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"Dite loro di aspettarsi un terremoto". Queste sono le parole che avrebbe detto Yahya Sinwar, l'ex capo di Hamas a Gaza, a un intermediario da Fatah per provare a sbloccare lo stallo delle trattative per uno scambio di prigionieri.
Quelle parole pronunciate da Sinwar sono arrivate fino a Bin Zayed, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, che ha chiamato direttamente Netanyahu: quarantacinque minuti di conversazione in cui ha riferito le intenzioni di Hamas, ovvero quelle di creare, sempre per usare le parole di Sinwar: "un terremoto".
La scelta di Netanyahu e l'intervento tardivo
La storia sappiamo com'è andata: Hamas ha avuto diverse ore per portare avanti la sua operazione nel sud di Israele e la risposta dell'esercito israeliano è stata tardiva. Netanyahu, avvertito anche dallo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno, avrebbe detto di concentrarsi sulla Cisgiordania.
Ed è quello che è effettivamente successo il 7 ottobre, quando la gran parte delle forze armate era concentrata dall'altra parte della Palestina dove, nell'ultimo anno e mezzo, anche a causa di una strategia di Hamas, si erano focalizzate le attenzioni dei comandi militari, dato che da Gaza non partivano razzi e non si registravano scontri. Una quiete prima della tempesta che ha poi dato il via all'azione militare a Gaza, utilizzata da Netanyahu per perseguire i propri obiettivi bellici: radere al suolo la Striscia, colpire la popolazione e cancellare la prospettiva di uno Stato palestinese.
Un'inchiesta necessaria sul 7 ottobre
Queste rivelazioni arrivano da un libro in uscita in Israele che raccoglie testimonianze di soldati e diplomatici. Il testo emerge a poco più di un mese dalle elezioni israeliane, in cui Netanyahu si gioca il proprio futuro politico e personale: senza la carica di premier, una commissione d'inchiesta sul 7 ottobre potrebbe operare in piena autonomia per accertare le responsabilità della catena di comando e verificare in che misura le falle di sicurezza abbiano facilitato l'azione di Hamas, poi usata come presupposto per l'offensiva.
Alla luce di questi elementi, il dibattito in Italia e in Europa su quanto accaduto a Gaza rischia di subire una torsione profonda, specialmente per quei settori che hanno sostenuto la linea del governo israeliano considerandolo un avamposto strategico. Le evidenze descrivono invece un calcolo di potere cinico e spietato, in cui la gestione della sicurezza interna è stata subordinata alla sopravvivenza politica individuale e alla ridefinizione degli assetti regionali.
Insomma, Netanyahu ha preferito non intervenire sacrificando un pezzo della popolazione israeliana pur di portare avanti un suo progetto politico molto chiaro: l'annessione di Gaza.
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