in foto: Immagine di Save the Children

Nel mondo ogni anno muoiono circa 3 milioni di bambini per malnutrizione. Un dato allarmante se confrontato con quello relativo alle morti infantili a livello globale che in totale risultano essere soltanto il doppio: sono infatti circa 6 milioni i bambini che nel mondo muoiono ogni anno, prima di aver compiuto 5 anni di età, per cause che potrebbero essere facilmente curabili o prevenibili. La malnutrizione è quindi una delle principali cause di morti infantili. Tra i continenti più colpiti Asia e Africa: nel Corno d’Africa e in Kenya sono 7 milioni i bambini colpiti da carenza di sostanze nutritive e di acqua.

Questo è quanto emerge dal rapporto, "Una fame da morire. Vecchie e nuove sfide nel contrasto alla malnutrizione”, di Save the Children che, il prossimo 12 ottobre, lancerà la campagna globale “Fino all’ultimo bambino”, iniziativa nata con l’obiettivo di garantire standard minimi di nutrizione e coinvolgere tutti i bambini nei processi di crescita e sviluppo, senza lasciare nessuno indietro. Tema scelto dall'organizzazione internazionale per "Fino all'ultimo bambino" è quello della della malnutrizione. Con l'occasione Save the Children propone anche un percorso sensoriale, istallato alla microsoft house di Milano, dove il visitatore potrà sperimentare in prima persona le sensazioni provate da chi vive in contesti di povertà, siccità e malnutrizione. L’iniziativa è nata in collaborazione con Microsoft e si avvarrà della tecnologia della realtà mista, attraverso il visore HoloLens.

I dati del rapporto: 52 milioni i bambini malnutriti.

Nel mondo sono 52 milioni i minori, al di sotto dei 5 anni, che soffrono per malnutrizione. Più della metà di questi minori vive in Asia meridionale. La malnutrizione può poi diventare una patologia cronica con gravissime conseguenze sullo sviluppo fisico e cognitivo della persona: un minore su 4, sempre sotto la soglia dei 5 anni, ne soffre e sono 155 milioni i bambini malnutriti cronici nel mondo. È sempre l’Asia a essere particolarmente interessata dal problema, soprattutto l’Asia meridionale: dei 155 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione cronica più della metà si trova in Asia. Dati allarmanti anche in Africa, secondo continente maggiormente interessato dal fenomeno, con il 30% dei bambini affetti a livello cronico.

Save the Children indica tra le cause della diffusione del problema la povertà, le guerre e i cambiamenti climatici. In particolare la situazione è allarmante nel Corno d’Africa e in Kenya dove sono 7 milioni i bambini colpiti da carenza di sostanze nutritive e di acqua. Nel 2016 ben 65,6 milioni di persone sono scappate a causa della guerra e della insufficiente condizione alimentare; mentre sono 122 milioni i minori, affetti da malnutrizione, che vivono in zone colpite dalla guerra o dai conflitti locali.

Tra gli Stati che riportano i tassi peggiori di malnutrizione rientra l’Eritrea, dove 1 bambino su 2, sotto i 5 anni, ne è affetto; a seguire l’India, dove la proporzione tocca quasi il 48% della popolazione.

Il problema non riguarda però solo i Paesi in via di sviluppo. Per malnutrizione infatti non si intende solo un'assunzione sbagliata di calorie ma anche l’eccesso che può portare al sovrappeso e all'obesità, in aumento tanto nei Paesi ricchi quanto nei più poveri. Nel mondo ci sono 41 milioni di persone obese o in sovrappeso e tra loro 4 milioni vivono in Paesi ad alto reddito; in questi Paesi inoltre si contano 1,6 milioni di minori colpiti da malnutrizione cronica.

Le concause della malnutrizione: Yemen e Corno d'Africa i più a rischio.

Il rapporto affronta il tema della malnutrizione infantile analizzando contesti già di per sé vulnerabili, le cui condizioni vengono aggravate da conflitti, cambiamenti climatici e disastri naturali. In particolare la povertà sembrerebbe essere il primo fattore che influisce: in 103 Paesi a medio e basso reddito sono 689 milioni i minori poveri multidimensionali; in India lo è  la metà dei bambini; in Etiopia, Niger e Sud Sudan lo sono ben 9 su 10. Per povertà multidimensionale si intende quella in riferimento ai parametri realizzati nell’ambito dell’Oxford Poverty & Human Development Initiative, che indica come “povero multidimensionale” una persona appartenente a una famiglia deprivata di almeno un terzo degli indicatori base o colpita da casi di mortalità.

In Africa subsahariana, appena meno della metà della popolazione che vive nelle zone rurali può accedere alle fonti d’acqua potabile, mentre solo 1 persona su 5 ha accesso ai servizi igienici. In Asia centrale e meridionale soltanto il 40% della popolazione ha la possibilità di utilizzare i servizi igienici.

Inoltre delle 815 milioni di persone denutrite a livello mondiale, più della metà, ben 489 milioni, vive in Paesi colpiti da conflitti, dove si stima che il tasso di malnutrizione cronica si riduca a un ritmo 4 volte inferiore rispetto ai Paesi non colpiti da crisi e dove i tassi di povertà risultano in media superiori di 20 punti percentuali. Particolarmente allarmante la situazione in Yemen, dove circa 17 milioni di persone, il 60% della popolazione, sono denutriti. Dal 2014 al 2016 l’aggravarsi del conflitto ha comportato un aumento del 20% delle morti infantili.

Infine il 75% dei bambini affetti da malnutrizione cronica vive in aree colpite da conflitti. In particolare nel Corno d’Africa, in seguito all'emergenza climatica El Niño, quasi 20 milioni di persone non hanno sufficienti risorse di cibo; tra queste ben 7 milioni di bambini sono in Etiopia, Somalia e Kenya. In Kenya sono 83 mila i bambini colpiti da forme severe di malnutrizione acuta; 376 mila i bambini in Etiopia e 275 mila in Somalia. Inoltre Save the Children ha stimato che se i cambiamenti climatici dovessero intensificarsi oltre 592 milioni di persone, a livello globale, potrebbero essere a rischio malnutrizione nel 2030 e quasi 477 milioni nel 2050.

Impegno dei singoli Stati: a Milano la prossima sfida.

Secondo il rapporto, l’attenzione nei confronti della sicurezza alimentare e della nutrizione è cresciuta nel tempo, in particolare il trend è positivo se si guarda la crisi dei prezzi agricoli del 2007/2008. Da allora sono state portate avanti diverse iniziative dai Paesi G7 per contrastare il problema. Ma Save the Children afferma che oggi servono altri sforzi per garantire la crescita equa di tutti i bambini nel mondo. Il rapporto ricorda che anche quest’anno al vertice di Taormina le varie iniziative lanciate dal governo italiano non hanno poi trovato effettivo riscontro a causa del mancato stanziamento di risorse aggiuntive rispetto ai precedenti vertici internazionali incentrati sull’argomento. Inoltre il documento ricorda che l’Italia è già stata richiamata dall’OCSE-DAC e che proprio per questo motivo si era impegnata a un graduale riallineamento delle risorse per la cooperazione allo sviluppo nel triennio 2016-2018. Anche la legge di stabilità poi prevede un aumento di risorse per contrastare la malnutrizione ma, sempre secondo l’organizzazione internazionale, il nostro Paese è ancora lontano dal raggiungere gli obiettivi fondamentali. Save the Children sottolinea comunque che il nostro Paese è tra i 170 che hanno sottoscritto la Carta di Roma presentata nel 2014 nel corso della seconda Conferenza Internazionale sulla Nutrizione (ICN2) nella quale veniva ribadito il diritto di tutti a un’alimentazione sicura e sufficiente.

Tra gli appuntamenti di quest’anno viene menzionato il Tavolo per la Decade della Nutrizione con l’obiettivo di tracciare una serie di azioni da porre in atto entro il 2025. Inoltre l’attenzione è puntata anche sulle riunioni dei ministri dell’Agricoltura, del 14 e 15 ottobre, e quella dei ministri della Salute, prevista per l’inizio di novembre.

Infine il 4 novembre si terrà l’Evento di Alto Livello sulla nutrizione a Milano. Per l’organizzazione proprio quest’ultimo appuntamento rappresenterebbe un’occasione per rilanciare l’impegno politico e finanziario dei singoli Paesi.