Edoardo De Angelis lavora all’adattamento di Ferito a morte con Sandro Veronesi

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Edoardo De Angelis lavora all’adattamento di Ferito a morte di Raffaele La Capria con Sandro Veronesi nel corso dei PopCorn Stories, gli incontri alla Colombaia di Ischia, la villa che fu di Luchino Visconti, con Peppe Lanzetta.

Edoardo De Angelis sta per affrontare una nuova avventura a Venezia con "Il fuoco che ti porti dentro" con Vanessa Scalera, tratto dall'omonimo romanzo di Antonio Franchini, ma è già il momento di pensare al futuro. De Angelis è infatti al lavoro sull'adattamento cinematografico di Ferito a morte, il romanzo di Raffaele La Capria, insieme allo scrittore Sandro Veronesi. Il regista napoletano lo ha raccontato in un'intervista rilasciata a Peppe Lanzetta, nell'ambito della selezione di virgolettati Popcorn Stories.

Il sodalizio con Sandro Veronesi

De Angelis descrive un rapporto di lunga data con l'autore di Caos calmo, definendolo tra le voci più importanti della narrativa italiana contemporanea. "Con Sandro Veronesi mi trovo benissimo. Per me è uno dei più grandi scrittori viventi ed è anche un monumento di umanità: siamo molto uniti", ha dichiarato a Peppe Lanzetta. Sul progetto legato a La Capria, il regista mantiene un profilo cauto: "In questo periodo stiamo lavorando all'adattamento di Ferito a morte di Raffaele La Capria. Non sappiamo ancora se riusciremo davvero a farlo, ma ci stiamo lavorando".

Un incontro alla Colombaia di Ischia

Il confronto tra De Angelis e Lanzetta è avvenuto alla Colombaia, la storica residenza di Ischia che fu di Luchino Visconti, sotto l'organizzazione di PopCorn Club, il media digital tutto dedicato al cinema. Un luogo carico di storia cinematografica, dove il regista de Il Gattopardo trascorse lunghi periodi di lavoro e di vita: una cornice che lega simbolicamente due generazioni di autori impegnati a trasformare la letteratura in immagini.

Un metodo che passa dalla parola scritta al set

Non è la prima volta che De Angelis affronta il tema del passaggio dal libro allo schermo. Nella stessa intervista a Lanzetta, il regista ha spiegato la propria idea di adattamento: "È normale che uno scrittore sia molto affezionato a quello che ha scritto, ma quando arriva il cinema bisogna accettare che inizi un'altra modalità di racconto". Un principio che richiama le parole di Pasolini sulla sceneggiatura come oggetto destinato a eclissarsi per diventare altro, e che sembra guidare anche l'approccio a Ferito a morte.

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