrice frequentava infatti la famiglia Cecchi d’Amico da quando Silvia aveva cinque anni, anche per lo stretto legame con sua madre Suso, che per lei aveva scritto alcune delle sceneggiature più importanti. Quella vicinanza non rimase soltanto un ricordo d’infanzia: negli anni le due continuarono a frequentarsi e il loro rapporto proseguì anche nel lavoro. Silvia D’Amico partecipò infatti alla produzione di Tre donne, il ciclo di film per la televisione diretto da Alfredo Giannetti e costruito intorno ad Anna Magnani, composto da La sciantosa, 1943: un incontro e L’automobile, andati in onda sulla Rai nel 1971.
Nel 2023, in occasione dei cinquant’anni dalla morte di Magnani, Silvia tornò a raccontarla in un’intervista per Il Messaggero, ricordando anche episodi molto lontani dal mito dell’attrice: le sfuriate sul set, gli scherzi telefonici con Alberto Sordi e il rapporto con Roberto Rossellini.
L’incontro con Roberto Rossellini
Il nome di Roberto Rossellini occupa un capitolo particolare nella vita di Silvia d’Amico. Fu lei a seguire infatti la produzione di Anno uno, realizzato dal regista nel 1974, e poi de Il Messia, del 1975, partecipando anche alla scrittura. Per Rossellini seguì inoltre Concerto per Michelangelo, progetto destinato alla Rai. Nel frattempo, tra Silvia e Roberto era nata, nel 1974, anche una relazione sentimentale. Con il regista aveva inoltre progettato Lavorare per l’umanità, un film dedicato all’amicizia giovanile tra Karl Marx e Friedrich Engels. Il progetto non arrivò mai sullo schermo a causa della morte del regista nel 1977, che ne interruppe la realizzazione.
Dal cinema d’autore ai documentari
La particolarità di Silvia d’Amico stava anche nel modo in cui interpretava il lavoro: seguiva il film dall’ideazione all’edizione, era presente sul set e si occupava anche della vita quotidiana della troupe. La Cineteca di Bologna racconta persino che spesso cucinava per tutti, cercando di mantenere un clima sereno durante le lavorazioni. Un dettaglio che restituisce molto bene il suo modo di stare dentro un film: non soltanto organizzarlo, ma viverlo insieme a chi lo stava facendo.
Accanto al cinema di finzione, la sua filmografia comprende anche numerosi documentari dedicati ai protagonisti del cinema italiano. Nel 2007 produsse Suso. La signora del cinema italiano, il documentario di Luca Zingaretti dedicato alla madre, mentre tra gli altri lavori c’è Ritratto di uno sconosciuto – Marcellus, Dominicus, Vincentius, dedicato a Marcello Mastroianni. Silvia continuò a lavorare anche negli anni successivi. Tra i progetti della Bendico figurano Tormenti – Film disegnato di Filiberto Scarpelli e, più avanti, Gli anni belli di Lorenzo d’Amico de Carvalho, uscito nelle sale nel 2022.