Stefano De Martino a Sanremo 2027, Di Liberatore: “È meritocrazia, non c’entra la politica. Per la musica avrà Ferraguzzo”

Stefano De Martino è il direttore artistico e conduttore di Sanremo 2027. Dopo l’ufficialità, parla il direttore dell’Intrattenimento Prime Time della Rai, William Di Liberatore. In questa intervista spiega com’è nata “l’operazione De Martino” che ha portato al passaggio di consegne durante la finale di questa edizione. “È stata una mia scelta, condivisa con l’Ad Rossi, ha ore di volo sufficienti per risultare funzionale”, dice, “sarà affiancato da una squadra capitanata da Fabrizio Ferraguzzo, una figura di valore internazionale”. L’access con Affari Tuoi rimarrà cristallizzato, sebbene abbraccerà delle evoluzioni: “Allargheremo lo studio perché diventi ancora più show oltre il quiz, dobbiamo cercare di curare quella che è la fascia di maggiore ascolto in questo momento”. E sull’ultimo Sanremo di Conti: “Soddisfatti dei dati, quest’anno le Olimpiadi e un mercato più competitivo ci hanno fatto giocare in Champions League”.
Com’è nata l’operazione De Martino a Sanremo 2027?
Carlo Conti aveva dichiarato che non avrebbe rifatto il Festival, da allora mi sono mosso per trovare un’alternativa. Ne abbiamo parlato lungamente con Stefano proprio perché volevo fosse un percorso di avvicinamento e di convinzione vera. Da lì mano a mano, sulla base di un progetto che abbiamo concertato insieme, c’è stata la sua convinzione. Questa convinzione ha fatto sì che io allertassi l’Ad dell’azienda (Giampaolo Rossi, ndr) che ringrazio per la fiducia nella mia proposta e per averla avallata. Poi abbiamo informato anche Carlo Conti, che ne è stato felicissimo.
Si è parlato di distinzione di cariche: alla luce di quanto è emerso, che ruolo avrà Fabrizio Ferraguzzo (manager dei Maneskin), che era stato indicato come ipotetico direttore artistico?
Stefano sarà conduttore e Direttore Artistico e si avvarrà di uno staff di direzione musicale con a capo la figura di Fabrizio Ferraguzzo, una figura di grande valore a livello nazionale e internazionale nel panorama musicale. Ho pensato a Stefano perché ha mille caratteristiche: prima di tutto è un uomo Rai e garantisce continuità, poi perché lui è un mattatore che può giocare con registri diversi. La Rai è da tanto che cerca di puntare su una persona giovane che avesse ore di volo sufficienti per risultare funzionale per questa operazione.
Operazione di che tipo?
Un progetto di Sanremo per la musica italiana. Un Festival che sarà il punto di riferimento per il coinvolgimento della nazione intera.
Ragioniamo all’interno dell’evento o in maniera capillare durante tutto l’anno?
Parliamo dell’evento, in quella settimana. Tenderemo a connetterlo con tutta l’Italia.
In questa squadra di supporto, aleggiava l’idea che lo affiancasse una figura più istituzionale come Antonella Clerici.
No, non è previsto.
Un contratto quadriennale, quello di De Martino, un Sanremo così ambizioso prevederà più anni?
Parliamo del 2027 ma sono convinto che il suo percorso sarà uguale ai suoi predecessori.
Al netto dell’impegno annuale che ha ad Affari tuoi, e dell’accesa gara dell’access contro La ruota della fortuna, ritiene che l’impegno in questa fascia preveda uno sforzo davvero da nuovo modello di prime time?
L’access prime time è la fascia con maggiore ascolto in questo momento, dovrà, però, evolvere e innovarsi nella struttura.
E come durata?
La dilatazione non è prevista per ora, tuttavia stiamo facendo dei continui ragionamenti.
Comunque Stefano De Martino resta ad Affari Tuoi.
Assolutamente sì, con formule che cercheremo di arricchire. La componente show per esempio verrà supportata con uno studio più grande, che consenta di avere più spazio per l’intrattenimento e lo spettacolo.
De Martino resta anche a STEP per un’altra stagione. C’era la volontà di mantenere i timoni delle prime due reti con relativi target?
Per questa stagione è confermato anche su Rai 2, poi si vedrà nella normale evoluzione degli eventi.
Rai e politica. De Martino è una scelta aziendale ma ha ricevuto l’endorsement di diverse figure politiche.
Lui è stato una mia scelta, supportata e condivisa dall’Ad Rossi. Il giudizio personale può essere espresso da tutti.
Possiamo dire allora che si preannuncia un anno di cambiamento?
C’è un nuovo direttore artistico, è fisiologico. Siamo in presenza di caratteristiche diverse e attraverso di esse opereremo per un Festival cucito su di lui e sul cambiamento di percepito con le nuove generazioni.
I confronti con il passato più o meno recente saranno inevitabili.
Certo, è nella natura delle cose, soprattutto con l’evoluzione dei nuovi device e dei nuovi linguaggi. I Festival di Carlo restano nella storia, così come il passaggio di consegne di ieri sera avvenuto in diretta, è stata un’idea di Carlo, la trovo fantastica ed esprime il valore dell’artista e dell’uomo.
E non gli lascia “un pacco”, come da Conti dichiarato in conferenza stampa, in riferimento al Sanremo di quest’anno.
Sono molto soddisfatto dei dati, che sono arrivati giocando in Champions League. Quest’anno la competizione era molto più agguerrita. Veniamo dalle Olimpiadi invernali, che ci hanno condizionato in un periodo diverso e con una platea diversa, e con un mercato competitivo più forte in questo momento. La soddisfazione di questi dati deriva dal contesto.
Cosa avete tentato di fare quest’anno perché si attivasse uno sguardo diverso?
Abbiamo fatto evolvere il concetto di canzone: da semplice canzone che si ascolta a canzone che si guarda. L’impianto scenografico e coreografico è stato un salto di evoluzione rispetto agli anni precedenti, rafforzato dalla scena della serata cover, nella quale c’erano dei pezzi che erano da musical. Non c’erano 30 canzoni, c’erano 30 momenti, volutamente curati con luci, regia, balli e atmosfere ai quali hanno contribuito anche Laura Pausini e Achille Lauro.
C’era quindi la volontà di introdurre una visione differente.
È indubbio che Carlo Conti ha posto le basi di un cambiamento con questo Festival.