Martina Nasoni: “Il mio corpo non ce la faceva più, senza il trapianto di cuore per me sarebbe finita”

Il 20 agosto Martina Nasoni si è sottoposta a un intervento per un trapianto di cuore presso l'Ospedale Papa Giovanni XXIII. L'ex concorrente del Grande Fratello e conduttrice radiofonica, sin dalla nascita, ha fatto i conti con una cardiomiopatia ipertrofica. Ospite della trasmissione Le Iene, nella puntata trasmessa domenica 18 gennaio, la ventisettenne ha evidenziare come la scelta di donare gli organi sia un atto di enorme generosità che salva delle vite.
Martina Nasoni e la nuova vita dopo il trapianto di cuore. L'ex gieffina ha introdotto il suo monologo spiegando che il 20 agosto del 2025 ha subito un trapianto di cuore perché sin dalla nascita è affetta da una grave patologia. Aveva solo 12 anni quando le è stato impiantato un pacemaker: "L'ho soprannominato Bob. Era il nome del mio orsacchiotto preferito. È stato scelto per accompagnarmi per paura che quel cuore potesse in qualche modo tradirmi, proprio come era successo a mia nonna, a soli trent'anni". Poi, però, il pacemaker non è stato più abbastanza:
A un certo punto, però, il mio corpo ha deciso che non ce la faceva più. E quando questo succede, o qualcuno ti dona una possibilità o finisce lì.
Perché è importante donare gli organi. Martina Nasoni ha proseguito: "Oggi vivo con il cuore di una persona che non ho mai conosciuto, che non sa che lavoro faccio, che voce ho, o che sogni ho. Eppure questa persona mi ha salvato la vita". Quindi ha rimarcato quanto sia importante scegliere di donare gli organi. Non significa "perdere qualcosa", ma "continuare". Dietro a ogni trapianto c'è una famiglia che nel momento peggiore della sua vita ha deciso di dare una speranza a uno sconosciuto:
Io ogni giorno tento di essere all'altezza del regalo che ho ricevuto. Quindi informatevi, non vi chiedo di essere degli eroi, ma solo consapevoli. Perché se io sono qui è grazie a una scelta. La donazione non toglie la vita ma la trasforma e se oggi mi sentite parlare è perché qualcuno, nel buio più assoluto, ha acceso una luce. Per me.