podcast

Il voto dei palestinesi e quello di sinistra : le minoranze che possono far perdere Netanyahu

Immagine
Audio wave

Segui Scanner.
La rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Immagine

Per comprendere la totalità delle forze in campo alla consultazione del 27 ottobre, occorre analizzare il ruolo della popolazione palestinese di Israele (che costituisce circa il 20% dei cittadini dello Stato, definiti anche dalla stampa arabo-israeliani) e lo stato di marginalizzazione in cui versano la sinistra e il movimento pacifista.

Ti è piaciuto questo episodio di SCANNER?

condividi

Il fronte politico arabo si presenta diviso in due opzioni contrapposte:

Mansour Abbas e Ra’am (Partito Islamista Moderato): Nel 2021 Abbas ha compiuto una svolta storica e pragmatica. Ha stabilito che i partiti arabi non dovessero limitarsi a un’opposizione ideologica sul conflitto, ma usare i propri seggi per condizionare le maggioranze e ottenere risorse per i comuni arabi, piani casa e fondi per il contrasto alla criminalità organizzata. Entrando nel governo Bennett-Lapid, Abbas è diventato il primo leader di un partito arabo a far parte di una coalizione di governo ufficiale israeliana, anche se senza l’assegnazione di un ministero.

Lista Comune (Hadash-Ta’al-Balad): Guidata da Yousef Jabareen, Ahmad Tibi e Sami Abu Shehadeh, questa alleanza mantiene una linea laica e di sinistra. Rifiuta la partecipazione a governi che conducono operazioni militari nei territori occupati e chiede la fine immediata dell’occupazione, lo smantellamento degli insediamenti, la nascita di uno Stato palestinese sovrano nei confini del 1967 con capitale Gerusalemme Est e la piena parità dei diritti per la minoranza araba. Con i loro 5 parlamentari, Hadash e Ta’al hanno contestato duramente Netanyahu nella legislatura che si sta chiudendo, e il deputato Ofer Cassif è stato più volte sospeso, anche per aver denunciato in aula il genocidio a Gaza.

Sullo sfondo della storia politica israeliana resta la figura di Yitzhak Rabin.

Generale, Capo di Stato Maggiore durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e Primo Ministro dal 1974 al 1977 e dal 1992 al 1995, Rabin ebbe la visione strategica di sottoscrivere gli Accordi di Oslo nel 1993 sul prato della Casa Bianca insieme a Yasser Arafat, avviando il processo di pace fondato sul principio “terra in cambio di pace”. Quel percorso venne interrotto il 4 novembre 1995 a Tel Aviv, quando Rabin fu assassinato da Yigal Amir, un estremista ebreo di destra cresciuto nel clima di violenta demonizzazione di cui anche le piazze dell’opposizione guidata da Benjamin Netanyahu furono protagoniste.

Gideon Levy: il cronista solitario dell’occupazione e la rimozione della sinistra

In questo panorama segnato dal collasso dei partiti storici della sinistra ebraica (come il Labor e il Meretz, ridotti ai minimi termini e confluiti nei Democratici di Yair Golan), la testimonianza d’opposizione più radicale all’interno della società israeliana porta la firma di Gideon Levy, celebre editorialista del quotidiano Haaretz e membro del suo comitato di redazione.

Nato a Tel Aviv nel 1953 da genitori fuggiti dal nazismo in Europa, Levy rappresenta un caso unico nella vita pubblica israeliana. Nel suo passato c’è una formazione perfettamente integrata nelle istituzioni: dopo il servizio di leva come giornalista di Galei Tzahal, la radio dell’esercito, tra il 1978 e il 1982 ha ricoperto l’incarico di portavoce e assistente personale di Shimon Peres, allora leader del Partito Laburista. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni ‘80, Levy compie una svolta drastica: crea per Haaretz la rubrica “Twilight Zone” (“Zona di penombra”), dedicando oltre trent’anni della sua vita a documentare settimanalmente le condizioni di vita dei palestinesi sotto l’occupazione militare in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

L’approfondimento della figura di Gideon Levy è fondamentale per capire l’evoluzione culturale del Paese:

La denuncia della “cecità morale”: Levy viene spesso definito dalla stampa internazionale come “il giornalista più odiato in Israele” o “la voce della coscienza critica”. La sua tesi centrale è che la società ebraica israeliana abbia sviluppato un meccanismo psicologico collettivo di rimozione e diniego nei confronti di ciò che accade a poche decine di chilometri da Tel Aviv. Nei suoi editoriali scrive apertamente che l’occupazione ha corrotto la democrazia interna e che il sistema di controllo territoriale ha assunto i tratti di un vero e proprio regime di apartheid.

La critica all’opposizione “liberal”: La posizione di Levy verso la politica israeliana è sferzante. Sostiene che non esista una reale differenza sostanziale tra Netanyahu e i suoi avversari ritenuti “moderati” (come Yair Lapid, Benny Gantz o Gadi Eisenkot). Secondo Levy, i leader del cosiddetto blocco anti-Bibi attaccano Netanyahu solo per la sua condotta personale, la corruzione o la riforma giudiziaria, ma condividono al 100% l’ideologia del controllo militare sulle vite dei palestinesi, la conservazione degli insediamenti e la repressione.

Come sostiene da anni Levy, la contesa politica israeliana è un dibattito tra la destra messianica e la destra in divisa. La sinistra e il movimento di pace non sono stati solo sconfitti: si sono di fatto assimilati al consenso nazionalista.

Pur avendo dovuto vivere sotto scorta a causa delle minacce di morte ricevute da gruppi di estrema destra, Levy rimane la voce a cui la stampa internazionale guarda per decodificare il clima politico reale. Seguendo la sua analisi, senza un rimescolamento profondo che restituisca dignità e centralità politica ai cittadini arabi e ripristini i diritti nei territori, qualunque governo uscirà dalle urne del 27 ottobre, sia esso guidato da Netanyahu, da Eisenkot o da un’alleanza di centro-destra, continuerà a perpetuare lo stesso impianto sistemico di conflitto permanente.

Nelle dinamiche elettorali che definiranno la composizione della prossima Knesset, l’affluenza alle urne della minoranza araba e l’orientamento di partiti come Ra’am o della Lista Comune costituiscono una variabile decisiva per impedire al blocco di Netanyahu e dell’estrema destra messianica di raggiungere i 61 seggi necessari per formare il governo.

Immagine

Segui Scanner.
La rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.

Immagine

Il podcast daily di Valerio Nicolosi per Fanpage.it: ogni mattina alle 7, una finestra sul mondo per capire cosa davvero sta accadendo. Politica estera, conflitti internazionali, migrazioni, politica interna e tematiche sociali raccontate dal giornalista con chiarezza e approfondimento. Con la voce di esperti e reportage direttamente dal campo - Palestina, Ucraina, Mediterraneo, Africa, Stati Uniti, America Latina e molto altro - SCANNER porta le storie dove accadono, per offrirti ogni giorno un’informazione completa, immediata e dal vivo.

[Altro]
api url views
Immagine
La rassegna stampa per capire il mondo, ogni mattina.