Michele Manfredini: “Entrai a Amici per caso grazie a De Filippi, mio padre non mi voleva in Tv. Oggi noleggio barche”

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A 22 anni dalla sua partecipazione ad Amici, Michele Manfredini si racconta in questa intervista dove ripercorre la sua esperienza nel talent show di Canale 5. Un momento della sua vita che ricorda con affetto, del tutto lontano da quella che oggi è la sua quotidianità, tra noleggio barche, ristoranti e altro ancora.

Un incontro casuale diventato un'occasione per ricordare quella che, a tutti gli effetti, potrebbe essere definita un'altra vita. Così Michele Manfredini, ballerino della quarta edizione di Amici racconta la reunion inaspettata con Pietro Napolano, che ha permesso loro di fare un tuffo nel passato. Sono ormai trascorsi 22 anni dal programma e molte cose sono cambiate, sia nel talent di Canale 5, che lontano dalle telecamere nella quotidianità di chi quell'esperienza l'ha vissuta con gli occhi di un ragazzo affamato di avventure da affrontare. Parlantina fluente e sorriso che si percepisce anche dall'altro capo del telefono, Michele Manfredini ha mantenuto intatto l'entusiasmo con cui danzava davanti alla giuria dello show di Maria De Filippi, raccontando alcuni momenti della sua partecipazione al programma, arrivando all'oggi, dove il mondo dello spettacolo è un divertimento, ma la vita è un'altra cosa.

Partiamo dal video con Pietro Napolano. È stato commentatissimo, un vero e proprio amarcord.

È stata una cosa fatta così, erano almeno 22 anni che non ci vedevamo, nonostante lui abiti a Giulianova e io a Torre del Greco, ma nella vita prendi strade diverse, ci si perde un po'. Ci siamo incontrati per un caso fortuito, ero a Praia a Mare, lo vedo passare con la macchina, ma avevo qualche dubbio perché non lo vedevo da tanto. L'ho chiamato, ci siamo visti e abbiamo fatto questa scemenza.

Facciamo un passo indietro e torniamo a 22 anni fa. Come ti sei avvicinato alla danza?

Avevo poco più di 18 anni. L'anno prima che entrassi ero fidanzato con una ballerina e mi sono avvicinato così alla danza, in realtà facevo sport da combattimento. Accompagnavo questa ragazza a lezione, aspettavo ogni volta la fine delle prove, finché il direttore della scuola un giorno mi si avvicinò e mi chiese se volessi provare: "Tanto comunque sei qui ad aspettare e a noi servono dei maschi". Da lì mi appassionai.

E poi è arrivato Amici

Sì, ma la cosa divertente fu che l'anno prima andammo tutti alla finale e scherzando dissi ai ballerini: "L'anno prossimo entrerò io e voi no". È andata davvero così.

Raccontaci il provino per entrare nella scuola.

Andai a fare il primo provino, ma non avevo nessuna speranza perché chiunque arrivava aveva già fatto stage con Garrison, Steve, l'anno in cui sono entrato era il primo di Alessandra Celentano, non aveva ancora preso i caratteri del personaggio che poi è diventata. Era la più tranquilla. Tra gli insegnanti Steve era quello più tosto. Prima di ballare mi misero nell'ultima fila, nelle prime c'erano quelli che già si conoscevano e già pensai di essere spacciato. Poco dopo entrò Maria De Filippi, iniziò a salutare gli insegnanti, c'erano tutti, Maura, Maria Zaffino, anche Kledi. Iniziò la coreografia e io feci una mossa strada, qualcosa che forse nella danza non esiste e feci cadere Francesco De Simone, che è diventato un mio carissimo amico.

Che è successo dopo l'ingresso di Maria De Filippi?

Dopo questa mossa Maria iniziò a ridere e fermò tutto. Mi fece una sorta di intervista, veloce e a me la chiacchiera non è mai mancata. Così proseguii con i provini che, però, erano organizzati in maniera assurda, ti chiamavano anche due ore prima dell'inizio, quindi stavi sempre con una borsa pronta. Per entrare ho fatto otto provini. Il rush finale era uno stage di tre giorni che precedeva la data in cui ti dicevano se fossi stato ammesso o meno.

E alla fine ce l'hai fatta. 

In quei tre giorni era chiaro che Steve non mi voleva, ero il meno esperto, ma intervenne Maria. Davanti a tutti disse che se avessero preso tutti ballerini bravissimi fin da subito il gioco delle sfide non avrebbe retto e disse "Prendiamo Michele, almeno sa parlare, ci fa fare un po' di trasmissione e poi va via". E fu così che entrai nella scuola di Amici.

Ci sei rimasto anche un po', tutto sommato.

Il caso volle che la prima sfida capitai con un ragazzo siciliano, bravissimo, ma per l'emozione o altro sbaglio tutto e quindi passai io. La seconda sfida il giudice era Brian, di Brian e Garrison, loro si odiavano e visto che lo sfidante era un allievo di Garrison, probabilmente scelse me anche per questo motivo. Insomma, sono andato avanti per tre sfide, dopodiché mi infortunai a Natale e dovetti lasciare la scuola per forza.

Un sogno infranto. 

No, il sogno non l'ho mai avuto a dire il vero. Poi, se non hai una famiglia alle spalle che viaggia con te in quella direzione, è difficile anche puntarci, avrebbe significato andare contro di loro, cercare sempre di farcela da solo. Mio padre è chirurgo al Policlinico e il periodo in cui io ho partecipato al programma, quando qualcuno gli diceva di avermi visto in televisione lui rispondeva: "Non è possibile, sarà un caso di omonimia". Questo era il livello.

Mai avuto rimpianti nel non aver continuato nello spettacolo?

Quando sono entrato ero già diplomato, stavo all'università e feci anche due esami per non perdere l'anno. Subito dopo Amici, andai a fare Amici Liberi con Aldo Busi e rimasi fino alla fine del progetto. Una volta finito, io e Valeria Belleudi andammo a fare i provini per Grease con la Compagnia dell'Arancia a Milano, anche lì furono vari provini, perché chi veniva dalla televisione veniva messo sotto torchio. Dopo sei provini mi identificarono nel ruolo del secondo protagonista, ma dovetti rinunciare.

Perché? Cosa accadde?

Avevo chiesto al direttore della compagnia di farmi sapere entro il 5 settembre, perché nel frattempo avevo ricevuto una proposta di lavoro da un armatore con cui avevo avviato dei contatti. Non ebbi nessuna chiamata, quindi accettai la proposta. L'11 mi telefonarono dalla compagnia per dirmi che ero stato preso, ma fui costretto a rifiutare.

C'è ancora qualche velleità artistica dentro di te?

Ho fatto qualcosa a livello di danza, teatro. Nel corso degli anni, anche con compagnie amatoriali, ogni volta che mi hanno chiamato non ho mai detto no, perché il palcoscenico è un richiamo, se ce l'hai non riesci a lasciarlo andare così facilmente. Però Amici è stato importante, ti porti un bagaglio di relazioni, il modo di affrontare le cose è bello.

Quando hai partecipato al programma tutti si cimentavano nelle varie discipline, ora è cambiato tutto. Credi fosse meglio prima?

Di fatto è iniziata quasi come una scuola di musical, ora il ballerino entra che è già un professionista, il cantante che già deve avere dei dischi e oggi penso che facciano una valutazione in merito ai followers sui social. Se li avessimo avuti avremmo avuto una risonanza diversa.

C'è sempre stata più predisposizione per i cantanti secondo te?

Credo sia una questione di pubblico. È più facile riconoscere un bravo cantante rispetto a un bravo ballerino se non sei del settore.

E il rapporto con Maria? Oggi sembra che i ragazzi abbiano molte occasioni per incontrarla, voi la vedevate?

Pochissimo. Noi la vedevamo durante la diretta del sabato o solo se succedeva qualcosa di eclatante, quindi lei interveniva e metteva a posto le cose. Avevamo un rapporto con Chicco Sfrondini, che era il direttore della scuola, Michele Perna, con cui ho ancora oggi un bel rapporto.

Nell'anno in cui ha partecipato ad Amici chi è che aveva il desiderio di sfondare nel mondo dello spettacolo?

Tutti. Tutti loro avevano l'obiettivo di utilizzare Amici per poi passare sfondare nelle loro "categorie". Però, ad esempio, nel mio anno c'era Marco Gandolfi Vannini che ha provato in tanti modi ad emergere, poi è diventato un imprenditore. Però Francesco De Simone è diventato coreografo in tv, c'è anche chi si è aperto scuole di danza. Ad esempio tra i cantanti è stato un peccato per Antonino, perché non l'hanno capito, Beppe Vessicchio sentì i primi secondi di Sexual Healing e gli disse "sei dentro".

Chi è Michele Manfredini oggi?

Michele Manfredini oggi è uno che continua a cercare di trovare la propria strada. Faccio tante cose, ma gli eventi mi hanno trasformato.

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Dove ti hanno portato?

Dopo dieci anni fortissimi nello shipping, quello per cui avevo studiato e guadagnavo anche bene, giravo il mondo, la crisi della Cina nel 2008 portò al fallimento di moltissime società, tirai fino al 2012, poi ho dovuto fare una scelta, andare via o restare. Così visto che mia moglie era nel mondo della ristorazione e avevamo una bambina di 4 mesi, nel 2013 ho aperto un ristorante giapponese, il primo in provincia di Napoli. Poi ho continuato, ho aperto lidi, locali e dopo tanti anni ho deciso di tornare al settore che mi ha sempre accompagnato, quello dello skipper e ho messo su questa attività Capitan Maraviz, che è come mi chiamavano al porto di Torre del Greco. E cinque anni fa ho preso una laurea in Managment delle imprese sportive, ho superato anche il concorso a scuola, spero si possa tramutare in un contratto fisso.

Insomma, una persona che ferma non ci sa stare. 

Non posso. Non ci si può fermare perché nessuno ti regala niente, te lo devi andare a prendere.

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