Ci risiamo. Anche quest'anno, il prossimo 10 giugno, nel comune di San Luca non ci saranno elezioni, nessun candidato sindaco, niente comizi, niente manifesti elettorali e niente programmi: è scaduto il termine ultimo per presentare le candidature e in comune non si è presentato nessuno. Nessuno. Dall'ufficio elettorale ci tengono a fare sapere "che qui è tutto pronto da tre anni ormai, sarà per il prossimo anno". Dal 2013, quando il comune di San Luca fu sciolto per infiltrazioni mafiose, la città è in mano al commissario prefettizio.

Le mancate elezioni a San Luca (nel 2015 in realtà si svolsero le elezioni ma non fu raggiunto nemmeno il quorum per ritenerle valide) valgono più di cento convegni sulle mafie e di decine di libri che ci vorrebbero spiegare alcune isole in cui lo Stato ha perso: «A San Luca non esiste la mafia. – si sente dire in paese – La ‘ndrangheta è a Roma, sta tra i ministri. Quelli a Roma sono una massa di farabutti, tutti quanti»: a San Luca a vincere non è la ‘ndrangheta ma la sfiducia. Se vi capita di ascoltare gli umori della gente la frase che si ripete più spesso è che in fondo che ci sia un sindaco o un commissario non cambia niente per noi".

Le cosche dei Nirta, dei Pelle, degli Strangio e dei Vottari sono solo una piccola parte del problema: a San Luca la gente non vota perché ritiene la politica incapace di condizionare le loro vite. Non è solo una sconfitta: è la certificazione di un'assenza di cui in pochi sembrano preoccuparsi. In un paese in cui non ci sono candidati significa che la maggioranza non vede gli spazi per poter agire. Non resta che lasciare scorrere la quotidianità sperando che non accada nulla di grave, nulla di più ingiusto dell'ingiustizia che già c'è e forse nemmeno nulla di nuovo.

"Uno stallo sociale" l'ha definito Federico Cafiero De Raho, capo della DNA e a lungo procuratore di Reggio Calabria: «San Luca – ha dichiarato all’Ansa – ha bisogno di crescere democraticamente. Evidentemente nel territorio non si vuole l’omologazione a forme democratiche o i condizionamenti sono talmente forti da impedire candidature».

Eppure nonostante tutti si augurano un "cambio di mentalità" e "un'inversione di tendenza" (non ultimo proprio oggi il Prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari) la politica tutt'intorno tace come se San Luca, insieme ad altre zone del sud più profondo, siano ormai date per perse. E questo forse stupisce ancora di più dell'abdicazione alla corsa elettorale: il tema delle mafie, proprio in queste convulse settimane in cui si discutono le priorità del Paese, sembra essere scivolato nelle retrovie. Su San Luca probabilmente fino a qualche anno fa si sarebbe aperto un aspro dibattito. Oggi, niente.

E per questo non servirà certo la candidatura simbolo di qualcuno (per ultimo Klaus Davi, che confonde l' abilità di "inchiesta" con la capacità di governare) catapultato in città non può fare altro che strumentalizzare una situazione che per risolversi davvero invece non avrebbe bisogno di simbolici "papi stranieri" ma piuttosto di una rinnovata vitalità. Se San Luca fosse davvero una priorità (per tutto quello che in questo momento rappresenta) sarebbe piuttosto il luogo dove candidare un leader politico, uno di quelli che continuano a ripeterci "se ci fossi io le cose non andrebbero così". Bene, ecco la sfida da raccogliere. E vedrete che non la raccoglierà nessuno.