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Marco Briano, vincitore di Sarabanda: “Cosa farò coi 126mila euro, disgustato dal comportamento di un concorrente”

Il vincitore di Sarabanda 2025 ripercorre con Fanpage.it la sua esperienza nel programma di Enrico Papi e spiega come intende investire il montepremi da 126mila euro. E su Matteo, lo sfidante che ha battuto nella puntata del 27 agosto: “Aveva un atteggiamento di scherno nei miei confronti”.
A cura di Sara Leombruno
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Ha 26 anni, viene da Savona e da tutti è conosciuto come "Scacco Matto" per la sua abilità negli scacchi, disciplina in cui eccelle proprio come nella musica. "Io sono solo Marco, però", precisa più volte al telefono in questa lunga intervista a Fanpage. Nuovo campione di Sarabanda 2025 e primo vincitore dell'attuale edizione, Marco Briano racconta la sua esperienza nel programma di Enrico Papi, svela cosa farà con i 126mila euro vinti e si toglie qualche sassolino dalla scarpa nei confronti di Matteo, lo sfidante del 27 agosto: "Ha avuto un atteggiamento di scherno, quando sbagliavo mi esultava in faccia. Ho provato disgusto".

Nella vita di tutti i giorni è un revisore contabile, vive con i genitori Maria Grazia e Mauro ed è diplomato in ragioneria informatica. La musica, però, lo accompagna fin da quando era bambino. Ha studiato pianoforte e canto, scoprendo di avere l’orecchio assoluto, la capacità di riconoscere la frequenza di un suono senza strumenti: "I miei amici mi usano come fossi uno Shazam umano". E sui progetti futuri: "Sogno di trasformare questa passione in un lavoro, ma resto con i piedi per terra".

Il tuo amore per la musica parte da lontano. Com’è nato?

Tutto merito dei miei genitori, in casa giravano continuamente De André, Guccini, De Gregori, Vecchioni. Ascoltavo molto anche I Nomadi, il mio primo concerto è stato il loro, a Rapallo, quando avevo solo quattro anni. Poco dopo cominciai a studiare violino e pianoforte, rispetto ai miei amici ero un po’ una “mosca bianca”. Loro seguivano quello che passava in radio, io restavo sui cantautori.

Quando hai capito di avere l’orecchio assoluto?

La prima volta fu a 14 anni. Durante un saggio musicale, mi accorsi che stavano suonando un brano intero un tono sopra senza strumenti accordati. Ma questa dote fu chiara anche qualche tempo dopo, quando partecipando a un seminario scrissi uno spartito completo di una canzone che non conoscevo. I miei insegnanti non riuscivano a crederci.

Marco Briano da bambino durante una sessione di canto
Marco Briano da bambino durante una sessione di canto

Immagino che non ti serva usare Shazam, nella vita quotidiana.

(Ride, ndr). Poco, molto poco. Di solito cerco di riconoscere i brani da solo, affidandomi solo al mio orecchio. Solo se non riesco, dopo diversi tentativi, mi affido all’app. I miei amici mi usano come una sorta di “Shazam umano”, si rivolgono spesso a me per sapere il titolo di una canzone.

Non hai mai pensato di partecipare a un talent show?

No, mai. L’unico concorso a cui ho preso parte è stato il Festival di Castrocaro, nel 2014, nella categoria delle voci bianche. Sono arrivato fino alle semifinali e per me è stata un’esperienza bellissima.

Alla Tv non avevi mai pensato, quindi?

No, perché a un certo punto ho interrotto gli studi ma, anche se avessi continuato, non so se mi sarei sentito pronto. Ho sempre avuto un po’ di timore nel cimentarmi in un percorso del genere, pur seguendoli con ammirazione e, lo ammetto, con un pizzico di sana invidia per chi riesce a farcela.

Qual è il tuo programma preferito?

X Factor, di cui sono fan da un paio d’anni. Durante il Covid ho ripreso a guardare anche Amici, che da piccolo seguivo quando si chiamava ancora Saranno Famosi. Con Sarabanda, ad ogni modo, ho avuto l’occasione di mettere alla prova le mie competenze musicali anche senza cantare o suonare, non ho rimpianti.

Cosa farai con i 126mila euro vinti?

Vorrei investirli in una casa, magari per viverci in futuro o da destinare all'affitto. La vittoria è arrivata all’improvviso, ma non è stata un caso, la considero il frutto del mio talento e dell'impegno che ci ho messo.

In trasmissione avevi detto di voler girare l'Europa in camper seguendo il Tour de France.

Sì, è una promessa che voglio mantenere, perché il ciclismo, e in particolare il Tour de France, è una passione che coltivo da anni. Lo seguo fin da bambino, grazie anche ai pomeriggi trascorsi con i miei nonni.

Di tuo nonno hai parlato anche a Sarabanda. Ti va di parlarci del vostro rapporto?

Mi emoziono spesso a parlarne. Mio nonno è stato molto più che un nonno: è stato un padre, un amico, un punto di riferimento. Abbiamo passato tantissimo tempo insieme, osservavo con ammirazione la sua saggezza. Mi ha sempre spinto a non prendere la vita troppo alla leggera, ad affrontare con forza le difficoltà. È stato anche lui a trasmettermi l’amore per la musica, per lui era un modo per esprimere sentimenti senza usare le parole. Per il suo novantesimo compleanno, cantammo insieme "Il vecchio e il bambino", è stato un momento che ci ha uniti profondamente.

C'è una persona in particolare a cui dedicheresti questa vittoria?

Innanzitutto a me stesso, perché sono orgoglioso di ciò che ho fatto, di essere riuscito a mettermi in gioco in un campo che amo da sempre. Ma, naturalmente, la dedico anche ai miei genitori, che mi hanno insegnato il valore dell'umiltà, del rispetto e dell'educazione.

In effetti, sui social in tanti ti hanno definito come "un campione educato e umile". Che effetto fa ricevere così tanto affetto?

Io non faccio parte della generazione delle “teste calde”, per me è naturale complimentarmi con gli avversari, incitarli, trattarli da persone oltre che da concorrenti. A Sarabanda ho trovato tanti talenti e ogni volta che riconoscevano una canzone era giusto valorizzarli. È un po’ come nel ciclismo: c’è tattica e strategia, ma sempre nel rispetto reciproco. Il fatto che il pubblico abbia colto questi valori mi dà gioia, anche se dovrebbero essere scontati.

Credi che tutti i tuoi avversari si siano comportati con te nello stesso modo?

No, purtroppo devo dire di essere rimasto colpito in modo negativo solo in un caso, quello di Matteo, nella puntata del 27 agosto. Per tutta la sfida ha avuto un atteggiamento che ho trovato sgradevole, quasi di scherno nei miei confronti, come se le mie risposte fossero ovvie, facili da dare. Verso il finale, quando ho sbagliato il titolo di una canzone, mi ha addirittura ha esultato in faccia. Per me è stato un gesto da pessimo giocatore, meglio perdere con signorilità che vincere così.

Marco contro Matteo, nella puntata del 27 agosto
Marco contro Matteo, nella puntata del 27 agosto

È stato l'unico caso?

Sì, è stata la prima volta in cui, più che nervosismo, ho provato un vero e proprio senso di disgusto. Tutti gli altri concorrenti, invece, sono stati dei signori. Uno su tutti Simone, che con me si è comportato quasi come un fratello maggiore. Mi ha riempito di complimenti e dopo la mia vittoria ci siamo anche abbracciati, la sua galanteria mi ha colpito.

Con Enrico Papi come ti sei trovato?

Mi ha fatto sentire a mio agio subito, anche se era la mia prima volta davanti alle telecamere. Ha un modo di condurre giocoso, spiritoso, sempre con la battuta pronta. Ho letto che qualcuno sul web pensa che questo suo modo di fare potesse deconcentrare, ma io non l’ho mai percepito.

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Ti ha soprannominato “Scacco Matto”, ti piace?

È un soprannome simpatico, ma io sono solo Marco. Non voglio essere percepito solo come un personaggio televisivo, ma come una persona, con la mia identità e le cose in cui credo.

Per il futuro, ti auguri che la musica diventi qualcosa di più che una passione?

Se riuscissi a trasformarla in un lavoro sarebbe bellissimo, ma devo rifletterci con calma. Per ora preferisco mantenere un profilo basso e valutare tutti gli scenari con lucidità.

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