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Doc - Nelle tue mani 3

Doc 3, il vero Fanti è Pierdante Piccioni: “Volevo farla finita, oggi lotto per recuperare la memoria”

Doc – Nelle tue mani 3, la trama della terza stagione della fiction con Luca Argentero ruota attorno ad Andrea Fanti, personaggio ispirato alla storia vera di Pierdante Piccioni. Il primario, dopo un grave incidente, ha perso 12 anni di memoria. Piccioni si racconta su Fanpage.it: ha 64 anni, è sposato, ha due figli. Le anticipazioni sulla serie: “Diana Novelli non è quello che sembra”.
A cura di Daniela Seclì
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Doc - Nelle tue mani 3, Luca Argentero e il vero Andrea Fanti, Pierdante Piccioni
Doc – Nelle tue mani 3, Luca Argentero e il vero Andrea Fanti, Pierdante Piccioni
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Doc – Nelle tue mani 3, la fiction con Luca Argentero nel ruolo di Andrea Fanti, continua a registrare ascolti record. La trama delle puntate riesce a tenere gli spettatori con il fiato sospeso. Gli attori Matilde Gioli, Sara Lazzaro, Pierpaolo Spollon, Marco Rossetti, Laura Cravedi, Giacomo Giorgio, Giovanni Scifoni e il resto del cast, sono amatissimi. Alla base di questo successo mondiale, c'è la storia vera del dottor Pierdante Piccioni. Il 31 maggio 2013, l'ex direttore dell'Unità operativa di pronto soccorso dell'ospedale di Lodi, ha avuto un grave incidente a Pavia. Dopo essersi risvegliato in ospedale ha scoperto che ogni ricordo degli ultimi dodici anni della sua vita era svanito nel nulla: aveva perso la memoria. Una situazione che undici anni dopo l'incidente non è ancora migliorata. Oggi Piccioni ha 64 anni, è sposato e ha due figli. Come il personaggio di Andrea Fanti, si sta sottoponendo alla stimolazione transcranica a corrente continua per tentare di riportare a galla quei frammenti di vita preziosi che ora sono avvolti dalla nebbia: l'adolescenza dei suoi figli, gli ultimi anni di sua madre, il suo matrimonio e il rapporto con i colleghi. Si dedica anche alla scrittura, che ritiene terapeutica. In libreria, il suo nuovo romanzo: Io ricordo tutto, edito da Marietti Editore. Pierdante Piccioni si è raccontato in un'intervista rilasciata a Fanpage.it:

Non ho recuperato quei dodici anni di ricordi che ho perso. Continuo a sperare, ma ancora oggi vedere persone che mi guardano, mi salutano e io non so chi siano, è terribile. Ho sempre la paura che siano persone a cui ho fatto del male e che, a un certo punto, smettano di sorridermi per menarmi (ride, ndr). Gli spettatori mi vogliono bene perché sono caduto e mi sono rialzato. Ma in fondo sono uno sfigato, un perdente di successo. La 20th Century Fox farà il remake di Doc negli Usa, la storia è il mio format, un primario che fa un incidente stradale e perde 12 anni di memoria, però la protagonista sarà una donna: l'attrice Molly Parker.

Doc 3, la vera storia di Andrea Fanti: parla il dottor Pierdante Piccioni

La vera storia di Andrea Fanti raccontata da Pierdante Piccioni
La vera storia di Andrea Fanti raccontata da Pierdante Piccioni

Nelle puntate di Doc – Nelle tue mani 3, Andrea Fanti si sottopone alla stimolazione transcranica a corrente continua per recuperare i suoi ricordi. Ha valutato anche lei questa strada?

Sì, è andata esattamente come raccontato nella serie, compreso il momento in cui faccio lo stupido e, quando attaccano la corrente, fingo di prendere la scossa (ride, ndr). Nel primo episodio di Doc 3 abbiamo un po' romanzato questo aspetto, mettendo il casco dell'elettroencefalogramma. In realtà ti applicano degli elettrodi. Però sì, è la terapia che ho fatto io.

Come spiegherebbe in cosa consiste questa terapia a chi non mastica i termini medici?

La stimolazione transcranica si svolge facendo attraversare determinati circuiti del cervello da una corrente continua, non tossica, a basso voltaggio, per vedere se si risvegliano. Ha funzionato con gravi casi di Parkinson e con alcune sindromi psichiatriche, causando un ritorno di ricordi. Per questo ho fatto da cavia e l'ho provato su di me. Lo faccio volentieri perché ho un obiettivo, rivoglio quei dodici anni. Poi magari chiederò al Signore di dimenticare i ricordi brutti, ma li rivoglio tutti, sono miei, mi appartengono.

È riuscito a recuperare almeno in parte i suoi ricordi con questa terapia?

No, non ho raggiunto l'obiettivo di recuperare la memoria, però mi ha stimolato altri circuiti, ora mi sveglio la mattina e ricordo perfettamente i sogni che ho fatto. E anche gli incubi. Sto provando un'evoluzione di quella terapia, per andare nei circuiti più profondi. Non soffro quando la faccio. È come una scossettina, è lieve.

Doc – Nelle tue mani 3, Piccioni: "Rimossi ricordi di mia madre e miei figli"

Doc 3, Pierdante Piccioni ha perso la memoria dopo un incidente
Doc 3, Pierdante Piccioni ha perso la memoria dopo un incidente

Il suo ultimo ricordo risale al 25 ottobre 2001. 

Ricordo che sto portando a scuola mio figlio piccolo di 8 anni con le bibite e le pizze. Ma non ho memoria di cosa è successo dopo. È stato un dramma per me, perché quando mi sono svegliato dal coma, mi sono chiesto: "E i miei figli? Sono morti nell'incidente e non me lo vogliono dire?". Li ricordavo di 8 e 11 anni, ma in realtà ne avevano 20 e 23. Non ricordo niente della loro adolescenza.

Lei ha mai paura, come Andrea Fanti, che tra i suoi ricordi possa nascondersi qualcosa di terribile o faticoso da metabolizzare? 

Assolutamente sì, ma non mi interessa, lo rivoglio indietro lo stesso. Rivoglio indietro la prima delusione amorosa dei miei figli, il primo rimprovero, la loro prima vittoria a calcio e a rugby, la loro maturità. Ero lì con loro, ma non ne ho memoria.

Tra quei 12 anni di ricordi perduti, ci sono anche gli ultimi trascorsi con sua madre. Quando si è svegliato dal coma, non ricordava che fosse morta.

Le ho fatto la diagnosi di tumore e l'ho operata io. Poi è morta. Io c'ero, ma non ricordo niente. I miei amici dicono che sono stato fortunato ad avere dimenticato, cercano di sdrammatizzare, ma non attacca.

Non c'è il rischio che i ricordi arrivino tutti insieme e che, senza quel lenitivo che è il tempo che passa, le possano causare troppo dolore? 

Il mio terapeuta me l'ha detto, è uno dei motivi per cui mi ha sconsigliato l'ipnosi regressiva. Non ero pronto. Adesso potrei esserlo per sopportare i ricordi pesanti. Mi chiedo spesso se arriveranno tutti insieme o scaglionati, ma non si sa. Della memoria sappiamo pochissimo.

Doc 3, Pierdante Piccioni oggi: la sua vita 11 anni dopo l'incidente

Doc Pierdante Piccioni oggi: ha 64 anni, è sposato e ha due figli
Doc Pierdante Piccioni oggi: ha 64 anni, è sposato e ha due figli

Di cosa si occupa oggi?

Di gravi invalidità. Ho a che fare con quasi duemila pazienti l'anno. Vado a casa delle persone che sono talmente gravi da non poter venire in Commissione Invalidi. Ho "abdicato" dal ruolo di primario a Codogno per fare questo mestiere, perché mi stimola di più. Una settimana fa, sono andato a casa di una paziente che mi ha riconosciuto. Si è messa a piangere e mi ha detto: "Ma lo sa che lei mi sta facendo il regalo più bello che potessi chiedere, la seguo in televisione, lei per me è speranza". Mi viene la pelle d'oca a raccontarlo. Si dice che chi salva una vita, salva il mondo intero. E a me succede spesso. I miei figli dicono che ho trasformato una sfiga in una sfida.

Si è visto costretto a fidarsi della memoria che gli altri hanno di lei. Quanto è stato difficile?

Borges dice: "Noi siamo i nostri ricordi". Mi permetto di aggiungere umilmente che a volte siamo soprattutto i ricordi degli altri. Parola di amnesico. Per me è stato molto difficile fidarmi perché due persone, una conoscente e una perfetta sconosciuta, mi hanno detto che gli dovevo dei soldi. Erano degli sciacalli che avevano perso il loro patrimonio giocando alle macchinette. Ovvio che non tutti sono così, però ti fidi delle persone di cui pensi di poter avere più fiducia: Family, Friends. E poi c'è la terza F: Faith.

Crede in Dio?

Ho un legame complicato con il principale perché gli imputo di avermi messo alla prova in maniera un po' troppo pesante. Gli dico: "Potevi anche risparmiartelo, perché proprio a me?". Quindi ho un rapporto molto conflittuale, però credo che esista anche perché ci litigo.

Dalla sua tragedia è germogliata una serie come Doc, apprezzata nel mondo. Può essere questo il senso di ciò che le è accaduto?

Il mio confessore dice che è così. Qualcuno dice che è una restituzione. Potevate chiedermelo prima però, la risposta sarebbe stata: "No, grazie". Mi sarei risparmiato volentieri quello che ho sofferto, che ho patito, che ho provato fino a pensare di spararmi un colpo in testa.

Dopo il pensiero di farla finita, cosa le ha dato la forza di andare avanti?

Un libro. Il romanzo Of mice and men, Uomini e Topi (di John Steinbeck, ndr), dove George uccide l'amico Lennie sparandogli un colpo in testa, per evitare che venga linciato perché ha ucciso la moglie del fattore. Questo libro lo avevo portato come tesina in quinta Ginnasio e mi ero indignato, dicendo: "Bell'amico, gli amici non uccidono gli amici". E mentre cercavo la pistola a casa di mio padre – nove anni fa – ho trovato questo libro, l'ho aperto, l'ho letto e mi è scattata l'illuminazione. Stavo facendo esattamente quello per cui mi ero indignato da ragazzino. Mi sono detto: "Tu scegli la via più breve, sei uno stron*o se fai quello per cui ti eri indignato. Ritorna alle origini, ritorna ai fondamentali, piantala lì e lasciala andare come va". I libri salvano la vita.

C’è qualcosa di spiazzante che ha appreso sul suo conto attraverso i racconti delle persone che ama?

Sì, che sono diventato una persona migliore. Se continuano a dirtelo finisci per crederci. I miei ex colleghi del Pronto Soccorso di Lodi mi ripetono: "Se avessimo saputo che dopo l'incidente venivi fuori così, te l'avremmo data noi una botta in testa molto, ma molto tempo prima" (ride, ndr). Dicono che sono più empatico. L'esperienza come paziente mi ha cambiato come medico e come uomo. Mi immedesimo, il mio problema ora è non farlo troppo e trovare un equilibrio. Altrimenti farei il male mio e dei pazienti.

Sua moglie ha vissuto questi anni al suo fianco, immagino non sia stato facile per lei trovarsi davanti un uomo che non la riconosceva fino in fondo.

A un certo punto, ho avuto l'impressione di tradire mia moglie con la mia stessa moglie. Vedevo una donna completamente diversa da quella che ricordavo, l'ho guardata e ho detto: "Però, niente male". Per me era un'altra persona. È stato difficile non solo per mia moglie, anche per i miei figli e per mio padre, che ha vissuto solo sei mesi dopo il mio incidente e non capiva fino in fondo la portata di quello che era successo. Davanti alla tomba della mamma mi diceva: "Ma davvero non ti ricordi?" Io sorridevo e mentivo, dicendo di ricordare qualcosina.

Qualcuno ha tentato di impedirle di recuperare i suoi ricordi perché gli conveniva che non le tornasse la memoria?

Secondo me sul lavoro qualcuno sì. Non mi hanno detto tutto per impedirmi di tornare alla mia professione. Senza capire che a me non me ne fregava niente di tornare in un posto dove tutti si ricordavano di me, ma io non ricordavo niente di loro. Se l'hanno fatto, l'hanno fatto inutilmente. Hanno sprecato tempo e cattiveria, che vanno tenuti per le cose importanti.

Per lei c’è stato qualcuno o qualcosa di simile a Diana Novelli per Andrea Fanti, quindi un fatto o una persona su cui ha solo dei flash confusi?

Sì, è Ivana Faccioli di RTL 102.5. Quando ho sentito la sua voce, ho avuto l'impressione di averla già sentita. Mi ricorda qualcosa della mia vita precedente. Non capisco se sia sogno o realtà. Quanto a Diana Novelli, guardate Doc fino alla fine perché non è quello che sembra.

Doc 3, il destino della serie con Luca Argentero

Luca Argentero e l'ipotesi dell'addio a Doc dopo la terza stagione
Luca Argentero e l'ipotesi dell'addio a Doc dopo la terza stagione

Ha fatto da consulente anche nella terza stagione di Doc – Nelle tue mani. In che modo ha lavorato con gli sceneggiatori?

Ho supervisionato i casi di tutte le puntate. Nella parte della trama che riguarda i rapporti personali, invece, non c'entro nulla. Sono talmente bravi gli sceneggiatori, che non devo insegnare al gatto ad arrampicarsi. Mi ha colpito molto l'endorsement del presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, chirurghi e degli odontoiatri Filippo Anelli. Ha detto che la serie Doc rappresenta i medici sia dal punto di vista scientifico, che dal punto di vista dell'umanità e dell'empatia. È il motivo per cui faccio fatica a guardare le puntate, è la mia storia, sono le mie cicatrici.

Luca Argentero ha dichiarato che con la terza stagione si chiude un cerchio e si arriva a un punto. In molti temono che lasci la serie. 

Due settimane fa ero a un evento con Luca Argentero e gli hanno chiesto se farà Doc 4. È rimasto un po' perplesso allora ho preso la palla al balzo e ho detto: "Luca non può dirlo ma lo dico io, che tanto da prefrontale godo dell'impunità, al netto di Doc 4 sappiate che Doc 20 sarà girato in una RSA e il protagonista unico e assoluto sarò io e non più Luca Argentero". Ovviamente è una battuta. Secondo me la serie continuerà, funziona, è un gioiellino, fa ottimi ascolti. Ma non so cosa farà Luca Argentero. Credo ci sia la fila di attori che vorrebbero prendere il suo posto, starà a lui decidere.

Il nuovo romanzo di Pierdante Piccioni e Pierangelo Sapegno: Io ricordo tutto

Il nuovo romanzo di Pierdante Piccioni: Io ricordo tutto
Il nuovo romanzo di Pierdante Piccioni: Io ricordo tutto

In questi giorni è in libreria con il romanzo “Io ricordo tutto”, scritto a quattro mani con Pierangelo Sapegno. Lei ha spesso dichiarato che la scrittura è terapeutica. In che modo raccontare questa storia l’ha aiutata?

Intanto sgombro il campo da qualunque equivoco: non c'entra niente con Doc. È un'altra cosa. La scrittura serve per rappresentare i tuoi fantasmi. Mi sono inventato un personaggio che è il mio esatto opposto, un ipermnesico – e ne ho conosciuti in questi 10 anni – persone che hanno il dono di ricordare tutto. Sanno dirti che giorno era, ad esempio, il 25 ottobre del 2001 e a raccontarti cose documentabili, vere. Stiamo ancora cercando di capire come facciano, ma mi sono divertito a creare un personaggio che riesce a fare quello che io non posso fare più.

Nel personaggio del neuroscienziato Ernesto Ferrari, quanto c’è di lei e quanto del suo lavoro?

È un mix tra me e i pazienti ipermnesici che ho incontrato. In questo libro parlo di demenza, perché io sono stato trattato da demente. Tuttora le lesioni che ho vengono etichettate come demenza. Nel romanzo ci sono storie ispirate ai miei veri pazienti. In Ernesto Ferrari c'è un po' di me, ma mi sento molto Donald, un demente, ma che ha la fortuna di poter raccontare. Io disegno, Sapegno dipinge.

Questo romanzo è un giallo intrigante, con un protagonista ben costruito, originale, non scontato, che affronta temi importanti come la malattia, la cura, la memoria, i ricordi. Insomma, sembra avere tutte le carte in regola perché diventi una serie di successo. 

Facciamo un appello ai produttori in ascolto. Anche secondo me ha le giuste caratteristiche per la serialità.

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