Segui Scanner.
La rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Iran e Stati Uniti hanno firmato un accordo di pace per la guerra iniziata a fine gennaio scorso con l'attacco di Stati Uniti e Israele al regime di Teheran. L'accordo prevede la riapertura immediata dello stretto di Hormuz, una misura che permette di far respirare l'economia globale, in particolare i paesi europei e asiatici che stavano affrontando una drammatica crisi energetica. Le concessioni all'Iran sono significative: il regime rinuncia al suo programma nucleare in cambio del ripristino della stabilità geopolitica precedente al conflitto.
L'accordo sul nucleare dal quale Trump si è ritirato
L'evoluzione della crisi impone tuttavia un'analisi più complessa e profonda sulle responsabilità politiche della presidenza Trump. Se Washington non fosse uscita unilateralmente dall'accordo sul nucleare nel 2018 – l'intesa raggiunta dal formato "5+1" con la partecipazione dell'Unione Europea – l'Iran non avrebbe ripreso l'arricchimento dell'uranio. Senza l'escalation militare statunitense e la conseguente reazione di Teheran con il blocco delle rotte marittime, la medesima stabilità si sarebbe potuta preservare attraverso i canali diplomatici, evitando una crisi energetica globale.
Cosa prevede l'accordo
I termini del nuovo accordo, che prevedono lo sblocco dei fondi congelati e la rimozione delle sanzioni economiche contro l'Iran, rappresentano una concessione rilevante. Questo esito evidenzia come il conflitto avviato dall'amministrazione Trump e dal governo Netanyahu avesse obiettivi esclusivamente economici e strategici legati agli approvvigionamenti energetici. Le istanze relative ai diritti umani e alla tutela della popolazione civile sottomessa al regime iraniano non hanno rappresentato una reale priorità politica per i governi occidentali.