Paranza è nome che viene dal mare, nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce. E come nella pesca a strascico, la paranza va a pescare persone da ammazzare. Nasce da quest'immagine il nuovo, atteso romanzo di Roberto Saviano. Da oggi, infatti, "La paranza dei bambini" (Feltrinelli) è in tutte le libreria del belpaese.

“E ti pare che mi metto paura di un bambino come te?”. “Io per diventare bambino c’ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo.”

Così dice uno dei personaggi della paranza, tanto per chiarire il livello di ferocia a cui sono propensi i nuovi, giovanissimi adepti della criminalità organizzata. L'ultima fatica di Roberto Saviano (il precedente "Zero zero zero" era del 2013) racconta in chiave fiction la parabola contromano di ragazzini sfreccianti sugli scooter alla conquista di Partenope. Non criminali affermati, né giovani rampolli di famiglie camorristiche, ma quindicenni dai soprannomi innocui – Maraja, Pesce Moscio, Dentino, Lollipop, Drone – che vestono con scarpe firmate, alle spalle famiglie normali e il nome delle fidanzate di turno tatuato sulla pelle.

Stavolta, dunque, Saviano sceglie la strada della narrazione pura, per avere le mani dello scrittore libere e riuscire così a incidere meglio "nella carne del reale" come ha spesso dichiarato, anche recentemente, attraverso il racconto di adolescenti che non hanno domani e nemmeno ci credono, che non temono il carcere né la morte, perché sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Sanno che “i soldi li ha chi se li prende”. E allora, via, sui motorini, per andare a prenderseli, i soldi, ma soprattutto il potere.

Un paio d'anni fa lo psicoanalista Giovanni Starace aveva pubblicato per Donzelli un volume dal titolo "Vite violente. Psicoanalisi del crimine organizzato" che per via saggistica aveva provato ad analizzare la violenza camorristica secondo due linee, da un lato esaltazione della morte, dall'altro la sua banalizzazione. Una violenza che per molti versi ha bisogno di manifestazioni esibite, di rappresentazioni sceniche particolari che portano spesso le uccisioni ad assumere una forza straordinaria sia per l’atrocità con cui vengono compiute sia per il valore simbolico proposto. L’uccisione contiene sempre un messaggio, o meglio, l’uccisione è il messaggio: si uccide affinché gli altri sappiano. Viceversa, talvolta essa è dettata dalla casualità, secondo una logica di banalizzazione della morte, ed è dunque inscritta in una sorta di paradossale normalità psicologica. Ed è proprio in questo alveo che sembrano muoversi i giovani "paranzini" narrati da Saviano nella loro implacabile capacità di produrre morti che, a loro volta, producono altri morti. Stavolta, però, l'autore di "Gomorra" ha scelto di entrare nella realtà che ha sempre indagato per immaginare un romanzo di innocenza e sopraffazione. Crudo, violento e senza scampo.

La paranza dei bambini

"La paranza dei bambini" narra la controversa ascesa di una paranza – un gruppo di fuoco legato alla camorra – e del suo capo, il giovane Nicolas Fiorillo. Appollaiati sui tetti della città, imparano a sparare con pistole semiautomatiche e AK-47 mirando alle parabole e alle antenne, poi scendono per le strade a seminare il terrore in sella ai loro scooter. A poco a poco ottengono il controllo dei quartieri, sottraendoli alle paranze avversarie, stringendo alleanze con vecchi boss in declino. Qui si racconta di ragazzini guizzanti di vita come pesci, di adolescenze “ingannate dalla luce”.

Sabato il ritorno a Napoli per incontrare i lettori

Roberto Saviano sarà sabato pomeriggio 12 novembre a Napoli. Nel Nuovo Teatro, in piazzetta San Vincenzo, nel quartiere Sanità a Napoli. Lì incontrerà i lettori in occasione della presentazione de "La paranza dei bambini". Con lui sarà presente il direttore del teatro, nonché regista della messa in scena teatrale di "Gomorra" e grande amico dello scrittore napoletano, Mario Gelardi. Ad affiancare il duo, ci saranno le letture degli attori della compagnia Nuovo Teatro Sanità, Carlo Caracciolo, Riccardo Ciccarelli, Mariano Coletti, Carlo Geltrude, Irene Grasso.

Il ‘bentornato' del sindaco Luigi De Magistris

Nonostante le polemiche che spesso li hanno visti protagonisti per le loro diverse idee sullo stato della città di Napoli, il sindaco Luigi De Magistris ha, a suo modo, dato il bentornato allo scrittore con queste parole: "Sono contento che Roberto Saviano venga a Napoli. Ho detto più volte che sarebbe un bene per lui e anche per la città che venisse più spesso. Sono anche contento che vada al rione Sanità e mi fa piacere sottolineare che sulle droghe leggere abbiamo proprio lo stesso punto di vista".