
Stefano De Martino direttore artistico e conduttore del Festival di Sanremo 2027. La notizia era nell'aria, ma quando è diventata ufficiale ha fatto esattamente quello che ci si aspettava: ha diviso l'Italia in due. Da una parte chi esulta, dall'altra chi cerca disperatamente un motivo valido per non esultare.
L'egemonia culturale napoletana che spaventa
Nella puntata di Non è la TV di ieri abbiamo chiesto a Francesco Paolantoni e Peppe Iodice: "Si può parlare di egemonia culturale napoletana alla luce della vittoria di Sal Da Vinci e del futuro di Stefano De Martino?" e la risposta è stata affermativa. Non è ancora niente scritto, ma sembra scontato che Stefano potrebbe portare con sé la sua compagna di giro diventata cuore pulsante di "Stasera tutto è possibile" (Grazia Sambruna ieri parlava non a a caso di "Sanremo tutto è possibile"). E dunque Herbert Ballerina, Biagio Izzo, Giovanni Esposito oltre ai sopra citati.
Un'armata Brancaleone partenopea che ha conquistato l'Italia, tenendo in piedi la stagione degli ascolti di Rai2 stagione dopo stagione A questi, si aggiungono le guest fisse che arrivano da Napoli e da fuori: The Jackal, Brenda Lodigiani, Andrea Pucci – quest'anno grande assente tra le mille polemiche – ed Elettra Lamborghini, che ha fatto del programma il suo territorio naturale.
L'idea che questa crew possa sbarcare sul palco dell'Ariston, in un modo o nell'altro, non è fantascienza. È la logica conseguenza di come De Martino lavora: costruisce un ecosistema, non uno show. Una cosa che accade in tutti i gruppi di lavoro. Magari non succederà, ma è chiaro che questa possibilità, evidentemente, dà fastidio a qualcuno.
La fake della terza media e quelle delle amicizie politiche
Marinella Venegoni, critica musicale de "La Stampa", ha scelto di aprire la stagione delle perplessità sottolineando su X che De Martino ha la terza media. Un attacco che avrebbe più senso se fosse accurato. In realtà, De Martino ha conseguito un diploma al liceo artistico, indirizzo fotografico e grafico. Ma cosa ha studiato non cambia nulla perché ha iniziato una carriera televisiva che lo ha portato, nel giro di quasi un decennio, a essere uno dei conduttori più seguiti d'Italia. Verrebbe da chiedersi quanti conduttori del Festival avessero un curriculum accademico da fare invidia. La risposta, probabilmente, sorprenderebbe.
L'altra arma a disposizione della critica è più scivolosa e più vecchia: avvicinarlo alla destra di governo. La storia della presunta amicizia con Arianna Meloni è stata ripresa, rilavorata, rilanciata da tutti negli ultimi mesi. Anche oggi si tratta De Martino come una figurazione speciale: da marito di Belen a protetto della sorella della Premier. Una considerazione e una domanda in rigoroso ordine: ma davvero interesserebbe a qualcuno delle amicizie politiche di Stefano De Martino? Sarebbe meno bravo per questo? Averne di amicizie, nell'Italia dei cachi, è diventata automaticamente una colpa? Vale per tutti, soprattutto, o solo per chi è vicino a un certo schieramento?
"Non capisce la musica": e Amadeus la capiva?
L'argomento più tecnico è quello sulla competenza musicale. De Martino non è un esperto di musica – e lo sa benissimo. Ma il punto è che nessuno gli ha mai chiesto di fare il critico musicale. Il Festival di Sanremo non è un congresso dell'industria discografica: è uno spettacolo televisivo con una gara musicale al centro, che richiede ritmo, carisma, capacità di gestire l'imprevisto e di tenere incollato il pubblico per cinque serate.
Amadeus, che ha guidato il Festival per cinque edizioni consecutive con risultati record di ascolti, non era un musicologo. Carlo Conti, formatosi nelle radio, ha costruito la sua carriera sull'intrattenimento televisivo più che sulla critica musicale. Entrambi si sono affidati a collaboratori e consiglieri: è questo che fa un buon direttore artistico.
E in effetti, Fanpage.it è stata in grado di confermare – dalle parole del direttore del prime time Williams Di Liberatore che la struttura attorno a De Martino si stia già definendo con una separazione netta: la parte televisiva sarà gestita da lui (presumibilmente con i suoi autori di fiducia); quella musicale è affidata a Fabrizio Ferraguzzo, ex Maneskin, figura che porta con sé credibilità e connessioni nell'industria discografica.
De Martino è il conduttore più popolare d'Italia in questo momento. Ha 37anni, un carisma genuino e un rapporto con il pubblico che non si è costruito a tavolino. Che si possano avere dubbi sulla scelta è legittimo. Il Festival di Sanremo è la più grande macchina televisiva del Paese, e il peso di gestirla non è uguale a quello di qualsiasi altro programma. Ma le obiezioni sollevate finora – il titolo di studio, le amicizie politiche, la presunta ignoranza musicale – sembrano più il riflesso di un fastidio che non trova argomenti convincenti che una critica sostanziale alla nomina.

Nell'attesa, c'è già Herbert Ballerina che scende la scalinata dell'Ariston in intelligenza artificiale. Sarebbe sicuramente un'immagine inedita. Ma nel 2027, chissà, potrebbe anche essere quella giusta.