Dopo Naza, Israele vuole cambiare i finanziamenti al cinema: nuovi fondi ai film sull'”eroismo” dei soldati IDF
L’onda lunga delle polemiche su Naza arriva ora a toccare anche i finanziamenti al cinema israeliano. Dopo il Premio Speciale della Giuria conquistato alla Mostra di Venezia, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor è finito al centro di una dura reazione politica in Israele: prima le accuse di tradimento e la richiesta di verificare la possibilità di revocare la cittadinanza ai due registi, ora una proposta che interviene direttamente sui finanziamenti pubblici al cinema. Il Film Council israeliano vuole infatti eliminare dal sistema di valutazione il peso dei risultati ottenuti nei festival internazionali e introdurre un nuovo sostegno per i film dedicati all’“eroismo” dei soldati dell’IDF.
La nuova proposta è stata riportata da Deadline, che ha pubblicato il contenuto di una nota del Consiglio cinematografico inoltrata alla testata da un produttore israeliano. Nel documento vengono spiegate le motivazioni delle raccomandazioni e il possibile cambio di direzione nella politica di sostegno pubblico al cinema.
Cosa vuole cambiare il Film Council israeliano
Per capire la portata della proposta bisogna partire da come funziona oggi il sistema israeliano. Lo Stato finanzia il cinema attraverso diversi fondi cinematografici, che competono tra loro per ottenere una parte delle risorse pubbliche. I fondi vengono valutati sulla base di un sistema a punti che tiene conto, tra le altre cose, anche di quanti dei film da loro sostenuti vengono selezionati nei principali festival internazionali, in particolare quelli di fascia A. Un meccanismo che, almeno per questo aspetto, ricorda quello italiano, dove il successo ottenuto dalle opere nei festival può incidere sull’accesso ai contributi pubblici.
È proprio questo criterio che il Film Council propone ora di eliminare. In pratica, le selezioni nei grandi festival non contribuirebbero più al punteggio con cui vengono valutati i fondi per l'assegnazione delle risorse pubbliche. Non significa che ai film israeliani verrebbe impedito di partecipare ai festival internazionali: a cambiare sarebbe il peso delle selezioni nel sistema con cui vengono distribuiti i finanziamenti tra i fondi cinematografici. Ma la proposta va oltre. Il Council vuole affiancare a questa modifica un nuovo canale di finanziamento destinato a opere dedicate all’“eroismo” dei soldati dell’IDF, con un richiamo alla memoria dei caduti e all’identità nazionale, presentando questa misura come uno strumento per contrastare quelle che definisce "campagne di diffamazione" contro Israele.
Il ministro della Cultura e dello Sport Miki Zohar ha accolto la raccomandazione e ha dichiarato di volerla adottare rapidamente. Secondo quanto riportato da Deadline, Zohar sostiene che lo Stato non dovrebbe destinare risorse pubbliche a film pensati per ottenere riconoscimenti nei festival internazionali che, a suo giudizio, contribuiscono a danneggiare l’immagine di Israele.
Perché la proposta arriva dopo Naza
La tempistica collega inevitabilmente la vicenda alla polemica esplosa attorno al documentario. Già il 14 settembre, due giorni dopo il Premio Speciale della Giuria alla Mostra di Venezia, il Film Council aveva annunciato una riunione urgente per riesaminare i criteri con cui vengono valutati i festival cinematografici che rappresentano Israele a livello internazionale. Il Consiglio aveva ribadito il proprio sostegno alla libertà di espressione e alla pluralità delle voci nel cinema israeliano, ma aveva accusato Naza di aver oltrepassato una “linea rossa” e aveva messo in dubbio l’attendibilità delle fonti utilizzate nel film.
Il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor è nato da circa tre anni di lavoro e raccoglie le testimonianze, mantenute anonime, di 24 persone presentate dai registi come soldati e membri dell’intelligence israeliana. I loro racconti riguardano i sistemi di sorveglianza e di selezione degli obiettivi utilizzati dall’esercito a Gaza e sostengono che alcuni attacchi sarebbero stati autorizzati nonostante il numero previsto di vittime civili. L’IDF ha respinto le accuse contenute nel film e ha contestato innanzitutto la possibilità di verificare l’identità, il ruolo e il coinvolgimento nelle operazioni delle fonti rimaste anonime, oltre a sostenere che alcune delle affermazioni riportate nel documentario riguardino decisioni e informazioni che non potrebbero essere conosciute dagli intervistati nei ruoli da loro dichiarati.
La reazione politica è arrivata subito dopo la vittoria a Venezia. Zohar ha accusato i due registi di tradimento e ha chiesto di valutare la possibilità di revocare loro la cittadinanza israeliana.