Monica Setta: “Contro i Mondiali provo il panic share, ma i numeri sono quelli che mi ha chiesto la rete”

Nove prime serate su Rai 2, di martedì, mentre su Rai 1 vanno in scena i Mondiali 2026. Sulla carta è stata la collocazione più ostile possibile, e Monica Setta lo sapeva quando ha detto sì a Storie al bivio di sera, lo spin-off serale del suo format di interviste.
Cinque puntate dopo, la conduttrice traccia a Fanpage.it un primo bilancio: parla della sensazione che chiama "panic share", della struttura ridotta all'osso con cui manda in onda il programma, delle critiche che la descrivono un giorno come cinica e il giorno dopo come troppo materna. Difende la scelta di trasmettere l'intervista a Eugenia Roccella pochi giorni dopo il lutto della ministra: "Abbiamo condiviso la scelta di andare in onda. Le notizie si danno". E anticipa i nomi che porterà nelle prossime settimane, dal segretario della Cgil Maurizio Landini fino all'ex pornostar Malena.
Con noi, non si tira indietro neanche quando si tratta di parlare d'amore, mettendosi lei stessa al bivio della sua storia: "Non ho un compagno. Gli uomini ci sono, non mancano mai, soprattutto per noi che lavoriamo in tv. Ma io sono molto difficile, cerco cose che a 62 anni sono quasi impossibili da trovare".
Quando le hanno proposto nove prime serate durante i Mondiali, qual è stata la sua prima reazione?
La prima risposta è stata no. Conosco troppo bene la platea tv durante eventi sportivi di questa portata: è diversa da tutto il resto, non ci puoi fare i conti in nessun modo. Poi, come sempre mi succede, la voglia di correre il pericolo, di accettare la sfida, ha prevalso. Ho cercato di costruire una serie di interviste che tenessero insieme "alto" e "basso", cercando volti nuovi, quasi mai stati in tv, a raccontare il loro privato. I politici, dunque, nell'ottica di renderli più donne e uomini, meno icone istituzionali. Ma anche i sindacalisti e gli scrittori.
Ma un brivido per gli ascolti le sarà venuto?
Certo. Sapevo perfettamente che avrei dovuto reggere al panic share!
Che cos'è?
Quella sensazione – come quella che provi quando la Borsa precipita, il panic selling – che ti prende nel momento in cui vedi dati agghiaccianti, quasi da monoscopio. Allora io quella sensazione la chiamo panic share. La sfida è tale se uno ha il fegato di andare fino in fondo, tracciando la media solo a fine produzione.
Siamo a metà percorso: cosa dicono, per adesso, i numeri?
Oggi la media su cinque puntate è al 4, virgola più virgola meno: esattamente quello che mi ha chiesto la rete, visto che il prodotto ha un costo davvero irrisorio, con una struttura che più scarna non si può, meno di dieci persone compresi autori, regista, produttore, curatrice e unica redattrice.
Soffre le critiche?
Oscillano tra "sei clinica, cinica, indelicata, poco empatica" e "sei zucchero filato, accarezzi, non intervisti, sei accuditiva e materna". Una polarizzazione così netta da farti venire una crisi di identità. Non dirò che sono critiche pretestuose, perché non credo ai complotti e alle dietrologie: sono modi estremi di vedere le cose.
E gli attacchi che scivolano sul personale?
Sono abituata alla lotta: sei magra o troppo grassa, sei rifatta, no fai schifo al naturale, sei serva del potere. Che reazione ho? Vado avanti, non mi lascio condizionare né dagli attacchi né dalle lusinghe. Sono convinta che la strada sia giusta, stringo i denti e vado avanti.
La puntata con Eugenia Roccella è andata in onda il 7 luglio, pochi giorni dopo la scomparsa del marito della ministra. Il web si è spaccato. Come ha vissuto quella scelta?
Avevo intervistato Roccella quattro giorni prima della scomparsa del marito e la puntata era in programma per il 7 luglio. Ovviamente ho chiesto a lei cosa volesse fare. Ci ha pensato tanto, poi abbiamo condiviso la scelta di mandare in onda l'integrale, perché era un documento unico su un rapporto d'amore durato mezzo secolo. Non è stato facile: il web è impazzito e si è diviso tra chi era d'accordo e i tanti che mi hanno chiamata "sciacalla". Non ho mai vacillato, perché non mandare in onda la puntata sarebbe stata una censura verso il ministro, che ha scelto con noi di mantenere la programmazione originaria. Pensi che tra quelli che mi hanno implorato di non trasmettere l'intervista c'era Rita Dalla Chiesa, che pure è donna del mestiere e conosce le regole d'ingaggio della tv e del giornalismo. Ma le notizie si danno.
Cosa le piace del suo programma?
Storie al bivio di sera mi piace perché ogni ospite racconta qualcosa di inedito, si lascia andare come fosse dallo psicologo, e alla fine ogni settimana abbiamo almeno due o tre notizie che coprono tutti i giornali.
Chi vedremo nelle prossime puntate?
Ospiti fortissimi. Chiara Tagliaferri, Cathy La Torre, Nicola Fratoianni, Francesco Rocca, Matilde Siracusano e una super inedita: Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl. E poi Maurizio Landini, che parla della moglie Laura, cosa mai fatta prima. E c'è anche Malena, la ex pornostar.
Idee e novità per la prossima stagione?
La prossima stagione sarà la seconda del mio contratto con la Rai ed è già disegnata. Rifarò Unomattina in Famiglia, un programma che sento come "casa". Poi Storie al bivio Weekend, dal 17 ottobre, tutti i sabati per l'intera stagione. E ancora Il Confronto, il programma di economia prodotto dalla Rai Offerta Estero diretta da Maria Rita Greco, il sabato alle 7.15 su Rai 2. E dal lunedì al venerdì, alle 17.40 su Radio 1 Rai, il mio Cantiere Italia.
Permette una domanda personale?
Certo.
La metto al bivio: come va l'amore? Bene o male?
L'amore è sempre stato il lato debole, fragile della mia vita così da guerriera. Tutta la forza che metto nella quotidianità del lavoro mi manca quando si parla di sentimenti. Non ho un compagno, sono divorziata e ho una famiglia a cui mi dedico molto. Gli uomini ci sono, non mancano mai, soprattutto per noi che lavoriamo in tv. Ma io sono molto difficile, cerco cose che a 62 anni – li compio il 5 agosto – sono quasi impossibili da trovare. Ma io sono fatalista e, come direbbe Stefano Benni, ho la certezza che "prima o poi l'amore arriva".