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Camilla, figlia di Massimo Ghini: “La bulimia è stato un richiamo di aiuto. Mio padre rovinato dalla politica”

In questa intervista a Fanpage.it, Camilla Ghini parla dell’essere figlia di Massimo Ghini, della bulimia come “richiamo d’aiuto” e degli amori finiti: “A quest’ora pensavo di avere marito e figli, invece sono single con i gatti”. La conduttrice di Radio 105 racconta anche il rapporto speciale con Jake La Furia, il pregiudizio contro i figli d’arte, la politica vissuta attraverso il padre e la paura di deludere se stessa.
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L'intervista con Camilla Ghini era fissata per un orario, poi è slittata di un'ora perché in radio si erano allungati i tempi, nel mentre ci ha aggiornato su Whatsapp, ha pubblicato storie su Instagram (come tagliarsi la frangia con forbici non adatte e del lavoro in studio), e quando finalmente richiama è per strada che torna a casa e parla col fiatone. Sale le scale di corsa, zoppicando per un malleolo rotto (ultimo souvenir di una storia d'amore finita male), entra nell’appartamento e, riconquistata la calma, riesce a sedersi sul divano e a rispondere alle domande.

Figlia di Massimo Ghini, uno degli attori più popolari d'Italia, cresciuta in una famiglia allargata e con un cognome che inevitabilmente porta con sé aspettative e pregiudizi, a 32 anni è una delle voci di Radio 105 nel programma 105 Take Away e volto di Forum sulle reti Mediaset. In questa intervista a Fanpage.it ci ha parlato della bulimia vissuta come “un richiamo d'aiuto”, del peso (ma neanche tanto) di essere “figlia di”, degli attacchi ricevuti sui social (“mi è arrivata una valanga di schifo”) e del rapporto con il rapper Jake La Furia, che definisce senza esitazioni “un fratello”. E poi dell'amore, della politica che non farà mai e del futuro: “A quest'ora pensavo di avere marito e figli, invece sono single con i gatti”.

Chi è Camilla Ghini oggi?

Parti con una domanda semplice. In questo momento sono una ragazza che ha trovato la sua strada, ma che vuole fare tante altre cose e quindi spera di aver intrapreso il cammino giusto.

E se per un momento potessi mettere da parte il lavoro?

Ho una vita movimentata. Per fortuna sono contornata di amici e di tante cose che mi piace fare. Sono single, da un po’ di tempo, e devo dire che non mi capitava da un po’. Mi sto quasi abituando, che da un lato non è così piacevole. Come l’abituarsi a stare a casa con i gatti. È tristissimo quello che sto dicendo, però ho trovato la mia dimensione.

Ilenia Pastorelli ha detto: “In amore sono come chi cerca lavoro ma spera di non trovarlo”.

Mi ritrovo tantissimo in questa definizione. Sono una che si lamenta sempre, di qualsiasi cosa, e da una parte mi lamento perché vorrei fare qualcosa con qualcuno, poi appena si instaura un rapporto leggermente più serio scappo e ritorno nella mia cripta.

Una volta hai spiegato in radio che tuo padre è stato anche un latin lover e, probabilmente, potresti aver preso da lui. Era una battuta o c’è qualcosa di vero?

Parlavo di questo lato di mio padre ma senza aver vissuto la sua epoca da latin lover, perché quando sono nata i miei genitori sono stati insieme per pochissimo tempo e poi mio padre si è sposato e lo è ancora da 30 anni. Però ho questo brutto difetto, che credo abbiano tante persone, che mi nutro del piacere agli altri. Mi piace piacere, solo che dopo un po’ scappo.

È difficile abbandonare l’aspetto della seduzione?

Sì, è difficile. Sembrerà una frase fatta, ma sono stata traumatizzata dall’ultima storia d’amore che ho avuto, durata due anni e mezzo, e a volte quando mi auto analizzo forse non ho mai davvero fatto i conti con questa cosa ed è per questo che scappo dai rapporti sentimentali. Parallelamente ho davvero tanti amici, in diversi gruppi e diverse città, e mi nutro di questi sentimenti.

La colpa la attribuisci tutta agli uomini o hai anche delle responsabilità nella scelta?

Sicuramente è la scelta. Scelgo male perché ho un’inguaribile sindrome della crocerossina. Per cui dove c’è del disagio io mi butto. L’ultima volta ci ho lasciato anche un malleolo.

In che senso?

Stavo uscendo da una cena di Natale, per andare verso l’auto per andare a casa, che poi è diventato un monopattino, e per andare a prendere il monopattino sono inciampata nello scavalcare i binari del tram. Ero con un ragazzo e io, che volevo fare un’uscita di scena sexy, mi sono ritrovata per terra con un malleolo rotto.

A questo punto qual è l’uomo ideale di Camilla Ghini?

Ormai mi sono convinta che l’uomo ideale non esista. Anzi, devo dire che mi fanno molta rabbia quelle persone, soprattutto i maschi, che dicono: “Sto cercando una brava ragazza”. Sono quel tipo di definizioni che mi mandano il sangue al cervello. A quest’ora pensavo già di avere un marito e dei figli, invece non è così. Il tipo ideale non ce l’ho, esteticamente dico sempre che mi piacciono i biondi un po’ rossicci e alla fine non ho mai avuto un fidanzato così, per cui rimango molto incoerente.

Per arrivare a tuo padre, che ti ha trasferito un cognome pesante, oltre all’attore impegnato a teatro e al cinema fino ai Cinepanettoni, che cosa secondo te non è stato raccontato di lui che invece sarebbe importante sapere?

Intanto mi fa piacere che tu abbia citato anche il teatro e il cinema impegnato, perché ha avuto una carriera importante. E quando i miei coetanei ne parlano lo ricordano principalmente per film che sono iconici, come i Cinepanettoni, ma che secondo me non lo rappresentano appieno. Ha fatto teatro con Franco Zeffirelli e Giorgio Strehler e film con Sean Penn e Francis Ford Coppola, e secondo me non tutti se lo ricordano. E poi è un bravo papà, che negli anni è maturato tanto e quindi una persona su cui faccio grande affidamento.

È vero che gli artisti rimangono più “bambini” rispetto a persone che fanno altri mestieri?

È così, ma non c’è nessuna cattiveria nel rimanere un po’ “bambini”. E poi si è ritrovato in pochi anni quattro figli e due famiglie da gestire. Inizialmente l’onere è stato più a carico delle madri, ma lui, crescendo, ha imparato a conoscere e accettare ognuno di noi con le nostre diversità e ci ha lasciati molto liberi di fare le scelte che preferivamo nella vita. È qualcosa che non è da tutti, conosco tanti altri che sono stati costretti a intraprendere delle strade dai loro genitori. Quando poi hanno dato ascolto al loro inconscio si sono accorti che non facevano per loro. Mio padre, da artista e ribelle, perché alla sua epoca fare l’attore e quindi non cercare un posto fisso non era la normalità, ci ha lasciati totalmente liberi.

C’è qualcosa che hai imparato da questa famiglia allargata e, invece, qualcosa che rimproveri di questa condizione?

Come in tutte le famiglie ci sono cose che si possono rimproverare. Noi abbiamo avuto un padre che, quando eravamo piccoli, era una figura già molto popolare, e che doveva destreggiarsi con due donne, le mamme dei miei fratelli. Non tutto è andato nel verso giusto, com’è normale, però evidentemente se siamo uniti vuol dire abbiamo fatto tutti un buon lavoro. È pur vero che sono stata un’adolescente arrabbiata con i miei genitori e anche problematica, ma quando cresci capisci che io ho sbagliato, ma anche loro possono sbagliare. Per cui non ho nessun tipo di rancore verso la famiglia allargata, anzi, più siamo e meglio.

C’è qualche tua follia che ha fatto preoccupare i tuoi genitori?

Non sono stata una ragazza molto ribelle o che scappava, però le scelte dei ragazzi sono iniziate male da subito. Ho avuto un primo fidanzato, con cui è durata due anni, che non si è comportato bene con me, solo che io facevo fatica a liberarmi di questa persona e vedevo i miei genitori che ci soffrivano. Avevo anche problemi alimentari e quella condizione li ha fatti molto preoccupare, perché ero dentro situazioni che non riuscivo a gestire. La bulimia, in fondo, era una sorta di richiamo d’aiuto, uno sfogo del mio corpo per farmi sentire.

Cosa diresti oggi alla Camilla di allora, che soffriva di bulimia?

Di volersi più bene, di stare tranquilla e che risolverà i suoi problemi. Ma questo lo direi anche alla Camilla del presente. E di trattare bene il corpo e la mente, perché ce li portiamo dietro per tutta la vita. Non è solo per l’estetica. I problemi spesso vengono dal cervello.

Michela Magalli ha rivelato che sui social ci sono utenti che chiedono le foto dei piedi del padre Giancarlo. Anche tuo padre ha delle fan così ossessionate?

Sai che ho l’accesso al suo profilo Instagram? Lui non lo sa usare. Ci guardo subito. C’è chi chiede un videomessaggio per i nonni e chi gli fa dei complimenti, niente di particolare. Le foto dei piedi sui social invece le chiedono a me.

È la richiesta più strana che ti fanno?

Le foto dei piedi me le chiedono in tantissimi, sono incalcolabili. Oppure mi scrivono spesso quelli che vorrebbero essere il mio schiavo. Ogni tanto con Jake La Furia scherziamo di rispondergli per vedere se davvero succede qualcosa, ma non ho ancora avuto il coraggio.

Invece il tuo cognome ti è mai pesato?

L’aspetto che mi pesa di più è quello che pensano nell’ambiente gli addetti ai lavori. Finché sui social dicono cose del genere, non mi tocca per nulla. Perché mio padre è una persona di grande talento e cultura, per cui è solo un orgoglio. Ma ho notato, soprattutto in passato, che questo pregiudizio c’è stato più da chi è nel mio ambiente e questo mi ha ferito. A Forum, quando ho iniziato che avevo 20 anni, mi è arrivata una valanga di schifo. La mia soddisfazione, però, è quando si ricredono.

Hai mai pensato a cambiare cognome o, come hanno fatto alcuni, a usare un nome d’arte?

Vabbè, con tutto il rispetto per mio padre ma non stiamo parlando di Sergio Mattarella! È famoso, però non ha tutto questo potere decisionale che chiama i vertici delle televisioni o delle radio e mi può far piazzare. Mio padre è un artista, quindi sfatiamo che abbia tutto questo potere. Nell’ambiente dello spettacolo ho anche conosciuto tanta gente che di cognome non si chiama Ghini o De Sica e che è stata raccomandata perché figlia del produttore. Allora chi è il raccomandato? Non li giudico, ognuno fa quello che vuole.

Per ora non hai scelto la strada del cinema, dove sarebbe stato più automatico l’accostamento. Non hai mai pensato, nonostante tutto, di provarci?

La verità è che, anche per mancanza di coraggio, non mi sono mai buttata. Lavoro in ambiti totalmente diversi e mio padre non ha idea di quello che faccio, tanto che mi chiama a mezzogiorno, quando sono sempre in onda a quell’ora. Ma nella vita precludersi delle strade a priori è sbagliato, per cui potrebbe succedere.

Un po’ come nella ricerca dell’uomo ideale, alla fine capita tutto il contrario.

Sì, perché poi io sono la persona più coerente nell’incoerenza. Oggi ti dico una cosa e domani cambio idea, oggi ti dico che non farò mai un film e domani lo faccio, oppure mi metto a cantare. No, cantare non posso perché non ho proprio le qualità per farlo.

Con l’Auto-Tune potresti aggirare certi limiti.

Non è così facile. L’Auto-Tune è un mezzo che un po’ ti corregge, ma viene usato per dare alla voce un effetto voluto e se canti male rimani un cantante che canta male. Questo lo dico anche a difesa degli artisti che lo usano.

In questa analisi si sente l’influenza di Jake La Furia.

È vero, ma sono anche tanto appassionata di musica. È la mia passione principale, mi sono informata su tutto, su come si costruisce una canzone, la parte di produzione e strumentale.

Non a caso hai dichiarato in radio che il sesso è un po’ sopravvalutato.

Il sesso fine a se stesso non è qualcosa che mi abbia mai attirato, non lo cerco perché non mi attira. Fare l’amore è un’altra cosa, e chi l’ha provato sa benissimo di cosa sto parlando. Adesso, che non ho una persona di cui sono innamorata, non mi manca il sesso. In questo lo trovo sopravvalutato. Quando sento quelli che dicono: “Ho fatto due ore di performance”, mi viene da rispondergli: “Che palle, mamma mia”. Dopo un po’ è sempre la stessa cosa.

Questo è un altro motivo di discussione fisso con Jake a Radio 105, ma qual è il vostro vero rapporto?

Io e Jake siamo fratelli. Non ho abbastanza parole per spiegare la fortuna che ho avuto di incontrarlo nella mia vita. Lui non dice che sono una sua amica, ma dice: “Tu sei mio cugino”, parlando di me al maschile. Abbiamo instaurato in un annetto un rapporto di confidenza, scambio, amicizia. È la prima persona che chiamo quando ho un problema o per fare una risata, ho un ottimo rapporto con la sua famiglia. È una persona che so che rimarrà nella mia vita. Noi non siamo così solo in onda, ma anche fuori. Ci vediamo molto spesso oltre alla radio, siamo diventati una coppia alla Stanlio e Ollio.

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C’è un episodio indicativo della vostra complicità?

A volte mi chiama e mi convoca a cena a casa sua per farmi insultare da tutti i presenti. Mi mette in mezzo, tipo fenomeno da baraccone, e io devo raccontare degli episodi con i miei ex fidanzati. E tutti mi riempiono di insulti, anche persone che ho conosciuto in quel momento.

Prima parlavi della tua grande passione per la musica, che ho letto ti ha portato persino a stalkerizzare, in senso buono, Ed Sheeran nella sua abitazione italiana in Umbria.

È vero (ride, ndr). Ma non solo lui è un mio grande amore. Ci sono anche Justin Bieber e Taylor Swift, per i quali ho fatto qualsiasi cosa per partecipare ai loro concerti, come anche The Weeknd, che sarà in concerto a Milano e non vedo l’ora di andarci. Ed Sheeran so dove ha la casa in Umbria e sono andata più volte a gironzolare in quelle zone per incontrarlo, ma l’hanno incontrato tutti tranne me. L’ho però intervistato in radio, purtroppo da remoto perché aveva il Covid, ed è stata una delle emozioni più grandi. Spero tanto che ricapiti dal vivo.

Se avessi la possibilità di realizzare un duetto musicale, con chi lo faresti?

Se fosse possibile con Michael Jackson, ma purtroppo ci ha lasciato. Ho visto il biopic appena uscito al cinema, mi è piaciuta tantissimo la parte musicale, con un Jaafar Jackson strepitoso. Sono andata a vederlo con amici e, siccome conosco tutta la sua storia a memoria, gli anticipavo tutti i passaggi e loro si lamentavano. Quello che mi è piaciuto meno sono stati la sceneggiatura e i dialoghi e il fatto che sia stato tutto basato sul “salverò il mondo”, anche se era un atteggiamento alla Michael. Ma avrei analizzato meglio il rapporto con Quincy Jones e la produzione degli album.

Invece dal punto di vista politico come vivi la situazione attuale? È qualcosa che fa parte dei tuoi interessi, oppure la percepisci così distante che non vale la pena interessarsene?

Mi interesso perché un minimo dovrebbe interessare a tutti quelli che vivono in questo mondo e in questa società. Io vengo da una famiglia molto politicizzata. Mio padre si è sempre esposto molto politicamente, anche per la sua categoria. È ovvio che ho preso tanto da quello che lui mi ha raccontato, quindi mi rivedo molto nelle visioni che ha anche lui.

Quindi più a sinistra che rispetto ad altri schieramenti.

Tendenzialmente sì. Poi ognuno guarda a ciò che lo riguarda più da vicino. Ci sono cose nel mondo che accadono e che sono allucinanti, non solo in Italia. A me, prima di tutto, sembra incredibile che in politica e al governo siano presenti determinati personaggi.

Visto che tuo padre si è impegnato in politica, anche tu non lo escludi?

Sono coerente nell’incoerenza, ma questa la escludo. Perché mio padre ci si è rovinato per la politica, nel senso che l’ha presa talmente tanto a cuore che stavamo male tutti per lui. È stato presidente nazionale del Sindacato Attori Italiani-CGIL, presidente di una sezione del PDS di Roma per dieci anni, responsabile della cultura del Partito Democratico nel Lazio oltre che, dal 1993 al 1998, consigliere comunale a Roma con Rutelli sindaco. Io rimango nel mio ambito artistico, ma in politica posso rassicurare tutti che non ci entrerò mai.

Un’altra strada potrebbe essere quella della cucina, magari in tv, visto che sostieni di cucinare molto bene.

Mi fa ridere perché nessuno ci crede che io sappia cucinare. Evidentemente non ho il physique du rôle di una persona che si mette ai fornelli. Invece potrei dire che tanti miei amici e il mio ex fidanzato possono testimoniare a mio favore. Ammetto, però, che non cucino da quando mi sono trasferita a Milano e sono single. Non so se in cucina funziona come con la bicicletta, che anche se non la usi da un po’, quando ci rimetti mano sai come si fa.

Il tuo piatto forte per conquistare il prossimo fidanzato?

La fregola sarda con vongole e bottarga. Che forse è un piatto un po’ afrodisiaco.

Nel 2020 ti avevano chiesto come ti saresti vista tra dieci anni e la tua risposta è stata: “Con una famiglia e dei figli”.

E invece è andato tutto a rotoli! Ho ancora qualche anno, rispetto a quella profezia, ma la vedo dura. Però in futuro mi vedo mamma. Non adesso, sento che prima devo risolvere altre cose. Ma poi anche lì vai a vedere cosa succede nella vita.

E da anziana vedi più una Camilla in campagna in mezzo alla natura o in città indaffarata in mille progetti?

Mi vedo un po’ sciura milanese in Brera a prendere un caffè e giocare a carte con le amiche.

Guardando al futuro hai più paure o più speranze?

Io a volte mi faccio un po’ paura. Un po’ perché cambio spesso idea e un po’ perché sono molto esigente, in ogni ambito. Diciamo che spero di non deludermi. E se un giorno non avrò ottenuto tutto ciò che volevo, almeno mi auguro di essere soddisfatta della mia vita. Oggi sono molto soddisfatta di quello che sto facendo, ma qualche altro sogno da realizzare c’è.

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