“Se ci intercettano sono cinque reati ogni ora” così diceva, durante una conversazione con un suo interlocutore, il direttore generale dell'azienda ospedaliera di Perugia, Emilio Duca, evidentemente consapevole e un po' preoccupato per quel sistema clientelare fatto di assunzioni pilotate nella sanità pubblica umbra che effettivamente ha portato nei giorni scorsi al suo arresto insieme ad alcuni esponenti di spicco del Pd locale tra cui il segretario dell’Umbria, Giampiero Bocci, e l’assessore regionale alla salute Luca Barberini. Dai dialoghi, intercettati dagli inquirenti e parte delle oltre 500 pagine dell’atto d’accusa della Procura di Perugia, emerge non solo che gli indagati sapevano benissimo delle loro condotte illecite tanto da temere conseguenze ma, fatto ancora più eclatante, sapevano di essere intercettati al punto di cercare e trovare le microspie in ufficio.

Su quest'ultimo punto, secondo gli inquirenti, un ruolo fondamentale sarebbe stato svolto proprio dall’ex sottosegretario al ministero dell’Interno e leader del Pd locale Gianpiero Bocci, finito ai domiciliari la settimana scorsa nell'ambito dell'indagine della procura di Perugia che vede 35 indagati tra cui la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, anche lei del Pd. A corredo del fascicolo, che ha portato a quattro arresti domiciliari e sei misure interdittive, anche le foto che ritraggono i momenti esatti in cui il direttore amministrativo Maurizio Valorosi e il direttore generale Emilio Duca dell'azienda ospedaliera di Perugia passavano i testi delle prove scritte per favorire i vari candidati segnalati dagli esponenti della politica. Tra le intercettazioni agli atti anche quella per cui è indagata la governatrice e che svelerebbe il momento esatto in cui Catiuscia Marini  avrebbe ricevuto le domande per l’esame da recapitare alla sua candidata segnalata mentre in un’altra circostanza Duca confessa a un diverso interlocutore: "Ho portato le domande alla Marini".

Dalle indagini delle Fiamme Gialle emerge "un quadro avvilente di totale condizionamento della sanità pubblica agli interessi privatistici e alle logiche clientelari politiche" scrivono infatti i giudici, sottolineando lo "stabile e consolidato asservimento della dirigenza sanitaria agli interessi di parte della locale classe politica". "Il criterio della selezione per merito non esiste, o meglio è stato bandito dall’Ospedale di Perugia. E che ciò avvenga in un settore così nevralgico ed importante per la vita e la salute dei cittadini quale il servizio sanitario rende tali condotte ancora più odiose" scrivono i magistrati. Considerazioni avvalorate da un frase di Duca che, intercettato, esulta quando capisce di poter sistemare tutte le candidate segnalate: "Le sistemiamo tutte e tre così abbiamo fatto contenti tutti…"