Chiocci all’assemblea del Tg1: “In Rai comanda la politica, siete giornalisti o ufficio stampa dei partiti?”

Gian Marco Chiocci, il direttore del Tg1, è stato il protagonista di una settimana molto complicata a seguito delle forti polemiche dei giorni scorsi dopo l'intervista a TeleNord nella quale ha dichiarato "sono di destra e sono grato a Giorgia Meloni". Il sindacato Usigrai è ovviamente sul piede di guerra, così come il Comitato di Redazione del Tg1.
Salvatore Merlo sul Foglio di oggi, riporta i contenuti di una infuocata assemblea di redazione nella quale Chiocci avrebbe parlato a cuore aperto e senza ipocrisie. Senza filtri.
"In Rai comanda la politica"
Secondo quanto riportato dal Foglio, Chiocci parte da una domanda retorica e la gira ai suoi: "Ma siete giornalisti o siete l'ufficio stampa della politica?". Poi mette in fila quello che, a suo dire, accade ogni giorno: "Mi chiamano per chiedermi perché non metto quel pezzo o come lo metto". Esponenti di primo piano che telefonano citando perfino battute pronunciate in riunione, tra colleghi, dietro le porte chiuse della testata. La tesi del direttore è secca: "In Rai comanda la politica. Fare finta di non saperlo e scandalizzarsi è ipocrita, e io non lo sono".
I sonori dei partiti e le pressioni quotidiane
Il direttore racconta dei sonori che arrivano già confezionati dai partiti, delle registrazioni recapitate al telegiornale come se la redazione fosse uno sportello a disposizione. E del metodo con cui, dice, certi interventi vengono strappati: "Se non fai questa roba, ti scateno l'ira di Dio sulle agenzie di stampa". Una pressione a cui ammette di non essersi sempre sottratto: "Prima non mi sono ribellato, poi mi sono piegato, perché devo tutelare il Tg1 dagli attacchi. Ma vi pare normale?". Le richieste, spiega, non hanno colore politico: "Sono dirette e indirette, esplicite o implicite, ma in fondo quotidiane".
Poi allarga il quadro alle segnalazioni che riceve sulle carriere interne, e qui il racconto diventa quasi un inventario: "Non mi scandalizzo. Le raccomandazioni mi arrivano dalla politica, dalle forze dell'ordine, dal clero, persino da uno chef stellato che mi ha segnalato uno di voi. Ma, dico io, se volete un incarico, venite voi a chiedermelo". E chiude il ragionamento: "Non si può negare ed essere ipocriti".
Lo scambio con la redazione
A un certo punto, dalla platea si alza una voce in tono polemico: "Stai dicendo che ci sono colleghi che fanno l'ufficio stampa di partito?". Chiocci non abbassa lo sguardo: "Sì. È proprio quello che dico, è quello che stiamo dicendo". Il direttore rivendica anche una proposta rimasta senza seguito: "Avevo chiesto all'Usigrai di tenere un convegno sulle pressioni politiche che ricevono le testate. L'Usigrai non ha voluto farlo".
La chiosa di Sommaruga
L'assemblea si è sciolta senza un documento e senza una sintesi, con l'imbarazzo di chi ha assistito a qualcosa di scomodo e preferirebbe archiviarlo. A fotografare l'umore della sala, a microfono aperto e davanti a tutti, ci ha pensato un cronista, Paolo Sommaruga, con la sintesi fulminante della battuta romana: "Ahò, sto direttore sarà pure un fascio ma c'ha ragione".