Marcello Cesena, Jean Claude di Sensualità a corte: “La mia voce a inizio carriera è stata un limite”
C'è una "sensualità" che ha attraversato gli ultimi 21 anni tra Tv e social e non perde mai la sua essenza: è quella che Marcello Cesena porta in scena quando veste i panni di Jean Claude, personaggio diventato cult negli anni, oggi protagonista degli sketch di Gialappa Show. Sensualità a corte è il suo marchio di fabbrica, ma non solo: in un'intervista a Fanpage.it l'attore e regista racconta la sua carriera, nata quasi per caso, anzi per destino. Tutto comincia quando Giorgio Albertazzi nota il suo talento durante uno spettacolo: gli propone il ruolo da coprotagonista per Enrico IV, una strada che sembrava condurlo verso il teatro drammatico. Almeno fino a quando, sul palco, Cesena non ha capito che la sua voce, il suo modo di stare in scena e la sua inclinazione lo avrebbero portato nel mondo della comicità.
Jean Claude è diventato un personaggio iconico con un linguaggio, una gestualità e un universo tutto suo. Ti aspettavi il successo quando è nato 21 anni fa?
Quasi subito abbiamo avuto il sentore che la cosa funzionasse. In quel momento nasceva anche Youtube, e una persona con cui lavoravo mi fece notare che i nostri filmati su Youtube avevano un numero di visualizzazioni impressionante. Poi da subito iniziai a incontrare persone che chiamavano la mamma "Madre", il virus Jean Claude si è diffuso velocemente.
"Oh Madre" è un tormentone. Anche Paola Iezzi alle audizioni di X Factor lo ha pronunciato.
Sì, per un comico credo non si possa desiderare di più.
I Gialappi quando videro per la prima volta Sensualità a Corte la definirono una "cacata", hai raccontato a Tintoria.
Loro rifiutano questa realtà (ride, ndr). Tutte le volte che mi dicono di tagliare qualcosa in uno sketch io dico loro "Poi tra vent'anni mi direte". In realtà, all'inizio io non avevo inserito alcune cose, temevo di avere problemi di copyright inserendo i nomi dei supereroi. Loro me li fecero aggiungere, nessuno poteva dirci niente. Ma hanno amato tanto il personaggio, specialmente Marco Santin. Ho fatto Sensualità a corte anche in Rai, sui social, ma quando lo faccio con i Gialappi l'effetto è dirompente. Li ritengo i padrini di Jean Claude.
Non deve essere facile mantenere fresca la scrittura di un personaggio che esiste da oltre 20 anni. È mai capitato che ti annoiassi di Jean Claude?
Ho scritto Sensualità a corte cercando di creare una situazione in cui fosse possibile fare qualsiasi cosa. Era difficile mettere le cose che mi piacciono nei film che giravo, allora è stata creata come luogo di godimento creativo, una cosa che potesse cambiare pur mantenendo le sue caratteristiche. In questi 21 anni sono cambiate alcune cose, oggi uso una marea di effetti IA, ho aggiunto personaggi. Mi diverto ancora moltissimo.
È vero che diventerà una serie Tv?
È verosimile. Fino a che non la vedo su uno schermo non mi pronuncio. Visto il buon successo, uno sbocco è sensato.
Torniamo indietro ai tuoi inizi. La svolta artistica è arrivata con Giorgio Albertazzi che ti ha scelto come coprotagonista per Enrico IV. Ricordi le sensazioni di quei momenti?
In quel momento non sapevo se l'anno successivo avrei ancora fatto la cosa che avevo sempre sognato. Con Albertazzi capii che c'era la possibilità di trasformare la passione in lavoro. Anche se, dico la verità, in quello spettacolo ero a disagio perché cominciai a capire che non ero quello che pensavo di essere.
Cioè?
Non ero un attore classico alla Gassman, ma uno con l'aspetto da attore classico ma con la voce di Pixi e Dixi. Cominciai a capire che forse era meglio indirizzarsi verso la comicità. Infatti dopo quella esperienza iniziai a lavorare con il gruppo Broncoviz, orientandomi sul teatro comico.

Hai percepito che la tua voce potesse essere un limite per la tua carriera?
Ho capito che potesse essere un limite al primo provino in cui mi presentai per essere ammesso alla scuola di recitazione, a Genova. L'insegnante, mentre ero sul palco, mi urlò "Dove vuoi andare con quella voce?". Lì è come se mi avesse sparato con una carabina. Per fortuna quell'anno arrivò un altro insegnante che, invece, adorava la mia voce. Da lì sono iniziate le mie botte di c*lo (ride, ndr).
Albertazzi ti notò in uno spettacolo in cui interpretavi un personaggio con il volto color verde mela. Ti sei mai chiesto che cosa sarebbe successo se quella sera non fosse stato in sala?
Me lo chiedo, è una cosa molto affascinante. Il mio film preferito è Sliding Doors, è esattamente quello che ritengo sia la vita, una serie di casualità, una porta che si apre e tu o passi, o rimane chiusa e fai un altro percorso. È stupefacente come tutto dipenda da un destino, dal caso. Credo che se Albertazzi non mi avesse visto, avrei fatto comunque questo lavoro perché sono cocciutissimo.
Prima hai nominato il gruppo Broncoviz con il quale hai avuto un successo enorme. Pensate mai a una reunion?
Siamo rimasti grandi amici, e già questo depone a favore di una eventuale reunion. Da quando ci siamo separati ognuno di noi ha preso strade diverse. Sarebbe difficile ora pensarlo, però mai dire mai.
Nel 2008 hai diretto Il cosmo sul comò con Aldo, Giovanni e Giacomo, ottenendo un grande successo. Com’è stato dirigere un trio dalla comicità così riconoscibile?
È stato facile perché prima di fare quel film avevo già lavorato con loro per anni. Ero il regista delle loro campagne pubblicitarie per Wind, una campagna dove inventavamo gli spot sul set, eravamo diventati amici. Il film è stato un piacere girarlo, ha incassato 14 milioni di euro, e quindi un caso pazzesco.
Ti occupi di regia, campagne pubblicitarie, spettacoli, film. Quale lavoro ti mette più pressione?
Fare pubblicità con persone molto conosciute in Italia è stata una scuola pazzesca. Mi ha abituato a gestire situazioni molto veloci, a convincere i testimonial a fare quello che avevo in mente, a confrontarmi con persone con cui non è facile confrontarsi. Fiorello ad esempio, che io adoro, è una persona che ha una chiara visione del suo mondo, eppure siamo riusciti a fare pubblicità con lui. Quindi, per questo motivo ho dovuto togliermi di dosso la pressione. Girare uno spot è potenzialmente un momento di grande pressione, però bisogna divertirsi.
La tua comfort zone, invece?
Sensualità a corte ovviamente è la mia tazza di tè. La mia comfort zone è con i Gialappi, con loro ho un rapporto talmente consolidato che anche se ci sono richieste di cambiamenti, so quello che loro vogliono, e loro sanno cosa io propongo.

È stata un'idea tua anche quella di inserire i nomi di Vip o star internazionali nei titoli di coda di Sensualità a corte?
Sì, mi piaceva l'idea di fare la sigla. Ho deciso di inserire nomi di Vip, a caso, per dare modo ai Gialappi di commentare anche quei 30 secondi di videoclip.
Nel vero cast della soap c'è tuo marito, Alessandro Iovine, che lavora dietro le quinte. Riuscite a separare il lavoro dalla vita privata o Jean Claude entra anche nelle vostre conversazioni a casa?
Quando lavoriamo non riusciamo a separare, non esiste altro che questa bolla che comincia a settembre e finisce a dicembre, ricomincia a febbraio e finisce a maggio. Ora siamo entrambi a Roma, nel weekend giriamo e stiamo anche chiudendo accordi con una guest bellissima (per un episodio di Sensualità a corte, ndr).

Spoiler?
No, stiamo concludendo gli accordi. Abbiamo avuto tantissimi personaggi, come Favino, Santamaria, Accorsi, Elodie, ed è molto gratificante. Queste persone conoscono perfettamente Sensualità a corte e l'affrontano con una serietà che mi lascia di stucco. Ne esce un gran bene, questo mi dà tanta soddisfazione.