Ben Hania, regista de “La voce di Hind Rajab”: “Film ha avuto un impatto, gli artisti devono schierarsi”

"La voce di Hind Rajab", vincitore del leone d'oro a Venezia, è forse il film che meglio ha rappresentato il genocidio in Palestina degli ultimi anni. La regista, Kaouther Ben Hania, ha dato il via con questa pellicola ad una serie di iniziative per andare a identificare i responsabili dei crimini di guerra commessi a Gaza, a cominciare proprio dalla morte di Hind Rajab e della sua famiglia, sterminati mentre abbandonavano Gaza in auto, con la piccola Hind, di appena 6 anni, che ha atteso al telefono l'arrivo dei soccorsi per tre ore, prima di essere uccisa, insieme ai suoi soccorritori della Mezzaluna rossa, dall'esercito israeliano. Ben Hania ha ricevuto a Napoli il premio "Pellegrini di pace", promosso dalla Chiesa di Napoli e dall'Arciconfraternita dei padri pellegrini, ricevendo il premio da Don Gennaro Matino, nella cornice della chiesa di San Giovanni Maggiore nel centro di Napoli. Qui ha incontrato una compagna di scuola di Hind Rajab, un bambina rifugiata a Napoli insieme alla sua famiglia ed ospite, come tante altre famiglie, della Chiesa di Napoli che sotto impulso del vescovo Don Mimmo Battaglia, ha aperto le porte ai rifugiati palestinesi. E' stata proprio la piccola gazawi, in un clima di profonda commozione generale, a consegnare il premio a Kaouther Ben Hania. A margine dell'evento la regista tunisina ha rilasciato un'intervista esclusiva a Fanpage.it.
Dopo il film le azioni dei politici e dei militari israeliani hanno assunto centralità nel dibattito internazionale, secondo lei dopo il film è cambiato qualcosa intorno alla Palestina?
Conosci l'attualità, i film non cambiano le cose così, i film non possono esercitare un potere sui politici, ci dicono come sta andando il mondo, ed il mondo sta andando male. I film non cambiano la realtà, le cronache ci dicono cosa succede a Gaza, in Cisgiordania, in Palestina, ma pur non cambiando le cose hanno un impatto. Questo film ha avuto un impatto importante, le persone hanno visto come andavano le cose davvero, e da qui è partita quella che potremo definire una campagna. Abbiamo proiettato il film in luoghi decisionali, alle Nazioni Unite, a Washington, a Capitol Hill, al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, a Ginevra. Negli Usa uno degli impatti del film è che c'è una proposta di legge che si chiama proprio "Hind Rajab accountability bill", presentata da sue senatori americani (Peter Welch e Sara Jacobs ndr) che chiede che gli Stati Uniti accertino le responsabilità di Israele non solo nel caso di Hind Rajab ma per tutti i crimini di guerra commessi. Non sappiamo se questa legge passerà, ma è uno dei risultati di questa campagna e del film stesso.
Spesso davanti all'orrore della guerra le parole non sembrano sufficienti, il cinema può aiutare a raccontare il nostro tempo?
Il cinema racconta un sacco di cose. In questo caso specifico io ho sentito la voce di Hind Rajab per la prima volta su internet, sui social network, ed i social network non invogliano le persone ad ascoltare, perché scrollano, non favoriscono la memoria, favoriscono l'amnesia. Mi sono detta, questa ragazza che è da qualche parte e nessuno può arrivare a salvarla, è il simbolo di Gaza. Questa testimonianza doveva essere portata in un luogo più rispettabile, dove le persone si sedevano ad ascoltare la sua voce, ed è per questo che ho deciso di fare questo film. Il cinema è efficiente in questo, è uno strumento molto forte perché da impatto, ha un impatto sulle emozioni, sul cuore, anche sul nostro look, ed eccoci qui.
Alcuni attori ed artisti in Italia pensano che non ci si debba schierare su questioni come la Palestina, qual è il suo pensiero a riguardo?
Io penso che noi attori ed artisti dobbiamo avere un punto di vista politico, siamo persone privilegiate, veniamo intervistate, le nostre parole contano, quindi puoi usare tutto questo per qualcosa. Ci sono persone a cui gli attori piacciono e forse ci sono attori che non hanno un bagaglio di conoscenza politica, e potrebbero non voler pronunciarsi, io questo lo capisco perfettamente. A me piacciono molto gli artisti impegnati, che difendono chi non ha voce, che danno un volto a chi non ne ha uno, perché penso che l'arte sia profondamente umana. Quando c'è un'ingiustizia mi piace molto sentire le voci degli artisti.
Il silenzio rischia di diventare complicità?
Si, naturalmente, nel caso del genocidio a Gaza, il silenzio è complicità.
Ha mantenuto relazioni con le persone che ha ascoltato per realizzare il film?
Certo, innanzitutto con la mamma di Hind, ha visto il film poco tempo fa. Abbiamo fatto di tutto per farla uscire da Gaza, perché la sua vita era in pericolo, e siamo riusciti a tirarla fuori. E' stato straordinario, ci siamo viste dal vivo, mi ha accompagnato alle presentazioni del film più volte. Ci sono poi i protagonisti della Mezzaluna rossa, che è stata partner del progetto del film sin dall'inizio ed anche grazie a loro il film è stato proiettato in molto luoghi del mondo. Sono costantemente in contatto con loro.
Oggi ha conosciuto una bambina che andava a scuola con Hind, cosa ha provato?
E' stato incredibile, ho conosciuto questa bambina che ha riportato ustioni a causa dei bombardamenti, una bambina che ha conosciuto la follia dell'esercito israeliano. Era nella stessa scuola di Hind. Questa guerra è atroce non capisco nemmeno perché vada avanti fino ad oggi, nessuno osa ritenere Israele responsabile di quello che accade. Tutti questi crimini devono essere puniti, altrimenti questa bambina completamente bruciata, o Hind macellata di colpi con la sua famiglia, non avranno nemmeno un poco di giustizia. Mi sono molto commossa ad incontrare questa bambina.