Vittorio Pettinato: “È un luogo comune che fuori dai social non si sappia fare altro. Le mie sono parodie buone”

Immagine
Intervista a Vittorio Pettinato. Volto più che conosciuto sui social, dove è diventato famoso per le parodie di personaggi come Paolo Crepet, Roberto Gualtieri, Max Mariola, imitazioni che lui stesso definisce “buone”. Tra uno sketch e l’altro è arrivato a teatro e anche in radio, dimostrando che chi parte dai social non è destinato solo allo schermo verticale.

Roberto Gualtieri, Cesare Cremonini, Paolo Crepet, di recente anche Bad Bunny in una versione più casalinga del solito, Vittorio Pettinato è stato ed è sui social ognuno di questi personaggi, che imita mettendo in luce quegli aspetti che lo fanno divertire, ma allo stesso tempo che lo affascinano delle personalità di cui scrive e interpreta la parodia. La comicità per il trentenne pavese, ma di origini calabresi, è qualcosa di innato, qualcosa di istintivo, che gli ha permesso di raggiungere il suo sogno quello della radio. Ora, infatti, conduce uno show su Radio2, Gli Spettinati. Ma di progetti, ci racconta in questa intervista, ce ne sono ancora molti in ballo, tanto è vero che risponde al telefono nel bel mezzo di un trasloco: "Vorrei ogni tanto riuscire a fermarmi. Devono metterlo nel libretto delle istruzioni di questo lavoro che non non ti puoi mai fermare. Non puoi." dice ridendo.

Avrai imparato a fare i power nap.

Dipende dal periodo, in base a come è messo il cortisolo, riesco a dormire un po' di più, un po' di meno. Ci proviamo.

Partiamo dalle novità. In Super Market su Prime Video interpreti Mirko, il bello di questa serie è che i protagonisti sono di fatto tutti creator noti sui social. Come è stato vedersi in una veste diversa dallo schermo verticale?

È stata una sorpresa, non sapevamo della presenza l'uno dell'altro. Quando ci siamo visti era proprio come aprire Instagram e fare scroll. Però, poi, è evidente che stai facendo un lavoro che non ti appartiene.

In cosa avverti questa differenza?

Quando sei abituato a fare video, auto produrre tutto, pensare, scrivere, decidere per te, poi scopri che hai degli orari, delle scadenze, che devi studiare un copione, devi utilizzare una certa intenzione. È un altro lavoro, però sei hai l'intelligenza emotiva di dire "Ok, ora devo cambiare registro", allora scopri un mondo strepitoso. Infatti, spoiler.

C'è qualcosa che dobbiamo sapere?

Ci saranno novità in arrivo, dal punto di vista cinematografico e delle serie TV. Ce ne saranno diverse in uscita. Diciamo che mi è piaciuto il gioco.

Hai fatto un corso propedeutico alla Paolo Grassi, quindi diciamolo, la recitazione era nei piani?

La recitazione era un qualcosa di bello, però era più un sogno fumoso. Il mio vero sogno era quello di fare radio. L'obiettivo è sempre stato quello.

Cosa ti piace della radio?

Da piccolino papà mi faceva sentire Viva Radio 2 di Fiorello e Baldini, mi ero appassionato, quel mondo di personaggi, comicità. Ora che lo sto facendo è una soddisfazione enorme, poi proprio qui a Radio 2. Sono stato anche da Fiorello alla Pennicanza, ed è stato proprio bello. Adesso ci sarà un periodo di pausa, ma l'obiettivo è quello di tornare con il mio programma Gli Spettinati.

Immagine

Però, prima di arrivare alla radio, sono stati i social il tuo vero trampolino di lancio.

I social mi hanno dato una mano, certo. Abbiamo iniziato a fare delle piccole collaborazioni dal punto di vista editoriale, poi ho deciso di trasferirmi a Roma per poter frequentare quanto più possibile l'ambiente di Radio 2. Così è nata la trasmissione e sta andando benissimo, abbiamo avuto ospiti eccezionali, uno dietro l'altro. Per certi versi radio e social si somigliano, hai un tuo palinsesto, dei tuoi personaggi e poi devi avere costanza. Molta.

Pensi di averne abbastanza?

Direi di sì. Non sono il tipo che si lamenta, anzi, è un bel lavoro lo faccio con l'entusiasmo di un bambino che si avvicina a tutto come se fosse la prima volta. Però, poi, arriva anche il momento in cui ti dici che vuoi imparare a fare una cosa per bene. Ora sto sondando il terreno, ma al momento la radio vince.

Il tuo successo parte dai social, poi è arrivato a teatro. Cosa hai provato quando hai "toccato con mano" quel pubblico che di solito si palesa tramite visualizzazioni?

È una questione delicata. Da una parte hai la proiezione di quelli che sono dei luoghi comuni, come il fatto che partendo dai social non si sappia fare teatro. Io ho alle spalle anni di teatro con la Compagnia dialettale pavese, quindi a me la cosa viene molto naturale, è come se non vedessi una reale differenza in quello che faccio. Ed è forse la chiave.

Ossia?

Portare sé stessi in tutte queste forme diverse, non devi modificarti per il mezzo, ma è anche il mezzo che deve piegarsi un pochino a quello che sei tu. Penso che sia un modo per non snaturarsi, anche a teatro ho sempre mantenuto la mia linea.

Anche se, inevitabilmente, il modo di fare comicità sui social è diverso da quello a cui siamo stati abituati.

La comicità cambia. Se oggi Troisi, Totò o De Filippo avessero TikTok o Instagram, dovrebbero abituarsi, dovrebbero adeguarsi a quelle che sono le falle del sistema di questo periodo. Io ad esempio sono molto legato all'attualità, cerco di capire quali sono le situazioni che, come dire, vanno per la maggiore.

Quindi come si fa a trovare qualcosa che sia innovativo e che faccia ridere?

Abbiamo ereditato una comicità con cui è anche difficile fare i conti. Oggi, poi, abbiamo talmente tanto materiale video, che non puoi non accorgerti se una cosa è stata già fatta, quindi è anche più difficile trovare cose nuove. Infatti è chiaro che si vada sempre più verso il nonsense, perché è l'unica frontiera imbattibile. I social in questo ti aiutano perché si può utilizzare un linguaggio che ancora non si era potuto usare. Ma è questa la vera sfida secondo me.

Le imitazioni sono il tuo cavallo di battaglia. Crepet, Gratteri, Gualtieri e altri ancora. Cos'è che ti fa scegliere di imitare quel personaggio?

Di solito quanto di me ci ritrovo dentro. È una cosa che deve far ridere prima me. Se quel personaggio dice cose che risuonano nella mia testa, nella mia cassa toracica, nella mia ugola, se ritrovo una di questa caratteristiche devo imitarlo. Mi piace anche riscoprirmi attraverso i personaggi, trasferirmi a Roma, poi, mi ha fatto esplorare un nuovo filone di esseri umani, che non avevo a disposizione a Milano.

Quanto studio c'è dietro ogni imitazione?

Se un'imitazione non mi viene fin da subito non la faccio. Deve essere una cosa istintiva. Spesso sono anche imitazioni di video che vedo, come nel caso di Crepet. Mi uscivano quei video dove diceva che i ragazzini a 15 anni dovevano lavorare e io li replico portandoli all'esasperazione. A volte, poi, è un discorso di voce. I Papi, ad esempio, sono molto facili da fare, perché basta metterci un po' di riverbero. Altre volte mi innamoro di quello che i personaggi dicono. Mi piace, comunque, l'idea di poter creare dei mondi.

Avrai sicuramente seguito la vicenda di Giulia Vecchio e dell'imitazione di Monica Setta. Si è mai risentito qualcuno delle tue parodie?

Non si è mai risentito nessuno, ma perché sono un buono, faccio imitazioni perché voglio aggiungere. Spesso c'è anche una certa stima nei confronti delle persone che imito, perché in quel momento vorrei essere quella persona lì.

E con qualcuno di loro si è creato un rapporto?

Con Giorgione adesso ci sono anni di amicizia, con tutta la sua famiglia. Si è creato un bel rapporto con Max Mariola, andrò al Festival della Comunicazione e vedrò Crepet, con cui c'è un rapporto di stima reciproca. All'inizio ero in ansia, prima di fare le imitazioni mandavo messaggi in privato, li ho tartassati, mi è capitato con Michele Mezzanotte, Patrick Facciolo ad esempio.

Quale sarà la prossima?

Adesso mi sto facendo una scorpacciata di voci, di pensieri dal mondo reale che poi mi servono per il mondo social. Attingere alla realtà per capire sempre meglio cosa funziona online.

Prima parlavi della Compagnia dialettale, rivendichi anche le tue origini calabresi. 

Tantissimo. Se uno va in Calabria e parla calabrese chi ti ascolta è contento, sentire che puoi cambiare e parlare con un altro registro è importante, quindi i dialetti per me sono fondamentali. Io sono nato a Pavia, i miei genitori sono calabresi, raccolgo tutta l'Italia. Ma ora mi sto spostando anche fuori.

Bad Bunny lo sa che è il bergamasco dei latino americani?

Ecco, appunto (ride ndr.) Per me Bad Bunny che mette in affitto casa sua su Air B&b è il senso. Entrare nel concreto lavorando nell'astratto, dimostrando anche che il mondo dello spettacolo, che ci sembra così lontano, in realtà è molto più concreto di quel che pensiamo.

Hai portato in tour uno spettacolo che si chiama "Centro di vanità permanente". In cosa sei vanitoso?

Probabilmente mi piace piacere, una cosa che fa un po' parte di questo mestiere, nessuno sarebbe capace di fare questo mestiere se non avesse il gusto di essere visto, di essere capito, di essere accettato. Quindi sì, la vanità forse parte da quello, dalla volontà di essere capito, accettato e piaciuto. Nello spettacolo critico quando la vanità diventa il centro, quando inizia a ruotarle tutto attorno.

E se dovessi dirmi una tua qualità?

La bontà, sono abbastanza buono. Non ho sovrastrutture di alcun tipo, c'è sempre molta genuinità in quello che faccio. Prima non la vedevo come una dote, ma in realtà è un aspetto che mi piace far risaltare.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views