Elodie, Arisa e le foto delle cantanti svestite sui social, la psicoterapeuta: “I commenti specchio di chi guarda”
Il corpo delle professioniste famose, sui social media, smette quasi subito di appartenere a chi lo mostra per trasformarsi in terreno di giudizio. Di critiche il più delle volte, alcune massacranti. Negli ultimi giorni il dibattito si è riacceso attorno a due scatti postati in rete da due artiste italiane famosissime: da un lato Arisa, che dopo aver pubblicato una foto per il suo 44esimo compleanno ha scelto di rimuoverla ammettendo di sentirsi a disagio; dall'altro Elodie, che continua a rivendicare la propria libertà espressiva e corporea senza mai tenere nemmeno in considerazione le critiche.
Ma cosa scatta nella testa di chi osserva? Dove finisce lo slancio personale e inizia la volontà di inseguire l’algoritmo? E soprattutto, come ci si difende quando la sovraesposizione rischia di intaccare la serenità emotiva? Fanpage.it ne ha parlato con la dottoressa Diletta Massolo, psicoterapeuta ed esperta di social media management.
Quando una cantante famosa mostra il proprio corpo sui social, cosa scatta nella testa di chi guarda? Perché è così difficile separare il talento dal fisico?
Quando si pubblica un contenuto si parte da un’intenzione chiara: può essere marketing, il desiderio di esprimere la propria identità, una provocazione o la volontà di far parlare di sé. Ma quando la foto arriva agli altri, entra in un sistema di significati diverso e diventa uno specchio. Chi osserva ci legge una parte di sé, attraverso i propri valori, le proprie aspettative e i propri pregiudizi sulla femminilità. Il corpo della donna è storicamente più oggettivizzato e sessualizzato rispetto a quello maschile, quindi lo stesso scatto genera reazioni opposte: i commenti raccontano pochissimo della foto e moltissimo di chi la sta guardando.
Nei casi di Arisa ed Elodie le reazioni del pubblico sono state molto differenti ma ugualmente numerosissime.
Esatto. Nel caso di Arisa i commenti andavano spesso sulla linea del "non ne avevi bisogno, ti sei abbassata a queste dinamiche", giudizi orientati più sulla delusione o sulla fragilità, oltre che sul peso e sulla magrezza. Per Elodie si passa più spesso all'attacco diretto sulla professionalità, del tipo "non sai cantare e ti spogli per apparire". Ci dimentichiamo che prima di essere cantanti sono persone, con la propria identità e la propria sensibilità. Non credo che il problema sia il corpo in sé: quando si è online, molte persone sentono il diritto di prendersi uno spazio per giudicare a prescindere da ciò che indossi.
Oggi mostrare il proprio corpo in rete è davvero un atto di libertà o serve a spingere l'algoritmo affinché ci dia visibilità?
L'algoritmo propone i contenuti fisici a chi ricerca quel tipo di immagini e spinge i post che generano interazioni, commenti e condivisioni. Ma per un'artista non è affatto l'unico modo per funzionare. L'algoritmo premia ugualmente i contenuti d'argomento, la divulgazione e i ragionamenti articolati. Non mi viene da pensare che ci si spogli "per l'algoritmo": l'esposizione del corpo rimane una scelta personale, che poi può coincidere anche con la volontà di far parlare di sé.
Dal suo doppio punto di vista, di psicoterapeuta e social media manager, esiste davvero la spontaneità sui social o c'è sempre una componente di marketing?
Non esiste una risposta universale. In alcuni casi può esserci il piacere di stare al centro dell'attenzione, in altri una scelta del tutto estemporanea o un bisogno espressivo. Ogni persona ha motivazioni profonde e obiettivi differenti. Sarebbe riduttivo liquidare tutto come una semplice operazione di marketing o come mero chiacchiericcio.
Pensando al caso di Arisa, che cosa crede abbia motivato la scelta di cancellare la foto dopo pochi giorni?
Non conoscendo la sua situazione personale, possiamo basarci solo su ciò che ha dichiarato. Arisa in passato ha pubblicato scatti anche più provocatori senza poi rimuoverli. Se oggi ha deciso di fare un passo indietro, significa che in questo specifico momento della sua vita quel tipo di sovraesposizione le ha creato un disagio reale. I commenti sulla magrezza o sul cambiamento fisico toccano spesso punti scoperti o momenti di vulnerabilità personale. Quando la pressione esterna rischia di fare male, fare un passo indietro per proteggersi è un atto di tutela della propria salute psicofisica.
Negli stessi giorni Elodie ha invece mantenuto i suoi scatti, rivendicando la propria libertà. Ritiene abbia una diversa capacità di reggere la pressione?
Elodie è esposta da tempo a questo tipo di narrazione e sembra aver sviluppato una corazza diversa, arrivando a dire: "Io vado avanti per la mia strada e me ne frego". Arisa ha forse avvertito che in questo momento non valeva la pena aggiungere altro materiale alle polemiche. Ognuno gestisce la pressione in base alla propria storia e alle proprie risorse del momento.
Quali confini servono per tutelare la propria salute emotiva sui social senza rinunciare alla libertà di esprimersi?
Bisogna partire dal presupposto che non basta la consapevolezza teorica per difendersi dagli attacchi: anche se sai che un troll ti insulta solo per frustrazione, quel commento può comunque ferirti se va a toccare una tua fragilità. Per questo è fondamentale un lavoro profondo su di sé, magari attraverso un percorso di psicoterapia, per costruirsi una solidità interna. Dal punto di vista pratico, si possono applicare filtri alle parole chiave, disattivare i messaggi privati in direct o decidere di non leggere affatto i commenti. Quando l'impatto emotivo diventa eccessivo, la scelta migliore resta staccare la spina e fermarsi per il tempo necessario.
Se dovesse dare un consiglio, umano e professionale, a un'artista travolta dai giudizi per una foto in topless, cosa le direbbe?
Le direi di mettere sempre al primo posto il proprio benessere psicofisico rispetto alle logiche dei social o al parere dei fan. Di chiedersi: "Come mi fa stare davvero questa situazione?". Se tenere quella foto o leggere quei commenti toglie la serenità, cancellare lo scatto o prendersi una pausa è la scelta più sana. La carriera e l'affetto del pubblico vero non si misurano su un singolo scatto, ma sul valore dell'artista.