Nel canile di New York sterminati 8mila animali all’anno: una petizione italiana dice stop
Settantadue ore: è questo il tempo massimo concesso a ogni animale catturato dagli "accalappiacani" di New York. 72 ore per passare dalla vita alla morte nel canile municipale della Grande Mela. In quei tre giorni ogni animale che viene catturato deve trovare una nuova "famiglia" che decida di adottarlo oppure per lui il destino è segnato: ciò vuol dire che per ognuno di loro spesso il confine è sottilissimo. Bastano pochi minuti di ritardo per sentenziare la condanna di un cucciolo: una politica sul randagismo che sta facendo molto discutere, anche perché molto spesso il termine temporale non viene affatto rispettato e molti animali vengono uccisi immediatamente. I funzionari evidentemente non conoscono altre misure preventive: sostengono che la sterilizzazione non sia abbastanza efficace e ritengono che un'iniezione letale rappresenti il metodo più facile per sbarazzarsi di un problema di troppo. I randagi uccisi nel solo 2013 sono 8mila; 200, invece, sono letteralmente scomparsi nel nulla.
La situazione è stata a lungo tollerata, finché non ha iniziato a suscitare un moto di indignazione: gli abbattimenti di massa infatti sarebbero incredibilmente brutali e disumani, così è nata una petizione internazionale lanciata qualche giorno fa da No Kill Italy, gruppo civico che rifiuta l'etichetta animalista ("ci siamo conosciuti in rete prendendo visione delle quotidiane liste di morte, siamo semplici cittadini inorriditi da tanta inciviltà") che ora sta raccogliendo le sottoscrizioni per chiedere all'amministrazione comunale di New York di cambiare decisamente rotta, con la speranza che possa influenzare tutta l'America.
Sulla vicenda è intervenuta anche l'Enpa, ente nazionale per la protezione degli animali, il cui presidente ha scritto una lettera all'ambasciatore USA: "Dire no alla strage dei randagi è oggi un atto dovuto e non più procrastinabile da parte di un Paese che ha l'ambizione di essere punto di riferimento per tutto il mondo. E non è ammissibile che interessi economici o di altro tipo decidano vita e morte di esseri innocenti. La strada da seguire è indicata da alcune realtà locali della sua Nazione. Già da un po' Hastings e Rosemount in Minnesota, Prescott nel Wisconsin e diverse altre città statunitensi hanno vietato l'uccisione dei randagi sui rispettivi territori".
L'Enpa conclude: "Quando il sindaco De Blasio in campagna elettorale, aveva cavalcato i temi animalisti, noi tutti abbiamo sperato di cogliere una luce, l'inizio di un'inversione di tendenza capace di contagiare positivamente gli USA. Purtroppo, come conferma l'imbarazzante silenzio sulla questione del rifugio Ac&C di New York, le promesse sono rimaste tali. L'abbattimento dei randagi non è soltanto un modo crudele di affrontare la questione ma, come sottolineano autorevoli istituzioni internazionali, una pratica inutile a risolvere l'emergenza".