Eleonora Rocchini: “La raccolta fondi un errore che non rifarei. Nunzio? Fu la madre di Oscar ad accorgersi di noi”
In tema di soldi, beneficenza, raccolte fondi ed "errori di comunicazione", sono decine le influencer che, a distanza di anni dalla tempesta, dopo aver cercato di prenderne le distanze, decidono di proseguire con la propria vita come se quell’incidente di percorso non si fosse mai verificato. Eleonora Rocchini non lo ha fatto. Quando l’abbiamo contattata, a distanza di due anni dall'episodio della raccolta fondi per le cure al suo cane che ne minò fortemente l’immagine, non sapeva che le avremmo chiesto conto proprio di quello. E, non avendo risposte preconfezionate da sottoporci, avrebbe potuto sottrarsi. Sarebbe potuto accadere, come è accaduto in decine di altre occasioni, che un intervistato si sottraesse perché scontento degli argomenti trattati. Qualcuno ha perfino riagganciato. E invece, benché non avesse mai più toccato quell’argomento da quell’agosto 2024 che le scatenò addosso una bufera, Eleonora ha deciso di rispondere a ogni domanda.
E quella della controversa raccolta fondi che tanto biasimo le provocò non è stata l’unica questione scomoda affrontata. Non si è sottratta nemmeno quando le abbiamo chiesto di chiarire la vicenda del triangolo, poi diventato quadrato, in cui rimase coinvolta insieme all’ex compagno Oscar Branzani e alla sorella Dalila, il cui fidanzato fu accusata di averle “rubato”. Allora, come oggi, si trattava di quel Nunzio Moccia che un paio di mesi fa ha sposato. Col tempo, in genere, si tende a riscrivere il modo in cui raccontiamo pubblicamente le storie nelle cui pieghe non ci piace addentrarci. Ma, nonostante gli argomenti, va dato atto a Eleonora di non averlo fatto.
Questa non vuole essere un’operazione simpatia. Non ce ne sarebbe ragione. È il racconto senza tagli di quanto è accaduto e delle risposte che Eleonora ci ha fornito alle domande che le abbiamo fatto.
Ti sei sposata da poco, dopo sette anni di relazione con Nunzio. Il vostro è stato un legame molto contestato, eppure siete arrivati al matrimonio.
Io ho sempre avuto la certezza di questo rapporto. Ecco perché ho lottato così tanto per questa relazione. Se avessi sentito che era una delle tante cose divertenti che stavo vivendo, senza però nulla di serio, non mi ci sarei buttata. Anche considerando i giudizi che ho ricevuto. L'ho fatto perché i miei sentimenti erano importanti e dal primo momento ho deciso di lottare perché si realizzasse quello che poi è successo.
Qual è la cosa che ti sei costruita oggi di cui vai più orgogliosa?
La mia famiglia certamente. Che per una persona che non credeva nel matrimonio come me è diventata fondamentale. E poi sono molto fiera della mia azienda. È una piccola impresa, tutta made in Italy. Abbiamo la nostra fabbrica, la nostra produzione e ci teniamo molto alla qualità. Cerco anche di far combaciare la qualità con un prezzo che possa essere accessibile. Ci lavoriamo io, la mia socia e altre cinque persone. Poi abbiamo tutti i collaboratori esterni, che però non sono dipendenti. Il nostro core business è il costume da bagno ormai da cinque anni. Nell'ultimo anno ci siamo volute addentrare anche nel mondo del pellame. Essendo toscane e vivendo nella patria della pelle, abbiamo voluto cominciare a fare borse di un certo tipo, tutte fatte a mano e tagliate a mano da artigiani fiorentini. Poi abbiamo anche lanciato una piccola capsule di abbigliamento, ma non mi sento di dire che siamo un'azienda di abbigliamento. L’ho fatto perché mi piacerebbe testare anche quel mercato.
Proprio il settore dei costumi da bagno è quello con cui ti sei affacciata a questa attività quando lavoravi insieme al tuo ex Oscar Branzani. Perché, quando hai deciso di metterti in proprio, hai scelto di fargli concorrenza nello stesso settore?
All'interno dell’azienda del mio ex ero il direttore creativo e mi occupavo di sviluppare tutte le collezioni: disegnavo, cercavo i tessuti, mi occupavo del prodotto e delle taglie. Diciamo che le collezioni uscivano dalle mie mani. Quando ci siamo lasciati, purtroppo non in buoni rapporti, è finito anche il rapporto lavorativo. Io però avevo delle competenze e avevo voglia di riscattarmi. Se mi ero occupata di quelle collezioni per un'altra persona, perché non farlo per qualcosa di mio? Sapevo che se lo avessi fatto, un domani, nessuno avrebbe potuto toccarmi o togliermi quello che avevo costruito. Non volevo fare concorrenza a lui. Ho deciso di investire su me stessa perché in precedenza avevo investito su un'altra persona e non era andata bene.
Che cosa accadde quando terminò quella relazione?
Persi veramente tanto. Non era solo il lavoro: eravamo una famiglia, stavamo costruendo un progetto insieme. Alla fine di quel rapporto ho perso diverse certezze, compresa la casa. Però sono dell’idea che non si debba rimanere in una relazione solo perché si sta insieme da tanto tempo, si ha una casa o si lavora insieme. Se l’amore non c’è più, bisogna avere il coraggio di chiudere. Io ho cercato di farlo nel migliore dei modi, probabilmente non ci sono riuscita, ma mi dispiace per tutto il caos che è venuto dopo. Perché la verità è che io e lui ci eravamo già lasciati da tre mesi. La nostra storia, tra alti e bassi, era finita di fatto già da circa un anno, ma come succede in tante relazioni si tende a trascinarle, a dirsi: "Proviamo ancora, riproviamoci". Quella che è stata raccontata dopo è una storia non reale. Io ero single da tre mesi quando è cominciato tutto e la persona con cui oggi sono sposata lo era da due anni.
L’accusa che ti fu rivolta fu quella di avere “rubato il fidanzato” alla sorella di Oscar.
Sì. È stato raccontato che io ero fidanzata, che lui era fidanzato e quindi che avevo rubato il fidanzato alla cognata. A parte che non era mia cognata, perché non ero sposata. Ma è falso anche il resto. Io ero single e lei lo sapeva perfettamente. Sapeva anche che la mia relazione era finita già da tempo. Mio marito lo era da due anni e lei stessa frequentava anche un'altra persona a Napoli. E invece è stata raccontata una storia diversa da quella reale. Ho preferito non rispondere perché conosco certe dinamiche e so che rispondere significa alimentare il gossip. Ho lasciato che parlassero e poi, con il tempo, le persone si sono ricredute vedendo come sono andate le cose. Non avevo bisogno di raccontare la verità a persone che non mi conoscevano. Io stavo bene, ero serena e mi è andato bene così.
La versione trapelata all’epoca era che, dopo un incidente a Napoli in cui rimaneste coinvolti tu, Nunzio e Dalila Branzani, quest’ultima si sarebbe accorta dell’esistenza di un legame tra voi dopo avervi visti insieme in una camera di ospedale. Questo è vero?
È stato raccontato così, ma non è del tutto corretto. Non fu Dalila ad accorgersene. Fu la madre a notare alcuni atteggiamenti, alcuni sguardi e soprattutto la mia preoccupazione nei confronti di Nunzio una volta arrivati in ospedale. Non ci hanno mai beccati a fare cose strane, a baciarci o altro. Eravamo in ospedale: lui era tutto rotto e io avevo la testa rotta. Semplicemente sentivo la necessità che mi mettessero nella stanza insieme a lui perché volevo stargli vicino. Quel mio atteggiamento aveva reso chiaro ci fosse tra noi qualcosa di diverso. In più era venuto in ospedale anche Oscar, con cui mi ero lasciata mesi prima, e io non l'ho neanche fatto entrare nella mia stanza. Tante piccole cose, sommate insieme, le avevano fatto capire che effettivamente c'era qualcosa tra noi. Io non l'avevo ancora raccontato perché la nostra storia era agli inizi. Volevo parlarne con le persone interessate quando fosse diventata una cosa solida, reale e concreta. Questa è la verità. Mi prendo le mie responsabilità per quello che è accaduto ma sono troppe le falsità raccontate dopo.
Nel 2020 avevi detto: “Ho sbagliato a non dirlo a Dalila”. Lo pensi ancora?
Io e Dalila avevamo sempre avuto un rapporto di amicizia, frequentavamo le stesse persone e uscivamo anche insieme. Mi prendo la responsabilità di non averglielo detto. Però all'epoca il rapporto con Nunzio era proprio agli inizi e non mi sentivo di parlarne.
Si è parlato anche di una rissa. C'è stata?
No, sinceramente non la definirei una rissa. Ci sono stati dei contatti fisici non gentili, ma niente che definirei una vera rissa.
Il fatto di stare oggi con una persona lontana dal mondo dello spettacolo ti ha aiutata a prendere le distanze da certe dinamiche?
No, perché semplicemente io sono uguale a lui. Non ho mai amato stare in quel mondo, infatti ho sempre cercato di distanziarmene il più possibile. Non faccio una vita particolare e non frequento determinati posti. Ho la mia azienda, faccio le mie cose e sto nel mio. Quando ero più piccola era tutto nuovo, a tratti sembrava un gioco. Poi, crescendo, capisci che non è un gioco quando tutti parlano di te e non sempre in termini gentili. Con Nunzio ci bastiamo, siamo una squadra. È un uomo premuroso, attento a tutto, con lui ho provato qualcosa che non avevo mai provato prima. È stato il primo a cui abbia detto "ti amo".
Il primo? Il legame con Oscar era durato tre anni.
E probabilmente tanti dei problemi che c’erano nella nostra relazione derivavano da questo: il sentimento non era allo stesso livello. Io ero sempre un po' più indietro.
Nel 2024 hai vissuto un’altra situazione molto difficile, in quel caso con Ares, il tuo cane che oggi non c'è più. Cosa ricordi di quel momento?
Tutto. L'operazione mi ha dato la possibilità di stare un anno in più con lui ed è stato un anno bello perché lui stava bene. Sinceramente pensavo che avremmo avuto più tempo, ma purtroppo il tumore è tornato e a dicembre è morto. Per me lui era un punto di riferimento che andava al di là di tutto. Nella ma vita, dai 17 anni in poi, è cambiato tutto. L’unico punto fermo era lui.
Sempre nel 2024, decidesti di aprire una raccolta fondi per raccogliere i circa 7mila euro che servivano a operarlo. Perché non affrontasti personalmente quella spesa?
Avere un'azienda non vuol dire essere ricchi. Puoi fatturare ma non avere un utile. Fare impresa in Italia non significa per forza stare bene economicamente. Nel mio percorso imprenditoriale ho affrontato momenti in cui non prendevo neanche lo stipendio, perché devi pagare i dipendenti, i fornitori e magari non rimangono soldi per te. Tante volte sono stata in difficoltà economica. Avrei potuto lavorare di più da influencer e magari fare soldi più facilmente? Sì. Ma ho scelto un altro percorso, ho scelto di investire su me stessa e di lasciare un po' in disparte il lavoro con gli altri brand.
Però nel 2024 avevi ancora contratti da influencer.
Stavo lavorando poco. Se guardi i miei post di quel periodo c'erano pochi adv. Avevo un contratto in essere e basta. Lavoravo a spot, sporadicamente. Non ero una di quelle persone che avevano agenzie alle spalle e facevano solo quello. Se capitava un lavoro in linea con la mia immagine e con quello che volevo, lo accettavo, ma non accettavo qualsiasi cosa. E quando non accetti le proposte scemano. In più ero molto focalizzata sulla mia azienda e non avevo nemmeno il tempo di creare contenuti sui social che invogliassero le aziende a lavorare con me. Quindi in quel periodo non c’era alcuno stipendio fisso sul quale potevo contare. Ero in difficoltà e lo dico senza problemi.
Due settimane prima della raccolta fondi avevi pubblicato le foto di una vacanza in Thailandia. Capisci che qualcuno possa aver pensato: ha un milione di follower, un'azienda di costumi, è stata in Thailandia e adesso chiede soldi alla sua community?
Certo. Capisco che le persone potessero pensare: "Questa fa l'influencer, ha un milione di follower, ha l'azienda di costumi, è stata in Thailandia e adesso viene a chiedere i soldi a noi?". Infatti mi sono presa anche gli insulti. In quel momento avevo bisogno di un aiuto da parte della mia community perché non avevo nessun altro a cui chiedere. Era una decisione che dovevo prendere in tre minuti e mezzo. Non potevo fare diversamente: la clinica voleva tutti i soldi insieme, non potevo fare un pagamento a rate. Ho fatto la prima cosa che mi è venuta in mente, senza vederci niente di male.
Oggi lo rifaresti?
Probabilmente no, a meno che non fossi veramente in una situazione disperata. Considerando che ho comunque un'immagine da tutelare sui social, probabilmente oggi non lo farei. Ma questo non significa che allora l'abbia fatto con cattiva fede. Ero davvero in buona fede. Non volevo prendere soldi alle persone che credono in me avendo quei soldi nascosti in banca. In quel momento ero in difficoltà e sono stata impulsiva.
A un certo punto avevi anche pubblicato le ricevute dei pagamenti alla clinica. Ricordo vagamente che alcune riportassero date precedenti rispetto alla raccolta.
Ricordi male, è impossibile. Io ho aperto la raccolta esattamente tre minuti dopo che mi hanno detto che dovevamo operare il cane e che servivano settemila euro. Le ricevute mi sono state date e le ho pubblicate una volta che era finito tutto. Quando Ares è uscito dall'ospedale ho saldato tutto e ho messo le ricevute proprio per testimoniare che i soldi erano stati utilizzati per quelle spese. Io comunque le fatture ce le ho, sono state pubblicate e non ho niente da nascondere.
Quella vicenda ti ha provocato conseguenze sul piano professionale? Hai perso lavori?
No, problemi concreti non ne ho avuti. Mi sono allontanata dai social per diversi mesi, anche perché Ares era in riabilitazione e non avevo voglia di leggere un certo tipo di commenti. Finché una persona dà un'opinione su una vicenda, anche negativa, ci sta. Quando invece arriva ad augurare la morte al cane o a dirmi che sono una ladra, sinceramente anche no. In quel periodo lavoravo già poco con i brand, quindi alla fine non mi è cambiato molto professionalmente.
Il Codacons aveva annunciato una segnalazione all'AGCM e alla Guardia di Finanza. Ti ha mai contattata qualcuno?
No. Non mi ha contattata nessuno. Sono sempre pronta a essere contattata, ma non è successo.
Dopo Ares hai preso un altro cane, Demon. Com’è stato far entrare un altro animale nella tua vita?
Io amo gli animali, sono sempre pronta a dar loro amore. Ovviamente Ares è Ares, ma Demon diventerà Demon. Ognuno ha il suo posto. Lui mi ha salvata perché avevo proprio bisogno di qualcuno in casa. Si sentiva tantissimo la mancanza di Ares. E poi sono molto simili anche fisicamente. Ho pensato che me lo avesse mandato Ares dal paradiso.
E con la tua azienda sei riuscita a raggiungere gli obiettivi economici che ti eri prefissata?
Stiamo andando nella direzione giusta. Il fatto che stiamo riuscendo anche a sanare dei debiti passati significa che stiamo andando bene. Quando sei più giovane tendi a fare errori di percorso, a fare produzioni troppo grosse, volumi troppo grandi. Poi ci siamo perfezionate, siamo diventate più precise e più ponderate. E adesso io e la mia socia siamo soddisfatte del modo in cui stiamo procedendo.