La nave Sea Watch, che da due giorni viaggia a zig zag per il mar Mediterraneo con 53 migranti recuperati a largo della Libia, punta verso Lampedusa. "Avendo ricevuto come unica indicazione il porto di un Paese in guerra, la Sea Watch ha fatto rotta verso Nord, verso il porto sicuro più vicino alla posizione del soccorso: Lampedusa – scrivono dal profilo Twitter della Ong – Restiamo in stand by a circa 16 miglia dall'isola". Da ieri va avanti un duro botta e risposta tra Matteo Salvini, forte del nuovo decreto sicurezza bis che ha permesso l'invio di una diffida ufficiale alla nave a entrare in acque italiane, e la Ong tedesca che ha querelato il ministro dell'Interno per diffamazione. Il leader della Lega insiste sul fatto che Tripoli ha concesso un porto sicuro, mentre la Sea Watch non lo ritiene adatto perché appartiene "a un Paese in guerra". L'Unione europea si è schierata al fianco della Ong tedesca, sottolineando come in questo momento la Libia non sia un porto sicuro.

Nel frattempo l'avvocato di Sea Watch, Alessandro Gamberini, è intervenuto per commentare la vicenda e rispondere al ministro dell'Interno Matteo Salvini:

Il ministro ama fare dichiarazioni, ci sono dei naufraghi in mare e ha dichiarato che l’Ong sarebbe responsabile di sequestro di persona. Forse vuole ribaltare su altri quello che ha fatto lui. Il sequestro si ha quando si toglie la libertà a una persona, affermare che i profughi vogliano tornare in Libia mi sembra quanto meno paradossale, così come pensare di considerare Tripoli un porto sicuro. La valutazione, fatta da chiunque, a partire da Unhcr, dice che è impossibile considerarlo un place of safety, tanto più oggi che c’è una guerra civile in corso. Non si possono rimandare le persone in un porto dove a 15 km di distanza ci sono truppe che cercano di occupare la città.

Nessuna intenzione di dirigersi verso un porto che non sia europeo, anche perché, come ha ricordato l'avvocato della Ong, "da due settimane una nave mercantile con a bordo 70 naufraghi giace a largo del porto di Zarzis – in Tunisia – senza l’autorizzazione allo sbarco". Inoltre sulla nave ci sono diversi bambini a bordo, tra cui due neonati, circostanza che rende ancora più urgente lo sbarco. Tornando sulla querela annunciata ieri, l'avvocato ha sottolineato:

Ormai vengono emesse ordinanze che esprimono il segno linguistico di un burocrate del ministero che ignora il diritto marittimo. Si dichiara cioè che una nave con 50 migranti a bordo è una nave offensiva per la sicurezza pubblica dell’Italia, come fosse una nave di un Paese in guerra contro di noi. Tutte queste sarebbero affermazioni risibili se non ci trovassimo di fronte a una vicenda seria e preoccupante. Preoccupante perché il ministro degli Interni ha deciso ancora una volta di fare un braccio di ferro, che parte dall’idea aggressiva, che Sea Watch sia un gruppo illegale che si aggira per il mare. Abbiamo sporto querela per mettere uno stop a questa narrazione, perché quella nave è stata valutata da varie procure siciliane, da quella di Catania, Siracusa ed Agrigento. Tutte hanno affermato che si tratta di  un’Ong che svolge il suo mestiere in modo legittimo e coerente. Poi ovviamente ogni singolo salvataggio va valutato. Ma a bordo ci sono anche dei minori, questo rende la richiesta di un porto sicuro ancora più imminente.

Salvini: "No sbarco, faranno una regata storica a largo"

Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha ironizzato sulla questione Sea Watch, con la nave che ha annunciato di dirigersi verso Lampedusa: "Si sta aggiungendo un'allegra pattuglia di barche a vela, due o tre di un'altra Ong tedesca, si vede che c'è una regata storica, se vogliono divertirsi, fare delle competizioni a largo di Lampedusa facciano pure, se qualcuno pensa di sbarcare ha sbagliato a capire". Poi, ha continuato il leader della Lega, "per quello che mi riguarda stanno scherzando con le vite umane e non è una cosa accettabile".

"Io non darò mai l'autorizzazione allo sbarco – ha insistito Salvini – mi domando perché qualche procura sequestri e dissequestri, sequestri e dissequestri, è la terza volta che vediamo lo stesso film". Poi il ministro dell'Interno ha spiegato che, se la procura dovesse autorizzare l'attracco, andrebbe "a piedi ad Agrigento a chiedere spiegazioni", sottolineando che "una volta va bene, due va bene, la terza volta no".

E ancora: "I porti italiani restano sbarrati". Dopo essersi rifiutata di sbarcare a Tripoli "la ong si è messa a girovagare per il Mediterraneo costringendo donne, uomini e bambini a inutili sofferenze. Poi ha chiesto indicazioni all'Olanda, avendo bandiera olandese. Successivamente – ha aggiunto – ha contattato ancora l'Italia, ma per le navi pirata i nostri porti restano chiusi. Siamo di fronte all'ennesima sceneggiata dei finti buoni: a questo punto vadano verso il Nord Europa".