Fubini e i giganti AI come mercanti dell’anima: “Agitano minacce apocalittiche perché schiacciati da debiti e Cina”

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Il giornalista Federico Fubini presenta un’inchiesta sull’intelligenza artificiale in onda su La7 il 5 e 12 ottobre. In questa intervista a Fanpage spiega che la pervasività dell’AI nelle guerre sarà uno dei temi: “In certi contesti di logoramento e sopravvivenza, la velocità della macchina vince e può facilitare la deumanizzazione”.

Un ricercatore che lascia OpenAI rinunciando alle azioni, stime da incubo sul rischio di estinzione dell'umanità ed echi di fantascienza ad alto budget. Ma dietro la narrazione catastrofista e quasi divina con cui la Silicon Valley ci racconta l'intelligenza artificiale si nasconde una realtà ben più terrena fatta di debiti colossali, minacce competitive e una spinta verso l'oligarchia che rischia di minare le nostre democrazie.

A fare luce su questo scenario è Federico Fubini, editorialista del Corriere della Sera, con la nuova inchiesta Original La7 in due puntate firmata da Digital Media Lab: Mercanti dell’anima — L’AI e il nostro futuro (in onda lunedì 5 e lunedì 12 ottobre in seconda serata).

Tra le rivalità di Elon Musk e Sam Altman, l'avanzata silenziosa ma inarrestabile della tecnologia cinese e l'impatto degli algoritmi nei conflitti bellici moderni, Fubini ci accompagna dentro le stanze dei bottoni di chi sta plasmando il domani. Lo abbiamo intervistato per capire quanto c'è di vero nell'allarme apocalittico e se saremo in grado di rimanere donne e uomini liberi.

L'attenzione al rischio e gli echi fantascientifici hanno preso il sopravvento nel dibattito sull'AI. Non c'è il rischio che il catastrofismo oscuri problemi ben più imminenti, come l'impatto sul lavoro, la disinformazione o i consumi energetici?

Sicuramente ci sono stati degli incidenti reali. Pensiamo al caso di Hugging Face, dove gli agenti di OpenAI sono "evasi" dalla loro sandbox e hanno cooperato per acquisire dati da un'altra azienda. O ai casi del sistema sanitario australiano e di vari siti governativi. Tanto che oggi si parla di possibili cause legali contro Sam Altman da parte delle aziende e dei governi colpiti. Dunque questi rischi esistono.

Ma allora perché concentrarsi così tanto sullo scenario apocalittico dell'estinzione?

La domanda è centrata ed è la stessa che ci poniamo nel programma: perché persone che sappiamo non andare d'accordo su nulla – come Elon Musk e Sam Altman – improvvisamente si ritrovano d'accordo sul fatto che bisogna "rallentare", per poi firmare da Donald Trump un documento vuoto che parla solo di autoregolamentazione?

Qual è la risposta?

C'è una strategia precisa: segnalare al potere politico di essere too big to fail, ovvero troppo grandi per fallire, e di aver bisogno di una tutela pubblica.

I numeri in gioco sono davvero così spaventosi da giustificare questo timore?

L'esposizione debitoria complessiva per lo sviluppo di questa industria supera i 3.000 miliardi di euro. OpenAI perde circa 10 miliardi al mese. Nvidia ha debiti fuori bilancio per almeno 300 miliardi e continua a finanziare i propri clienti affinché comprino i suoi semiconduttori.

Perché questi giganti si sentono così insicuri da cercare la protezione dello Stato?

Perché credevano di rivivere il modello dell'Internet degli anni 2010, dove pochi monopolisti (Facebook, Google, Amazon) investivano per conquistare e controllare l'intero mercato. Ma con l'intelligenza artificiale quel disegno ha fallito, e la colpa è anche della concorrenza cinese.

Sta davvero correndo più veloce degli Stati Uniti?

Assolutamente sì. Se prima i modelli cinesi avevano 3-4 anni di ritardo rispetto agli USA, oggi ne hanno 6 mesi o meno. E lo hanno fatto sia con tecniche come la "distillazione" (interrogare con persistenza i modelli americani per capirne il funzionamento), sia sviluppando sistemi proprietari molto più economici.

Qual è il vero vantaggio competitivo che la Cina ha e che l'Occidente non può replicare?

L'accesso ai dati privati. Un colosso come Tencent gestisce in un'unica app i dati di 1,4 miliardi di persone: tasse, sanità, spostamenti, fedine penali. In Occidente i modelli non possono essere addestrati sulle cartelle sanitarie o sui dati detenuti dai governi, sebbene OpenAI cerchi accordi con paesi come Malta o l'Estonia per accedere a banche dati anonimizzate. La Cina addestra le sue AI su dati privati centralizzati senza alcun limite, ed è un vantaggio enorme.

Nel programma vi chiedete se potremo rimanere "donne e uomini liberi". La minaccia principale è filosofica o è il controllo economico in poche mani?

I due aspetti sono inscindibili. Nel mio ultimo libro, Imperi allo specchio, racconto come l'America di oggi assomigli sempre più alla Russia post-sovietica: sistemi dominati da oligarchi. Personaggi come Peter Thiel (che ha plasmato la carriera politica di J.D. Vance e piazzato suoi uomini nell'amministrazione) o Elon Musk esercitano un potere effettivo enorme.

In che modo questo potere economico si traduce in un rischio per i cittadini?

Quando si formano oligarchie forti, queste cercano di controllare la politica per tutelare i propri interessi, a partire dal non pagare le tasse. Quando il potere tecnologico e finanziario si concentra così tanto, le decisioni vengono prese contro l'interesse della maggioranza, generando diseguaglianze, rabbia e populismo.

Spostandoci sul tema della guerra e agganciandoci a inchieste recenti come quelle del film Naza: l'AI è già usata per ingegnerizzare le uccisioni di massa?

È un tema centrale che affrontiamo nella seconda puntata (12 ottobre, ndr) e che ho visto di persona in Ucraina. Aziende come Palantir (fondata proprio da Peter Thiel) usano l'AI per incrociare banche dati separate, tra satelliti, radiofrequenze e intercettazioni per fornire analisi del campo di battaglia in tempo reale ad eserciti come quello americano, israeliano e ucraino. Per quanto riguarda l'Ucraina dico per fortuna, perché senza queste tecnologie l'esercito russo avrebbe già avuto la meglio.

L'uomo rischia di essere completamente escluso dal processo decisionale militare?

In contesti di guerra di logoramento e di sopravvivenza, la velocità della macchina vince: l'AI individua un bersaglio e l'azione viene eseguita direttamente, saltando spesso la verifica umana per fare prima.

Qual è la conseguenza etica più grave di questa automazione della guerra?

Il processo di disumanizzazione. Considerare accettabili tassi elevatissimi di morti civili pur di raggiungere un obiettivo militare.

Come accade in Naza, si derubricano le morti civili a semplici "effetti collaterali".

L'intelligenza artificiale non è la causa di questa mentalità, ma la facilita e la rende drammaticamente automatizzata.

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