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Marco Bellavia: “Dopo Bim Bum Bam qualcuno mi boicottò. Gf Vip? Non colpevolizzo nessuno, ma poi sparirono tutti”

Lo storico conduttore si racconta a Fanpage.it: “Fui emarginato in modo drastico e non me lo meritavo. Costanzo mi voleva a Buona Domenica per il post Fiorello, ma non sapevo cantare. Con Mediaset non ci sono più contatti da anni. Un comportamento che mi ha stupito e ferito”.
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“La tv dei ragazzi sarebbe potuta andare avanti ancora per tanto tempo. La nostra proposta avrebbe potuto reggere”. Riflessioni e rimpianti di Marco Bellavia, idolo dei bambini cresciuti negli anni novanta che fu tra i volti di punta di “Bim Bum Bam” dal 1990 fino al 2001, data in cui la trasmissione venne di fatto cancellata dai palinsesti di Mediaset.

“Sì, tornare adesso sarebbe molto strano – ammette Bellavia a Fanpage.it – ma chissà, potrebbe funzionare. Non si può comunque negare il grande cambiamento subito dalla televisione, soprattutto con l’avvento del digitale terrestre che ha provocato la globalizzazione dei contenuti e una dispersione di forze e budget produttivi”.

Classe 1964, Bellavia si avvicinò al mondo dello spettacolo da giovanissimo: “Iniziai a posare come modello, per poi partecipare a diversi spot. Ne feci tantissimi, a partire da quello del primissimo computer della Apple. Ad interpretare mio padre c’era Salvatore Landolina, che avrei ritrovato in ‘Licia’, nei panni di Marrabbio”.

L’ingresso nel mondo del lavoro interruppe presto il suo percorso universitario: “Mi iscrissi a Medicina, che successivamente mollai per la facoltà di Scienze Geologiche. Avendo trovato un’occupazione continuativa smisi. Considera che a 22 anni entrai nel cast di ‘Love Me Licia’. A quel punto intrapresi definitivamente la mia strada”.

I ciak si svolsero nell’estate del 1986: “Ero in Puglia per degli impegni e mi comunicarono che si sarebbero tenuti i provini per questa serie. Non sapevo cosa fosse, non ero informato, conoscevo a malapena il cartone animato. Mi assegnarono la parte di Steve”.

La popolarità fu immediata.

Ci dissero che saremmo diventati famosi, ma io non ci credevo. Nonostante la serie dovesse ancora andare in onda, durante le riprese all’aperto trovammo tantissime persone ad acclamarci. Ricordo delle scene girate a Cervia, con la gente impazzita nel riconoscere Mirko col ciuffo biondo e rosso o Satomi col capello blu. Si comprendeva nettamente il riferimento ai protagonisti di ‘Licia’ e questo creò un entusiasmo pazzesco, che divenne il delirio assoluto dopo la trasmissione degli episodi.

Eravate tutti doppiati.

In tutte le stagioni. Lo fecero per mantenere un giusto ritmo e le voci originali dei cartoni. Invece, in ‘Arriva Cristina’, ‘Cristina’ e ‘Cri Cri’ imparai a ridoppiarmi. Non giravamo in presa diretta e serviva un secondo passaggio in studio. In quei casi la voce era davvero la mia, tranne che nelle scene di canto, affidate a Ricky Belloni.

Il successo clamoroso le aprì le porte di “Bim Bum Bam”.

Fu determinante un concerto al PalaTrussardi al fianco di Cristina D’Avena. Venni acclamato e credo che la rete intuì le mie potenzialità.

La scelse direttamente Alessandra Valeri Manera?

Era la capostruttura della tv dei ragazzi e capì che alcuni personaggi della serie avrebbero potuto riscuotere consensi. Oltre a me vennero ingaggiate anche Carlotta Brambilla e Debora Magnaghi. Ad ogni modo, la Manera non era l’unica a decidere. Per ogni scelta c’era bisogno dell’approvazione dei dirigenti, Berlusconi compreso.

Nel 1991 il programma fu promosso su Canale 5.

La tv dei ragazzi all’epoca era centrale, rappresentava il fulcro del pomeriggio della televisione nazionale. Quando si accorse che funzionavamo, pure la Rai controprogrammò con prodotti simili. Nacquero ‘Solletico’ e altre trasmissioni. Noi ce la giocammo e non cambiammo mai nome. Eravamo una corazzata poco scalfibile.

Come regista avevate un giovane Maurizio Pagnussat.

Mi diresse in svariate puntate. Ha fatto molta gavetta ed è arrivato meritatamente dov’è ora anche grazie a ‘Bim Bum Bam’. Ma non voglio dimenticare nemmeno Stefano e Francesco Vicario che seguirono il progetto di ‘Licia’. Soprattutto Francesco mi ha insegnato tanto. Fu determinante nel dare una mano allo sviluppo delle storie e della recitazione. Lo ringrazio, purtroppo non ho più avuto la fortuna di incontrarlo.

A fine millennio “Bim Bum Bam” entrò in crisi. Quanto influì l’abbandono di Valeri Manera?

Il suo addio fu determinante. Il capostruttura che se ne andava equivaleva alla fine di un’era. Fu una sorta di chiusura dei lavori. Nemmeno Berlusconi c’era più, ormai impegnato in politica. Subentrarono altri interessi.

Gli ultimi anni furono difficili, con lo spazio per voi ridotto all’osso.

Nell’ultima fase comparimmo soprattutto nelle pubblicità e nei messaggi promozionali. Contestualmente terminò pure l’avventura di ‘Solletico’ in Rai. Morto ‘Bim Bum Bam’, anche il rivale si eclissò.

Sulla chiusura di “Bim Bum Bam” Roberto Ceriotti dichiarò: “Fu un problema di budget. Il programma aveva costi importanti”.

Non chiuse solo per quello, influirono molteplici fattori. Si dà sempre la colpa ai soldi, ma la verità è che noi avevamo vissuto stagioni incredibili. Con l’uscita di Valeri Manera si creò un buco tra le 16 e le 18 e tutti si vollero infilare. Pensa che potere avrebbe oggi un capostruttura che occupa quello spazio, sia su Canale 5 che su Italia 1.

A volte non è colpa di nessuno, sono semplicemente i tempi che cambiano. Non crede?

Sono nate altre trasmissioni perché c’era un vuoto da riempire. Se qualcuno avesse deciso di far vivere in eterno la tv dei ragazzi, non sarebbe arrivato chi è sopraggiunto dopo. Se Valeri Manera fosse rimasta, supportata dall’azienda, magari quell’esperienza sarebbe rimasta in vita, aggiornata o rivisitata. Chi lo dice che sarebbero per forza nati ‘Pomeriggio 5’ o ‘La vita in diretta’? Quel progetto è stato archiviato da Mediaset e, di conseguenza, la Rai si è aggregata.

La tv dei ragazzi per molti è stata una gabbia. Nel suo caso?

Adesso chi fa prodotti per i più piccoli sui social è ricchissimo. Prendi i Me contro Te, fatturano tantissimo e stanno da Dio. Trent’anni fa c’era una vera difficoltà ad uscire da quel mondo per provare a fare altro. Lo stesso Bonolis fece fatica a lasciare un certo schema e ad entrare in uno nuovo. C’è chi ce l’ha fatta e chi è rimasto incastrato in qualche gioco di potere esterno.

Fa parte di questa categoria?

Non ho trovato la strada giusta, nonostante l’abbia cercata. Peccato, avrei potuto dare molto. Ciascuno di noi tentò di seguire un suo percorso. Qualcuno si buttò nelle telepromozioni, altri smisero. Io ho provato a fare altro, non ci sono riuscito. Ho sbagliato, alcune situazioni spiacevoli me le sono meritate, ma ci sono persone che mi hanno messo i bastoni tra le ruote.

Che colpe si attribuisce?

Forse a volte il mio carattere non mi ha aiutato, mi prendo le mie responsabilità. Tuttavia, sono certo al cento per cento che qualcuno mi boicottò. Non so perché, ma misero in giro voci sgradevoli, dissero di me cose false. Fui emarginato in modo drastico e non me lo meritavo. Non feci niente di strano, al massimo ci furono delle incomprensioni.

A metà anni novanta era sfumato il suo approdo a “Buona Domenica”.

Maurizio Costanzo mi voleva in sostituzione di Fiorello e mi fece partecipare ad un casting. Era convinto che fossi un bravo cantante e svolsi il provino, ma il risultato fu disastroso. Feci una figuraccia. Chissà che si aspettava. Forse si era illuso guardando la serie di ‘Licia’, ma lì a cantare era Belloni.

Salutato “Bim Bum Bam” si aprirono le porte di “Forum”.

Credevo di co-condurre, in realtà mi ritrovai a fare altro. Entrai da esterno in un gruppo che era già molto affiatato e non legai. Si registrava a Roma, ero fuori sede e sballottato. Fu una brutta esperienza, mi limitavo a leggere le mail. Partii con un grande entusiasmo, scalpitavo, ma sbattei la faccia contro il muro. Da lì il mio consenso cominciò a calare e purtroppo si manifestarono le prime fragilità psicologiche. Ebbi una crisi legata alla valutazione delle mie capacità e il contesto ostile non mi aiutò.

Rimase a “Forum” per due stagioni.

Nella seconda feci l’inviato. Sarebbe potuto essere un traguardo importante, capace di tagliare il cordone con la tv dei ragazzi, ma non andò bene. Qualcuno se la prese per qualcosa, io per altre. Tante situazioni sommate portarono a dei dissapori.

In quel periodo arrivò pure l’impegno a “Stranamore”.

Anche lì rimasi incastrato in meandri di robe in cui c’entravo poco. Non feci una bella figura, non perché non fossi bravo. Si verificarono tanti pasticci che si accavallarono. Alcune figure mi remarono contro.

In che maniera?

Capitava che qualcuno mi dicesse di fare una pausa di trenta secondi durante un servizio, mentre altri non capivano perché non parlassi. Accadevano queste cose. Piano piano la figura del bravo ragazzo promettente lasciò il posto ad un’altra immagine del sottoscritto.

Come fu il rapporto con Alberto Castagna?

Non ebbi contatti troppo diretti, dal momento che portavo in studio i personaggi e introducevo le storie. Alberto era reduce dai gravi problemi di salute e dall’operazione, non stava bene, ma fu ugualmente bravissimo. Un grande professionista.

Gradualmente sparì dai radar.

Nel 2005 scrissi e condussi ‘Snow Food’ per Gambero Rosso Channel e poco dopo sbarcai su Telenova. Presentavo ‘Dammi il cinque’ e il programma andava alla grandissima. Si trattava di un’emittente importante, rispettata da tutti. Però, come ti dicevo prima, l’arrivo del digitale terrestre ha stravolto il panorama e molte realtà locali sono state soppresse. Con mille canali il pubblico si diffonde ovunque. Tuttora le reti regionali fanno ascolti minimi, a volte sono di più le visualizzazioni sui social per un reel.

Fu costretto a reinventarsi.

Feci tante cose, dovetti trovare soluzioni che mi consentissero di guadagnare. Diventai produttore di spot televisivi entrando in concorrenza con le multinazionali. Quindi passai ai social, col ruolo di social media manager di aziende, alberghi, negozi importanti. Poi è arrivato il covid, che ci ha ammazzato. I clienti sono spariti. La prima caduta fu nel 2004, quando compresi che qualcosa nella mia carriera si era rotto, la seconda invece è stata durante la pandemia. Una crisi nera.

La decisione di partecipare al “Grande Fratello Vip” dipese da queste difficoltà?

I reality li avevo cercati già in precedenza, sia il ‘Gf’ che ‘L’Isola’. Chiedevo di prendervi parte, ma ricevevo sempre dei grandi ‘no’. Nel 2022 la risposta fu positiva.

Capitò però l’inimmaginabile.

La permanenza durò nove giorni. Non ricordo nulla, mi hanno aiutato i filmati che ho rivisto. Con tutte le medicine che presi la memoria si è azzerata. Purtroppo quella vicenda fece molto clamore.

Accusò un malessere psicologico e i suoi coinquilini vennero accusati di averla isolata e bullizzata.

C’erano delle regole, chiaramente scritte nel contratto, che sbagliai ad interpretare. Non riuscivo a dormire, non c’erano gli orologi, le luci rimanevano sempre accese e le temperature in casa venivano alzate ed abbassate. Metodi che servivano per creare l’atmosfera e smuovere le acque, ma che io subii. Qualcuno approfittò del fatto che fossi poco lucido e capitò quello che sappiamo.

La faccenda divenne un caso nazionale.

Non potevo prendermela con la produzione. Non ci sono colpevoli. Ammetto che tutti gli altri concorrenti subirono la mia situazione. Non fu responsabilità mia e neppure loro. Il mio stato non c’entrava con la depressione. Se ti rompi un braccio, ti portano al Pronto Soccorso e ti ingessano. Se ti capita qualcosa alla testa, al contrario, è più difficile comprenderlo.

Scrivendo il suo nome sui motori di ricerca, la prima informazione che salta all’occhio riguarda l’esperienza al “Gf Vip”. Quarant’anni di carriera ridotti a quei nove maledetti giorni.

Non cancellerei quell’esperienza. Ho aperto il vaso di Pandora sulla questione della salute mentale. Una volta uscito, tanta gente mi scrisse, ricevetti molto affetto. Persino Tiziano Ferro mi inviò un messaggio bellissimo. Riuscii a smuovere le acque, ebbi la possibilità di farmi sentire, molti follower mi cominciarono a seguire sui social.

E poi?

Da Mediaset mi rassicurarono dicendomi che mi avrebbero sostenuto, che sarei tornato ad essere un personaggio dell’azienda. Tuttavia, dopo qualche mese sparirono tutti. Non ci sono più contatti da anni. Un comportamento che mi ha stupito e ferito.

Che spiegazione si è dato?

Questo mondo è così e io non mi ci ritrovo proprio. Forse sono troppo sincero, troppo schietto. Finché sono stato tutelato dallo scudo della tv dei ragazzi ci sono stato bene dentro. Appena me ne sono liberato ne sono uscito a pezzi.

Oggi cosa fa?

Ho fatto diventare il mio profilo Instagram un’azienda editoriale, una tv personale. Se mi chiudessero il profilo sarei rovinato (sorride, ndr). Realizzo dei contenuti e qualcuno mi sponsorizza. Faccio quello che ho sempre fatto: creo progetti e li mando in onda. Monto, confeziono podcast su temi specifici, poco professionali ma costruttivi. Inoltre, nel 2024 ho pubblicato un mio libro, ‘Depresso? Qui e ora’.

Un titolo forte.

Me lo sono prodotto ed è in vendita su Amazon. Ho fatto leggere la bozza ad un giornalista e si è spaventato, allora mi sono mosso in autonomia. È un viaggio personale tra aneddoti divertenti e vicende assurde. Ogni caduta ha lasciato una cicatrice, ma anche la spinta per rialzarmi.

Di recente avete riportato “Bim Bum Bam” a teatro.

Avremmo dovuto confezionare quindici date, però la lavorazione si è interrotta perché non siamo stati pagati e aspettiamo i soldi da ottobre. Un grande dispiacere, perché lo spettacolo era veramente bello. Ero accompagnato da Manuela Blanchard e Pietro Ubaldi, con la regia del grande Claudio Insegno, che pochi giorni fa si è unito al suo compagno. Gli faccio gli auguri più sinceri.

La tv è un capitolo chiuso?

Che ne so? Avrei ancora un sacco da dare, ma se nessuno mi vuole… Sono nuovamente rassegnato. L’esperienza teatrale mi ha fatto capire che questo mestiere mi piace da morire e credo di farlo bene. Ti assicuro che in giro c’è gente peggiore di me che ha programmi. Il mio agente fatica a trovare proposte. Speravo di essere tornato in pista, non era così.

L’amarezza è palpabile.

La televisione si è fossilizzata. Ai miei tempi fioccavano le produzioni, c’era l’imbarazzo della scelta. Ora se fai zapping trovi solo trasmissioni giornalistiche. I giovani sono fuggiti. I ragazzi non li conquisti con interminabili talk dedicati ai morti ammazzati.

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