Fra Stefano Bordignon annuncia il Vangelo su YouTube: “Vendevo birra e panini, dopo una crisi sono diventato frate”

Fra Stefano Bordignon è un frate dell'ordine dei Servi di Maria. Il suo canale YouTube, in cui annuncia il Vangelo del giorno, conta oltre 1 milione di iscritti. Nato nel 1972 a Desenzano del Garda, ha 54 anni. In un'intervista rilasciata a Fanpage.it ha raccontato la sua storia e quel percorso che lo ha portato a diventare frate nel 2003. Prima della vocazione gestiva una piccola birreria: "Vendevo birra e panini a Vicenza". Poi ha attraversato un momento di crisi: "Ho avvertito un vuoto di valori, la fragilità di una vita basata sulle cose e sul divertimento". Così, ha cercato un senso nel Vangelo: "Ho incontrato Gesù e ho intrapreso il primo passo di quel cammino che mi ha portato a diventare frate". L'impatto iniziale con la vita del convento è stato "uno shock" e non sono mancati momenti in cui ha messo in discussione la sua scelta, ma oggi è un uomo sereno. Da otto anni dimora presso il convento della Santissima Annunciata di Rovato, in provincia di Brescia. Nel libro Abbi cura di te, edito da Piemme, i suoi consigli per tornare ad apprezzare le piccole, semplici cose della vita.
Chi era Stefano Bordignon prima di diventare frate?
Un ragazzo come tanti altri. Ho cominciato il mio percorso di frate a 28 anni circa e prima di intraprendere questo cammino lavoravo e conducevo una vita serena, anche impegnata. Leggendo a ritroso, però, direi che era anche una vita abbastanza superficiale. Mi accontentavo di cose non molto rilevanti.
Mi risulta che lei avesse una birreria.
È vero. Vendevo birra e panini a Vicenza. Era una piccola birreria per la verità. Un locale per i ragazzi che la sera volevano socializzare.
Come è arrivata la vocazione?
È arrivata in un momento di crisi in cui ho avvertito un senso di povertà nell'investire tutte le mie energie in qualcosa che non reputavo più significativo. Cercavo qualcosa a cui dedicare la mia vita. Ho avvertito un vuoto di valori, ho toccato la fragilità del costruire una vita basata sulle cose e sul divertimento. Nel cercare un fondamento diverso, mi sono riavvicinato al Vangelo. Ho pensato che quello fosse il punto da cui potevo ripartire. Così ho incontrato un Gesù diverso da quello che ricordavo dai tempi del catechismo. E ho intrapreso il primo passo di quel cammino che mi ha portato a diventare frate.
La sua famiglia come reagì a questa decisione?
Rimasero sorpresi perché non credevano che fossi portato per la vita da frate. Volevano il mio bene e quindi si preoccupavano. Si chiedevano se fosse solo l'ennesima scelta sciocca della mia vita, in continuità con quelle fatte in passato. Però non mi hanno ostacolato, hanno accettato la mia decisione. Con il tempo sono stati felici di quello che sono diventato e di ciò che faccio. Mio papà, purtroppo, è morto alcuni anni fa.
Prima di entrare in convento, aveva un legame sentimentale che ha dovuto interrompere?
Ho avuto legami sentimentali, però nel momento in cui ho scelto di diventare frate non ne avevo già più, quindi non ho dovuto sciogliere qualcosa che era vivo in quel momento.
È stato difficile per lei adeguarsi alla vita in convento?
Posso dire che era diversa da come me l'aspettavo, quindi ho avuto bisogno di tempo per abituarmi. Dopo avere venduto la birreria, sono entrato in convento. Dall'alto del monte vedevo le macchine che andavano a destra e a sinistra. Mi rivedevo in quella che era la mia vita di prima. Guardavo la frenesia del mondo e mi dicevo: "Cosa ho combinato! Che ci faccio qui?". C'è stato un momento di shock.
Credo sia comprensibile.
Si diventa frate un passo alla volta. C'è una speranza, un desiderio, poi è tutto un cammino che ci trasforma.
C'è stato un momento in cui ha messo davvero in discussione la sua scelta?
Ci sono state due occasioni forti. Una è stata durante il noviziato. Sono andato perfino a casa una settimana perché non me la sentivo più. Percepivo quell'ambiente come troppo soffocante, troppo organizzato, sentivo che la mia libertà in quella struttura era forzata. Però, nell'andare a casa, ho capito che quello era il mio posto e quindi sono ritornato in convento. Ho imparato a vivere l'essere frate in modo più libero e meno costringente.
E quando è giunto il secondo momento di crisi?
C'è stato un periodo in cui mi sono dovuto occupare dell'organizzazione pratica della vita dei frati, aspetti anche strutturali ed economici. Sentivo che non faceva per me. Mi sono chiesto: ma cosa mi sono messo a fare il frate se non posso occuparmi di anime ma di cose del mondo? È stato un momento difficile, ma ho concluso quell'incarico e adesso conduco una vita di cui sono molto contento.
Che cosa le ha dato il convento che la sua vita precedente non le dava?
Adesso sono consacrato al Signore. Questo per me è il punto chiave, crescere in questa relazione con Dio e avere in Gesù, che è il mio Signore, il mio punto di riferimento. Sentire che la mia vita è dedicata a lui, mi arricchisce. E poi ho la possibilità di aiutare tante persone che trovano sostegno in quello che faccio.

Oggi qual è la sua giornata tipo?
Ogni giornata è scandita dalla preghiera al mattino, mezzogiorno e sera. C'è la celebrazione dell'Eucaristia. Il resto degli impegni, invece, sono organizzati settimanalmente. Ciò che mi occupa di più è l'incontro con le persone che vengono a dialogare, con cui faccio un accompagnamento spirituale o che passano a salutarmi perché vogliono conoscermi. E poi c'è la corrispondenza, che è qualcosa di incredibile. Mi richiede tantissimo tempo rispondere a tutti. C'è l'aspetto pratico della tenuta della casa, anche se ci sono dei volontari splendidi che ci aiutano. E infine c'è il canale YouTube quindi realizzare, registrare e caricare i video.
Come è nata l'idea di evangelizzare tramite YouTube?
Penso che sia bello cogliere nel Vangelo un pensiero che ci accompagni durante la giornata e che parli alla nostra vita. YouTube è facilmente accessibile a tutti e ci sono io che leggo il Vangelo per te. Più facile di così. Desideravo rendere il Vangelo un momento piacevole in cui sentire veramente la Parola che ti aiuta a ritrovare il centro della tua giornata e la serenità.
Tra gli utenti che la seguono non ci sono solo cristiani.
Anche questo è molto bello. Ci sono persone che si sono allontanate dal Signore. Magari inciampano in uno dei miei video e si riavvicinano alla fede. Ci sono anche persone che alla fede non si riavvicinano mai, però il Vangelo resta sempre una parola che costruisce pace, che aiuta a guardare un po' dentro di noi, una parola costruttiva, edificante, anche per chi non è praticante o non è cristiano.
In quanto frate ha fatto voto di povertà, castità e obbedienza. Sono pesate queste rinunce? Soprattutto la prospettiva di non poter diventare padre.
È un pensiero che sicuramente sorge. L'ipotesi di avere accanto una persona che ti ama e condividere la vita, creare una famiglia, dei figli, è una prospettiva bellissima e quindi sì, ci ho pensato. Attualmente, devo dire, sono convinto di aver fatto bene a diventare frate perché altrimenti farei soffrire la mia povera moglie (ride, ndr).
Come mai ne è convinto?
Perché sono una persona libera, mi piace la solitudine. Quando finisco di incontrare le persone sono estremamente silenzioso. Non sono loquace, mi piace stare per conto mio. Credo che la mia dimensione sia tra il donarsi agli altri e il vivere ritirato. Però c'è anche una forma di paternità spirituale che vivo con le tante persone che accompagno.
Ascoltando la sua storia e il suo desiderio di allontanarsi dalle questioni materiali, credo che il voto di povertà non le sia affatto pesato.
Per nulla, anzi. Dedicarmi all'accumulo non è una cosa che mi appartiene. Devo dire che in convento si mangia bene e non ci manca nulla. La povertà non è miseria. È vivere senza cercare di costruire la vita sulle cose.
I frati vivono l'itineranza. Quindi si spostano da un convento all'altro all'interno dello stesso ordine. Come vive il momento in cui deve lasciare tutto e ricominciare?
Mi è capitato di viverlo diverse volte, ma da 8 anni sono nello stesso convento e dipende dal fatto che soffro un po' a cambiare. È un momento di distacco con le persone con cui ho creato dei legami e poi bisogna riorganizzare tutto quello che si sta facendo. Quindi è un momento di sofferenza, ma anche di crescita. Se nel tempo non avessi fatto questi spostamenti, non sarei qui a gioire dei frutti di questo grande albero dell'evangelizzazione.

Dove si trova attualmente?
Nel convento della Santissima Annunciata di Rovato, in provincia di Brescia. C'era un convento molto grande che abbiamo lasciato. Viviamo in una casa che esprime il mio modo di sentirmi frate. Certo, i grandi conventi sono ambienti stupendi, ricchi di storia e di spiritualità, ma che richiedono di concentrarti su quelle strutture anziché sulle persone. Non sento che sarebbe significativo per me. Avevano senso nel Medioevo quando c'erano cento frati.
In questa casa, invece, quanti siete?
In due. È una casa che va proprio bene per due frati, forse potrebbe starci un terzo ma è piccola ed esprime una spiritualità che corrisponde a quello che porto nel cuore.
Vi capita mai di essere in disaccordo su qualcosa?
Abbiamo attività diverse e stili diversi per cui ci sono sicuramente dei momenti di divergenza, però stiamo qui e portiamo avanti il nostro vivere insieme da frati. Credo che sia anche questo il bello, riuscire a vivere insieme e a condividere la vita e l'organizzazione anche quando si hanno punti di vista diversi. Penso che sia parte della verità della nostra scelta.
Ha scritto un libro dal titolo Abbi cura di te, che aiuta i lettori ad accostarsi alle cose semplici della vita per ritrovare la serenità. Qual è il primo consiglio che darebbe a chi vive un momento di inquietudine?
Di fermarsi e guardarsi dentro. A volte si perde la serenità perché ci sono troppe cose che stanno sfuggendo al nostro controllo. Aiuta guardare con calma quello che ci circonda e dialogare con qualcuno che possa aiutarci ad avere un punto di vista diverso. Distinguere le cose che dipendono da noi da quelle che non possiamo cambiare. Quando una persona si ferma, guarda dentro di sé e blocca il caos, sente la voce di Dio. Ed è da quella voce che bisogna ripartire.
Per concludere, oggi si considera un uomo sereno?
Le provocazioni della vita arrivano. Però sì, mi sento proprio sereno.