La DNA presenta il rapporto annuale antimafia: “Le mani dei clan sui giochi”

A cura di D. F.
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La DNA ha presentato il dossier annuale: “Cosa Nostra è in una situazione di forte fibrillazione, che riguarda sia la individuazione di una nuova leadership, sia la ricerca di nuovi schemi organizzativi e di nuove strategie operative”.

La Direzione Nazionale Antimafia ha presentato il suo annuale rapporto sulla criminalità organizzata. Il dossier si apre con un paragrafo sulla trattativa Stato Mafia nel quale si legge che la Dna "ha ritenuto di dover inquadrare alcune delle condotte da provare nei confronti di alcuni degli imputati nella fattispecie astratta di cui all'art. 338 c.p. (Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ndr), ponendo in tal modo nuovi problemi di natura giuridica e fattuale al giudice che dovrà decidere sulla corretta ricostruzione dei fatti operata nell'inchiesta". La Direzione Nazionale Antimafia evidenzia anche l'importanza della sentenza che ha assolto il prefetto Mario Mori ed colonnello Mauro Obinu dalle accuse per la mancata cattura di Bernardo Provenzano nel 1996. "Tale processo – si sottolinea – presenta significativi momenti di collegamento sia probatorio che sostanziale con quello in argomento ed il suo esito non può non destare oggettivi motivi di preoccupazione in relazione all'impostazione del processo c.d. trattativa".

Il rapporto esamina anche come le organizzazioni criminali siano sempre di più interessate al settore dei giochi, che pesa ormai per il 4% del prodotto interno lordo italiano tanto da essere ormai considerato la "quarta azienda" del paese alle spalle di Eni e Fiat. I giocatori abituali sono infatti 15 milioni, di cui 800mila patologici. Il settore, viene osservato, "è di altissimo interesse per la criminalità organizzata". Il dossier tasta anche il polso alle organizzazioni criminali del nostro paese. Cosa Nostra – si legge – è in "una situazione di forte fibrillazione, che riguarda sia la individuazione di una nuova leadership, sia la ricerca di nuovi schemi organizzativi e di nuove strategie operative". Le minacce al procuratore di Palermo Nino Di Matteo e ad altri magistrati indicano "l'esistenza di una strategia criminale volta a destare allarme ed assai probabilmente a tentare di condizionare lo svolgimento delle attività investigative e processuali della Magistratura del distretto di Palermo". La ‘ndrangheta, da parte sua, si conferma forte nel traffico internazionale di droga e particolarmente attiva fuori Calabria: in Lombardia ad esempio esistono 15 ‘locali' (organizzazione che opera su base territoriale, composta da almeno 50 affiliati) per un totale di 500 affiliati circa.

Il dossier della Direzione Nazionale Antimafia esamina anche il tema dei detenuti sottoposti al regime di 41bis. Le strutture che li ospitano, tuttavia, "sono nate spesso come strutture carcerarie femminili, nate dunque con lo scopo, ben diverso ed addirittura opposto a quello che deve realizzare il 41 bis, di promuovere la socialità tra le detenute e con le conseguenti difficoltà strutturali che tali istituti hanno nell'impedire le comunicazioni interne alle carceri, nel senso che le celle spesso si trovano sullo stesso corridoio e che tale situazione rende, appunto, molto difficile impedire comunicazioni tra i detenuti, che poi possono essere veicolate in via indiretta all'esterno (ad es. attraverso familiari di altri detenuti)". L'appello è della DNA è quello di individuare nel piano carceri "nuove strutture idonee, nate esclusivamente per l'assolvimento della funzione di prevenzione prevista dall'art. 41 bis, e da destinare in via esclusiva a tale scopo".

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